Archive | marzo, 2016

In ricordo di Gianmaria Testa

31 mar

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Gianmaria Testa ieri se n’è andato in “un qualunque mattino”. Ci ha lasciato parole, canzoni e racconti che ci narrano i valori autentici dell’umano vivere. Ci ha trasmesso il suo impegno dove la “dignità da non perdere” è il fondamento trasmissibile per una società giusta, libera e – soprattutto – aperta a tutti e non a pochi.

Un impegno forte e potente, in punta di piedi e ricco di poesia e di nuovo. “Nuovo da lasciare un gusto in gola, nuovo come una parola che non so”. Grazie Gianmaria, questo è il nostro semplice saluto come ci hai insegnato tu: “con la mano che non vede nessuno, con questa mano ti saluterei”.

 

Lotta delle pentole: la prima battaglia è stata vinta

26 mar

Buone notizie dal fronte della lotta delle pentole. Il Tar ha accolto la sospensione dello sgombero richiesta nominalmente dalle cinque famiglie che hanno presentato il ricorso ma che, ovviamente, può avere effetti positivi su tutti gli abitanti dell’ex cartiera di via Salaria. Il pronunciamento del Tar è un elemento di grande peso in questa vicenda che, di fatto, può scongiurare il pericolo che martedì’ prossimo (questa la data dello sgombero) siano messe per strada molte famiglie Rom. Ma non basta. L’associazione 21 Luglio annuncia che la Corte europea per i diritti dell’uomo, attraverso l’adozione di una misura di emergenza, ha ordinato al governo italiano di non procedere allo sgombero di una donna rom disabile e di sua figlia dalla ex cartiera di via Salaria, a Roma, come disposto dall’amministrazione capitolina. La lotta delle pentole, promossa dalle donne, non solo non si arrende ma vince anche la sua prima battaglia. Questo è la lotta che le donne della casa della solidarietà di via Salaria 971 portano avanti dal 16 febbraio da quando gli abitanti dello stabile sono stati privati di frigorifero e gas per le disposizioni comunali. La situazione si è aggravata il 9 marzo scorso quando 35 famiglie hanno avuto l’ordine di liberare il centro entro e non oltre il prossimo 28 marzo. 

Sono soddisfatta di poter affermare che per ora ce l’abbiamo fatta ma è solo il primo e piccolo passo prodotto dal lavoro e dall’impegno di tutti, in primis le donne coraggiose del centro. Ora dobbiamo continuare a monitorare la situazione per arrivare a un esito positivo per tutti coloro che sono costretti a vivere vite lontano dal rispetto dei diritti umani. 

Non credo alla nuova versione fornita dalle autorità egiziane su Giulio Regeni. Non ci si fermi per chiedere verità e giustizia

25 mar

verità-per-giulio-regeni-800x600“Non credo alla nuova versione fornita dalle autorità egiziane su Giulio Regeni. Non ci si fermi per chiedere verità e giustizia”, così l’On. Giovanna Martelli (Sinistra Italiana) a proposito della ‘svolta’ arrivata dall’Egitto su cui investigatori e inquirenti italiani impegnati nell’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni nutrono numerosi dubbi. “La versione è inaccettabile e vergognosa, per questo proprio ora sono necessarie prese di posizione concrete come il ritiro dell’ambasciatore italiano dal Cairo e la sospensione dei rapporti commerciali con l’Egitto”, conclude Martelli.

LOTTA DELLE PENTOLE: IL 22 MARZO ALLE 12 LE DONNE ROM DI VIA SALARIA 971 CHIEDONO ATTENZIONE

23 mar

rom1-600x401La lotta delle pentole non si arresta e ritorna in piazza. Questo è il nome assurto a simbolo della lotta che le donne della Casa della solidarietà di Via Salaria 971 portano avanti ormai dal 16 febbraio da quando gli abitanti dello stabile sono stati privati di frigorifero e gas per disposizioni comunali. É da due mesi che le persone che abitano nella cartiera hanno perso la possibilità di cucinare e conservare cibo: cene e colazione sono forniti dal comune ma la qualità è spesso pessima e non sufficiente a tirare avanti fino al giorno seguente. La situazione si è aggravata il 9 marzo quando 35 famiglie hanno ricevuto l’ordine di lasciare liberi, entro e non oltre il 28 marzo, gli spazi assegnati che occupavano dal 2011.

