Archive | maggio, 2016

Stop agli sgomberi forzati dei campi Rom: una lettera alla Comunità Europea

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Qui di seguito il testo della lettera che oggi ho inviato, insieme ai colleghi Stefano Fassina e Arturo Scotto, affinché la Comunità Europea si attivi per fermare gli sgomberi forzati dei campi Rom. 

 

La lettera è stata spedita a Věra Jourová, Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, a Salla Saastamoinen, Equality Director, Direzione Generale Giustizia, Commissione Europea, alla Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) e alla Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI).

 

Gentile Commissario Věra Jourová,

come deputati del Governo italiano dobbiamo riferirLe notizie su quello che sta succedendo a Roma: siamo sconcertati e preoccupati dalla decisione improvvisa e incomprensibile da parte dell’amministrazione di questa città di sgomberare dalle loro case, senza preavviso o una sistemazione alternativa, circa cinquecento persone Rom che erano accampate in un ex deposito di autobus. In particolare c’è grande preoccupazione da parte della scuola e degli insegnanti perché centinaia di bambini che hanno frequentato regolarmente la scuola sono stati portati via un mese prima della fine dell’anno.

Quando eventi come questi accadono le famiglie Rom non hanno diritti e sono calpestate nella loro dignità umana. Pur nutrendo un grande rispetto della legge, non riusciamo a capire come questo amore per la legalità possa corrispondere a rendere senza fissa dimora cinquecento persone, gettandole letteralmente in mezzo alla strada, senza un altro posto dove andare. Questo tipo di misure non può che amplificare i problemi sociali e le tensioni nel quartiere.

Oggi nella Capitale siamo di fronte a una grave emergenza umanitaria, che dovrebbe causare una pronta risposta da parte del Governo e dall’amministrazione di Roma Capitale ma che, invece, non è neanche una notizia perché a subirla è il popolo Rom.

Questa discriminazione è la prima di una nuova serie di azioni violente perpetrate da parte del Comune. Tali sfratti, infatti, vanno avanti senza i più elementari requisiti di legittimità. Essi si verificano senza un adeguato preavviso, senza soluzioni abitative alternative, senza la possibilità per le famiglie di prendere in modo sicuro i propri averi. Nel corso degli anni queste misure, che aveva già suscitato interesse a livello nazionale ed internazionale, sono cresciute in modo esponenziale.

L’Europa non può chiudere gli occhi di fronte a questa emergenza e deve chiedere conto al Governo italiano e all’amministrazione comunale degli sgomberi forzati che si stanno svolgendo nella capitale del nostro Paese.

Chiediamo alla Commissione Europea, attraverso gli organi di competenza, di intervenire al fine di garantire che:

  1. l’Amministrazione di Roma Capitale cessi immediatamente qualsiasi intervento di sgombero forzato a danno delle famiglie Rom, Sinti e Caminanti e trovi per tutte le famiglie sgomberate una soluzione abitativa dignitosa.

  2. Il Governo Italiano predisponga, senza indugio, un piano di investimenti per il definitivo superamento dei campi e attui un monitoraggio secondo le norme vigenti degli interventi messi in atto dalle Amministrazioni delle città, sotto i profili della trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità delle risorse economiche investite.

 

Grazie,

On. Stefano Fassina, On. Giovanna Martelli, On. Arturo Scotto

 

Roma, 26 Maggio 2016

 

 

 

 

Per un referendum davvero democratico dico a Renzi e a Boschi di lasciare adesso la politica

24 mag Donne-partigiane

Donne-partigianeOra ci sono i partigiani “veri” e quelli “finti” dopo aver scoperto che “i pezzi della sinistra che incarnano certi valori votano insieme a Casa Pound” e, nel corso delle settimane, aver letto che a Roma nulla e nessuno ha fermato la manifestazione di Casa Pound.

