Archive | gennaio, 2016

Una proposta di legge per l’integrazione della comunità Rom e Sinti nella cittadinanza europea

26 gen

“In questa fase storica di transizione e di mutamento identitario, il riconoscimento pieno delle minoranze costituisce un tassello importante per la costruzione di una nuova cittadinanza europea che supera, nel contrasto alle discriminazioni, il paradigma assistenziale e apre la strada alla capacitazione individuale e delle comunità”. Questo si legge nella proposta di legge di cui l’On. Giovanna Martelli si è fatta promotrice.

 

La proposta di legge, che è mutuata interamente dalla proposta di iniziativa popolare, vuole realizzare anche per Rom e Sinti il diritto al riconoscimento di minoranza storico-linguistica nel rispetto degli articoli 3 e 6 della Costituzione. Essa prevede: la specifica tutela del patrimonio linguistico-culturale della minoranze rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge n. 482/1999 per tutte le altre minoranze; l’incentivo e la tutela delle associazioni composte da Rom e Sinti, conforme alla libertà di associazione prevista dall’articolo 18 della Costituzione per favorire la partecipazione attiva e propositiva alla vita sociale, culturale e politica del Paese; il diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza, il diritto di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione-quadro per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo dell’1 febbraio 1995, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’OCSE e della Commissione europea e la Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti; norme che sanzionino le discriminazioni fondate sull’appartenenza a una minoranza linguistica in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza senza distinzione di lingua e di razza.

“Parallelamente alla presentazione della proposta di legge”, conclude Martelli, “auspico che, nella logica europea del superamento dei campi, si costituisca un gruppo per il monitoraggio e la valutazione delle azioni e dei costi degli sgomberi che avvengono nelle aree metropolitane.”

Politica e cultura, gli intellettuali e l’impegno politico oggi

25 gen

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“Se tutto il mondo fosse diviso, esattamente, in rossi e neri, mettendomi dalla parte dei neri sarei nemico dei rossi, mettendomi dalla parte dei rossi sarei nemico dei neri. Non potrei stare in alcun modo al di fuori degli uni e degli altri, perché – questa è l’ipotesi – essi occupano tutto il territorio. E, quando quell’ipotesi si avvera, il mestiere dell’intellettuale, che rifugge o dovrebbe rifuggire dalle alternative troppo nette, diventa difficile”.

Cosi scriveva Bobbio nel 1955, nel volume Politica e cultura, sul ruolo faticoso dell’intellettuale, alla ricerca del dialogo in un’epoca dominata da un’esasperata tensione politica e dalla guerra fredda. A 60 anni da quella riflessione, e in uno scenario storico e sociale profondamente mutato, qual è il mestiere dell’intellettuale? E come viene formata la classe politica? Qual è oggi il rapporto tra politica e cultura? Come e con quale profondità tale rapporto segna il nostro sguardo sulla contemporaneità e come, infine, può influenzare il futuro? La crisi della politica da un lato, la latitanza o il silenzio, come è stato definito, degli intellettuali dall’altro, sembrano indicare che la questione, archiviata forse frettolosamente, conserva intatto il suo interesse e merita di essere riaffrontata in modo critico.

Il seminario “Politica e Cultura”, organizzato da Historia Magistra (la rivista di storia critica diretta dal prof. Angelo d’Orsi, ideatore dell’incontro) e dall’Istituto Luigi Sturzo, (presieduto dal prof. Nicola Antonetti), vuole stimolare una riflessione a più voci, tra giovani studiosi, intellettuali di fama e rappresentanti della classe politica, sul legame tra questi due ambiti: un nesso da taluni viene giudicato in termini negativi, in nome di una separatezza della cultura rispetto alla politica e da altri, al contrario, rivendicato come necessario o addirittura ineludibile.

La giornata prende il via alle 9.00 e durerà fino alle 19.00, con un intervallo fra le 13.30 e le 15,00. ed è strutturata in due sessioni: al mattino sono previste le relazioni di studiose e studiosi in ottica storica, guardando al rapporto politica e cultura nel passato della Repubblica, soffermandosi sugli anni nei quali quel dibattito fu intenso, come emerge dal libro di Bobbio.

Nel pomeriggio, con una coda del seminario di studi, a partire dalle 16.00 una tavola rotonda, animata dal giornalista Roberto Ciccarelli, un confronto diretto tra politici e intellettuali.

Tra i partecipanti: Fausto Bertinotti, Piero Bevilacqua, Angela Blasi, Rita Borsellino, Carlo Felice Casula, Giuseppe Civati, Angelo d’Orsi, Eleonora Forenza, Giovanna Martelli, Valentino Parlato, Guido Pescosolido, Giuseppe Vacca, Vincenzo Vita.

A seguire il programma dettagliato: 

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Appello al Presidente argentino Macri dopo l’arresto della deputata indigena Milagro Sala

19 gen

“Al Presidente argentino Mauricio Macri chiedo un chiarimento sull’arresto di Milagro Sala, leader dell’organizzazione indigena Tupac Amaru e deputata del Parlasur. La vicenda getta una luce inquietante sulla democrazia e sul futuro dell’Argentina davanti alla quale il mondo intero non può tacere”. Così l’On. Giovanna Martelli in seguito alla diffusione della notizia per cui Milagro Sala è stata arrestata mentre partecipava a un presidio di protesta contro i tagli delle cooperative. “Sto predisponendo un appello da inviare al Presidente Macri”, conclude Martelli, “sperando che voglia rispondere e dare spiegazione di questo atto il prima possibile”.

Da oggi aperto il mio blog sull’Huffington Post

19 gen

Il blog sull’Huffington sarà un nuovo spazio di riflessione e condivisione. Ecco il primo post che ho scritto, prendendo spunto dai fatti di Colonia per elaborare un pensiero più ampio sul tipo di Europa e di ordine mondiale che vogliamo.