Dopo la manifestazione del 14 marzo la lotta ha visto un’altra mossa: il 22 marzo è stato esibito uno striscione con scritto Romnia che in romanì significa donne, in lotta, contro il Dipartimento delle politiche sociali. C’è stata la presenza dell’onorevole Giovanna Martelli, a cui una delegazione guidata da Eva Maruntel ha sottoposto il problema e che si è mostrata solidale. La parlamentare ha parlato con le famiglie e ha esposto l’intenzione di fare un’interrogazione parlamentare urgente chiedendo conto anche dei costi di uno sgombero. L’obiettivo è anche contattare Vera Jourova, commissario europeo per la giustizia. La protesta è stata organizzata da tre donne: sono le sei e mezza del pomeriggio di lunedì 21 marzo, Maria Rosaria Chirico, sociologa e ricercatrice impegnata dal 2000 con i rom, Eva Maruntel, mediatrice culturale e Denise Madalina Tetcu esperta di giornalismo e difesa dei diritti umani – Eva e Denise abitano in via Salaria 971 – si incontrano per mettere a punto gli ultimi preparativi per il 22. Eva mostra il comunicato stampa per la protesta che si conclude con una citazione di Bertolt Brecht “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento , perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici…Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

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Parlano per strada, tra una fila di furgoni bianchi, perché non si può entrare all’interno del centro, un ufficiale del comune vigila e impedisce di far varcare la soglia agli “esterni”. Un topo in un angolo rosicchia un pezzo di pane indisturbato e intanto alla spicciolata escono altre donne con figlie e nipoti. Hai portato il lenzuolo?- chiede Eva ad un’altra donna- e le bombolette? Maria Rosaria insieme alle donne rom, vere protagoniste, per la prima volta, della lotta per la rivendicazione dei propri diritti, fanno una grande scritta sul lenzuolo.
Il fervore cresce: il 28 marzo si avvicina sempre di più. Denise Madalina Pectu, ha una madre di ottanta anni a cui è arrivata la lettera di sfratto, non può credere che tutte queste persone vengano mandate in mezzo ad una strada tra una settimana senza una soluzione alternativa. Lei è in via Salaria da cinque anni e si occupa di diritti umani per sensibilizzare il suo popolo -“Se ne approfittano perché i rom non sanno le cose e così è facile spaventarli e fargli credere che non abbiano diritti ed escluderli”.

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Le 385 persone che abitano la cartiera di via Salaria, di cultura romanì e di origine romena e bosniaca, vengono da diversi campi, soprattutto dal Casilino 900 o dal Best house e le tante promesse che gli sono state fatte sono infrante, non ultima quella di poter abitare negli stabili seppur precari in cui si trovano adesso.

Una donna aggiunge che il comune dovrebbe pensare ai loro bambini che vanno a scuola a Borgata Fidene che hanno fatto lo sforzo di integrarsi “noi stessi paghiamo un pulmino per assicurarci che possano andare, da quando quello del comune è stato soppresso. Che fine faranno? Ora cambierà di nuovo tutto? Non ci possono spostare così non siamo pacchi, siamo esseri umani. Noi non abbiamo avuto le stesse possibilità ma i bambini sono il nostro futuro, ne va’ della nostra reciproca convivenza”.

Foto di Giuseppe Marsoner

Questo articolo è uscito su Piùculture 

 

Stare nelle sfide di tutti i giorni per rispondere al terrorismo 

23 mar

Ieri è stata una giornata terribile e piena di pensieri. Stare nelle cose e nelle sfide di tutti i giorni è un modo per rispondere con fermezza. Noi non ci fermeremo.

Massimo sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori di UPTIME che rischiano di perdere il lavoro e manifestano con i loro figli. Li ho incontrati ieri mattina a viale Europa davanti alle Poste Italiane


Subito dopo incontro con le 30 famiglie Rom che abitano nel centro di accoglienza ex cartiera sulla via Salaria in condizioni molto precarie e che verranno ingiustamente sgomberate. Anche per loro il massimo sostegno.