Ascoltando i toni delle dichiarazioni della Ministra Maria Elena Boschi, che rivelano la prepotenza e l’arroganza al potere, per cui tutti i mezzi sono leciti anche la mistificazione della storia politica di questo paese, la caratteristica che emerge con maggiore forza e distinzione è l’ignoranza.

L’ignoranza di occupare tutti gli spazi comunicativi possibili, per far prevalere una tesi sopra l’altra con argomentazioni che non stanno mai nel merito della scelta ma, al contrario, ripiegano su un tatticismo becero e di basso profilo che punta solo all’autoconservazione del potere acquisito.

L’ignoranza di chi pensa di avere il diritto di penetrare nel cuore del pensiero critico, portando nelle università pezzi di propaganda mascherata da attenta “divulgazione scientifica”.

L’ignoranza di stare nella perenne contraddizione che la riforma della costituzione è necessaria per far “funzionare meglio il paese”. Frasi dette da chi in questo tempo sta governando il paese e annuncia tutti i giorni gli obiettivi raggiunti, evidentemente, con il bicameralismo.

L’ignoranza di chi afferma che con la riforma del Senato si mandano a casa centinaia di politici dimenticandosi, che il proprio “curriculum vitae” è fatto quasi esclusivamente di incarichi politici.

Un’ignoranza al potere che pretende di riscrivere la storia di questo paese usando come leve la divisione e la delegittimazione, irridendo continuamente chi manifesta a viso aperto il proprio dissenso.

Il no alla riforma Boschi è un no a una idea di paese dove l’ingiustizia sociale creata dalla riforma del lavoro ha consolidato la precarietà e l’ha fatta diventare un’arma potentissima, conducendoci tutte e tutti nel disincanto e nel nichilismo e facendoci credere che non esiste un’alternativa, una possibilità migliore. La precarietà come condizione di vita ci spinge a sacrificare la nostra dimensione intima e personale, i diritti, le giuste rivendicazioni.

Il no alla riforma Boschi è un no alla sperequazione sociale, alla demolizione dei servizi pubblici, alle grandi opere utili solo alle grandi speculazioni, alla devastazione sistematica dell’ambiente, al commercio e allo sfruttamento dell’essere umano, alla non affermazione delle donne nella società, a una idea di giustizia che inizia e finisce nelle aule dei tribunali e non tiene mai conto di quanto è accaduto prima del processo e quanto accade dopo il processo.

È un no alla politica che trasforma la vita delle persone in una perenne prova che si vince o si supera, diversamente si deve lasciare. La sconfitta come corresponsabilità di crescita non è più contemplata.

Questa nuova società dove si può solo vincere è una società che non dà sicurezza e ci conduce al disorientamento. Per essere sicuri è necessario stare in un contesto che riconosce la verità, la giustizia e la riconciliazione come fondamenta per una vera ricostruzione morale.

A Matteo Renzi e Maria Elena Boschi che hanno dichiarato che lasceranno la politica in caso di vittoria del no suggerisco di lasciare prima dell’esito del Referendum e garantire a tutte e tutti noi una scelta libera frutto di un dibattito vero, giusto e che riconcilia.

Lasciate la politica non dopo ma adesso, ascoltate il dibattito nel paese e aspettate con fiducia il risultato, tutte e tutti ci ricorderemo di voi.

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post

Al fianco della comunità rom sgomberata da via Mirri

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Questa mattina sono intervenuta al presidio in via Mirri della comunità Rom che è stata sgomberata dalle proprie case senza un’alternativa abitativa. Più di 500 persone tra cui donne incinte, anziani malati e numerosi bambini che frequentavano le scuole della zona ora sono per strada e, al momento, le autorità interessate  non hanno fornito risposte. Come possono essere portate avanti azioni del genere evocando una legalità di facciata che, però, aggrava la situazione dell’ordine pubblico lasciando numerose famiglie senza un tetto e che – di fatto – infrange tutte le norme internazionali anti discriminazione e la tutela dei diritti umani? Tutto questo non succede nel terzo mondo ma nella capitale d’Italia che tra poco sceglierà il proprio sindaco. È mia intenzione continuare ad aiutare queste famiglie a ritrovare una casa e a interessare i responsabili e le autorità  a livello nazionale e internazionale e i media informandoli dell’ingiustizia che questa comunità sta subendo. 