 

Colonia e l’Europa che vogliamo, dove la parola delle donne può cambiare tutto

Ho atteso a scrivere, ho preferito lasciare spazio all’ascolto e alla riflessione perché come ha detto Alessandra Bocchetti in un bell’incontro mercoledì scorso alla Casa Internazionale delle Donne di Roma“c’è anche una soglia del dolore”.

È vero, c’è una soglia del dolore per la piazza di Colonia, per i 50.000 stupri della guerra dei Balcani, per Valeria Solesin e le ragazze e i ragazzi del Bataclan, per le bambine violentate dai maschi occidentali nei mercati del sesso thailandesi, per le spose bambine stuprate a 8 anni, per le ragazze consumate sessualmente nelle strade e case italiane, per l’orrore del mercato delle schiave praticato dalla brutalità del Daesh, per la terribile vignetta di Charlie Hebdo su Aylan e per Ashley che in un post di un maschio italiano è addirittura “una zoccola drogata e ubriacona. Non vale neanche la pena di parlarne”. Sono pagine di storia che ci parlano di una cultura maschile in cui le donne sono beni, proprietà, patrimonio da tutelare oppure scambiare. Del resto i matrimoni combinati erano consuetudine anche nell’Europa del 1800 e in Italia abbiamo dovuto attendere il 1981 per abrogare il delitto d’onore: come non ricordare il coraggio di Franca Viola e le lotte delle donne contro gli stupri “riparati dai matrimoni”.

La cronaca di questi giorni relega le donne in un ruolo di procreatrici ed il linguaggio usato nel dibattito pubblico sul legittimo riconoscimento dei diritti alle donne e gli uomini che vivono una relazione al di fuori del matrimonio si chiude in 5 parole “utero in affitto” e “matrimonio gay”. È un linguaggio che non riconosce la donna come persona e di conseguenza ne umilia il corpo, in un’Italia che riconosce alle figlie ed ai figli ancora solo il cognome del padre.

Le migrazioni che sono in atto, fatte di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla povertà e alla ricerca di un futuro migliore, assumono un ruolo dirompente che riguarda tutte e tutti noi esseri umani in “transizione” da un sistema valoriale e culturale tramontato e del quale il patriarcato rappresenta un elemento fondativo. Il fantasma di Colonia è comparso in scena in un’Europa che fa fatica a stare dentro una trasformazione identitaria e con un grande problema “interno”: quello di una società che invecchia. Di fronte ad un crescente calo demografico chi penserà a ripopolare l’Europa? E con quale cultura?. Continue reading 

No alla riforma della Costituzione: la mia dichiarazione di voto in aula

11 gen

I percorsi politici richiedono passaggi ampi e articolati che non si inscrivono mai nei cammini personali. La dimensione della scelta politica non risiede  in un contesto isolato ma si colloca in tempi e spazi che mutano e che risentono sempre di quanto accade fuori da noi e dalle nostre convinzioni, anche quelle più profonde.
Scegliere di cambiare la Costituzione in questo tempo ci chiede lo sforzo e la responsabilità di collocarci fuori da noi e dalle nostre convinzioni per aprirci ad una riflessione più ampia, vasta e ricca di contraddizioni, per stare nella modernità ed affrontare il cambiamento con una visione geopolitica e geoeconomica.
Nel tempo della transizione dove il “nuovo deve ancora venire” e si sta ricostruendo un nuovo ordine mondiale la riforma della Costituzione deve diventare un’opportunità vera per far progredire una visione di Stato, di Economia e di Società che tenendo conto della complessità e di questo nostro presente, sia capace di costruire una nuova egemonia non figlia della supremazia e dell’idea del primato, ma di un discorso collettivo dove la parola “noi” significhi riconoscimento e pratica di uguaglianza nella differenza.
La nostra Costituzione nasce dal coraggio e da un’idea di Paese e nei periodi più critici e complessi è stata un porto sicuro. Ed ė proprio di fronte ai grandi mutamenti del mondo che investono quotidianamente il nostro paese  che la riforma della Costituzione che stiamo per approvare oggi si colloca in un passato già superato e non porta con se alcuna visione di futuro.
Ė con questo senso e per questa storia che non voterò favorevolmente alla riforma della Costituzione.

Ddl Cirinnà e diritti: la mia intervista su Il Fatto Quotidiano

6 gen

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Intervista di Paola Zanca

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Pensioni, Giovanna Martelli: “Il divario salariale, un’ingiustizia che colpisce anche le pensionate”

5 gen

“Il divario salariale è un’ingiustizia che colpisce tutte le donne, anche e soprattutto le pensionate che così sono a maggior rischio povertà”. La Deputata Giovanna Martelli, ex Consigliera del Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità, si esprime così riguardo al dato che emerge dalla recente analisi Istat sulle pensioni secondo cui le donne percepiscono 6 mila euro inmeno all’anno. “Le donne che hanno lavorato tutta la loro vita corrono ingiustamente un maggiore rischio povertà rispetto a un uomo che ha fatto la stessa carriera. Ciò è maggiormente vero considerando che nel nostro Paese le pensioni, sempre secondo l’analisi Istat, vengono utilizzate dalle famiglie come ammortizzatore sociale per sfuggire a situazioni di grande disagio. Il futuro di queste famiglie e il benessere di tutti i cittadini, uomini e donne, dipende molto da quanto riusciremo a fare per combattere le discriminazioni e le disuguaglianze che ancora colpiscono le donne nel mondo del lavoro. Nell’immediato si tratta di abbattere il divario retributivo che nella Comunità Europa è stimato mediamente intorno al 16% e che può aumentare fino al 31% quando arriva un figlio”, conclude Martelli.