Inps: si tagliano gli sgravi e finiscono le assunzioni – dal jobs act al flop act

16 mar

Si sgonfia l’effetto Jobs Act e si vede. L’effetto del taglio degli sgravi produce un segno negativo nei nuovi tempi indeterminati, -39,5% a gennaio. Nel primo mese dell’anno le assunzioni stabili sono state 107mila, in netto calo rispetto al gennaio 2015 quando partirono le decontribuzioni a pieno regime.

Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana Giovanna Martelli, componente della commissione Lavoro.

E la cosa peggiore, continua l’esponente di Sinistra Italiana, è che peggiora anche il saldo tra attivazioni e cessazioni. Il dato di oggi ci dice che le misure introdotte rischiano di diventare una “bolla” che si scaricherà ancora una volta sulle categorie maggiormente vulnerabili, conclude Martelli.

Lo rende noto l’ufficio stampa Gruppo Parlamentare Sinistra Italiana
Roma 16 marzo 2016

Noi donne per la staffetta Lia, settant’anni spesi per la libertà 

12 mar

   
   
  
Questo articolo è uscito per La Gazzetta di Mantova 

  

Voto alle donne: da 70 anni forza di civiltà – il video dell’intervento alla Camera dei Deputati

8 mar

Filumena Marturano e la “maternità surrogata”

4 mar

“E figli so’ figli …… e so’ tutt’eguale”, così dice Filumena Marturano a Don Mimì e gli impone di essere padre di tutti e tre i figli non rivelando quale dei tre è suo. Filumena con questo gesto rompe il patriarcato e include dentro un progetto di vita comune e condiviso anche i suoi figli, i figli di una “prostituta”. Le sue sono “maternità” che mai nessuno saprà se erano desiderate, di certo sono accettate e vissute.

Per questo parlare di “maternità surrogata” è surreale, perché la maternità non si può surrogare. Il dibattito di queste settimane sulla “maternità per altri” ė semplificato, totalmente scarnificato dalla complessità che invece richiede. Chi non è contrario alla “maternità surrogata”? Tutti lo siamo, come siamo contro la tratta degli esseri umani, come siamo contro la riduzione in schiavitù o le bambine e i bambini soldato, con una differenza sostanziale: la “maternità surrogata” non esiste. Anch’io sono contraria. Sono favorevole alla “maternità per altri” con la condizione del dono ed il mantenimento del legame con la coppia, se la donna sceglierà di conservarlo.

Giungono riflessioni, anche da uomini attenti all’identità della sinistra, dense di puritanesimo familista di forte contrarietà alla “maternità per altri” che si appellano alla prevalenza di un individualismo dei diritti in una società vuota di etica ed in assenza di limiti. Ė la ragione del modello razionalista occidentale, fondato sulla distinzione tra razionale e irrazionale, individuo e società. Modello ormai demolito dalle migrazioni che spingono l’umanità ad entrare in una relazione empatica con la terra che attraversano.

È più facile parlare della spiritualità della nascita e di santificazione della famiglia che parlare di “amore”. Parlare di “amore” richiede la sensibilità di riconoscere le soggettività sessuate e la capacità di immaginare una democrazia che non sia solo ragione ma anche emozione, una democrazia in grado per questo di costruire delle verità condivise ed includenti e non predeterminate e respingenti create da “no” senza appello, tipiche delle culture più conservatrici e lontane dal concetto di progresso.

La “maternità per altri” è una scelta delle donne e la parola è la loro, con le loro storie di vita sia che siano di dono che di costrizione data dalla povertà. Sono donne che hanno convissuto per nove mesi della loro vita con la consapevolezza che quel pezzo della loro esistenza è dedicata al desiderio di altre e di altri.

Oggi, grazie alle lotte del movimento femminista, in Italia una donna incinta può anche non essere madre e decidere di interrompere la gravidanza o partorire in anonimato. Questo è un risultato che riconosce pienamente la soggettività delle donne e le mette nella condizione di poter modificare con una scelta personale la cultura patriarcale. Una legge, quella sull’interruzione volontaria di gravidanza, fortemente minata dall’obiezione di coscienza, dall’inasprimento delle sanzioni per la clandestinità e dallo smantellamento della rete dei consultori, che prevede una particolare attenzione proprio per le donne in stato di povertà.

Opporsi alla “maternità per altri” con la motivazione dello sfruttamento della povertà è un argomento che ci deve far agire sia sul piano internazionale che su quello della politica interna.
Sul piano internazionale è necessario agire sulla normativa per i diritti umani attivando il percorso per una risoluzione in sede Nazioni Unite contro lo sfruttamento delle donne in condizioni di povertà e intraprendere la strada degli accordi bilaterali, sostenendo, da parte dell’Italia, l’investimento in una campagna globale dedicata alla educazione e alla capacitazione delle ragazze e delle donne in situazione di vulnerabilità, nei paesi dove lo sfruttamento di questa pratica è più marcato e selvaggio.

Sul piano della politica interna è necessario tornare ad investire sulle infrastrutture sociali, ormai demolite dai pesanti tagli alla spesa pubblica per garantire alle donne la scelta di tornare a fare figli invertendo la tendenza alla denatalità, descritta recentemente dall’ISTAT. Per le donne che scelgono la “maternità per altri”, il dono come condizione per il “patto di maternità” e la garanzia del mantenimento del legame con la coppia.

“Don Mimì, i figli non si comprano”, dice Filumena che seppur analfabeta ha saputo, con la forza del sentimento, farsi riconoscere e affermare i diritti per lei e per i suoi figli.

Questo articolo è uscito per il blog dell’Huffington Post 

Contro la tratta di esseri umani, realtà e prospettive

2 mar

photo550011695610832869Venerdì 26 la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati ha ospitato un incontro aperto sul delicato tema della tratta di esseri umani. “Tra il dire il fare… L’impegno della politica contro la tratta di esseri umani tra teoria e pratiche”, è stato organizzato dalla Piattaforma Nazionale Antitratta, rete alla quale hanno aderito circa sessanta enti, del privato, sociale e del pubblico

Le cifre diffuse sono uno sprone al lavoro di contrasto del fenomeno “37.000 le persone che sono state sottratte ai trafficanti grazie ai progetti antitratta. Secondo la stima della Direzione Nazionale Antimafia per ogni vittima sottratta al traffico significa anche togliere alle organizzazioni criminali che lo gestiscono circa 40.000 euro anno. Quindi, oltre ad aiutare 37mila persone ad emanciparsi e in molti casi a denunciare i loro sfruttatori, il lavoro dei progetti ha consentito di sottrarre ai trafficanti circa 1.480.000.000 euro”. La ragione dell’incontro è inoltre  economica, poiché “il fondo aggiuntivo a sostegno del Piano Antitratta, è stato fortemente ridimensionato a 3 milioni l’anno con un taglio di 6 milioni rispetto ai 9 previsti.”

L’idea proposta dall’onorevole Giovanna Martelli di Sinistra italiana è costituire un gruppo interparlamentare che inizi un dialogo costante con la società civile e le associazioni che si occupano da anni di sfruttamento” allo scopo di iniziare a costituire una struttura ufficiale solida e duratura. Dello stesso parere anche l’onorevole Livia Turco del Partito Democratico, che tuttavia ha aggiunto “anche il terzo settore ha delle responsabilità importanti perché spesso non si riconosce come interlocutore. Bisogna invece avere l’ambizione di fare grandi riforme.”

Il punto centrale riguarda soprattutto i cambiamenti che stanno avvenendo nell’ambito della tratta di esseri umani sono preoccupanti e richiamano con urgenza un’attenzione sull’argomento “l’evoluzione della tratta, se tale la si può definire, vede sempre più il coinvolgimento dei minori. A malincuore ho constatato come, su questa tematica, il governo non sia stato un interlocutore utile” sottolinea Maria Grazia Giammarinaro, relatrice speciale ONU sul traffico di persone.

Il riferimento normativo più volte citato nel corso del dibattito è stato l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, dove si può leggere:

“[..] qualora siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale […]

La lungimirante normativa è datata 1998. Ci si augura che il compimento del diciottesimo anno porti ad una sua ulteriore maturazione e, questa volta sì, ad un’evoluzione.

Piera F. Mastantuono

Fonte: Piùculture