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Appello per la liberazione di Milagro Sala – la conferenza stampa 

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Sostegno ai volontari Baobab e Intersos – la conferenza stampa 

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Si è tenuta oggi la conferenza stampa a sostegno dei volontari del centro migranti Baobab di Roma

Gestazione per altri, ecco perché non può essere considerata un reato universale

5 mag MATERNIT-SURROGATA-large

La discussione di questi tempi sulla gestazione per altri ci fa tornare al tempo quando, la trasformazione prodotta dalle tecnologie e legata alla procreazione creava la preoccupazione dello svuotamento della soggettività femminile. Una soggettività legata alla distinzione tra procreazione e sessualità.

La scienza, alcune confessioni religiose e culture sostengono che l’uomo e la donna si evolvono attraverso l’istituzione della famiglia. Oggi, questa argomentazione è fortemente in crisi. Sempre meno coppie si sposano, il tasso di divorzi cresce, il desiderio sessuale mina le basi dei matrimoni più solidi.

In ogni epoca gli esseri umani si sono confrontati sugli stessi problemi intimi e le stesse situazioni familiari: la condivisione, il tradimento, la gelosia.

Anche nella nostra storia non troppo lontana troviamo storie di donne, che per poter garantire il normale sostentamento della famiglia, allattavano figlie e figli di altre donne. L’ascolto dei racconti che trasmettono emozioni e rimpianti ci restituisce una sensazione di forte disagio, non tanto legata al compenso pattuito ma perché quella possibilità di guadagno era legata alla morte della propria bambina o bambino e successivamente legata all’abbandono della bimba o bimbo allattato. Il valore che emerge dai racconti è il legame creato che aiuta a costruire relazioni larghe, di sostegno nella difficoltà e di condivisione nella serenità.

La complessità della modernità e la fluidità del contesto sociale ci obbliga a non semplificare e ci spinge ad interrogarci sui mutamenti affettivi e intimi che le donne e gli uomini vivono in questa contemporaneità. Perché la fertilità è in calo nei paesi occidentali a differenza dei paesi in via di sviluppo? Perché esiste l’omosessualità nonostante la logica evolutiva? Cosa rivela il corpo umano sulle origini della sessualità moderna?

L’errore sarebbe quello di entrare nella contrapposizione tra proibizionismo e libertà contrattuale.

Un approccio proibizionista rischia di condurci in una contraddizione che ci conduce lontano dall’idea di infrastruttura sociale e di politiche pubbliche propria della crescita reale della nostra Repubblica, avvicinandoci invece all’impostazione più conservatrice.

Proprio nella cultura conservatrice la costruzione delle relazioni è fondata sul possesso/dominio del procreare, con uno squilibrio nei rapporti di forza nelle relazioni interpersonali e affettive, centrate sul rispetto e non sul riconoscimento, costruite pertanto su un ordine già definito all’origine.

Medesimo rischio anche per le posizioni che portano ad un approccio che liberalizzano la pratica annullando del tutto l’apporto soggettivo nella costruzione della relazione.
Anche questo è un azzardo: la fluidità del contesto sociale ha riprodotto anche nelle relazioni interpersonali e affettive l’assenza del limite.

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Dichiarazione di voto sulle mozioni riguardanti la gestazione per altri

5 mag

Sembra impossibile, finché non viene fatto: un incontro proficuo sul fenomeno migranti

4 mag

Si è tenuto lo scorso 3 maggio il seminario Sembra impossibile, finché non viene fatto – una nuova visione sui migranti, che ho fortemente voluto e organizzato presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. 

Hanno partecipato Augusta Angelucci, psicologa esperta salute riproduttiva donne italiane e migranti presso San Camillo, Stefania Congia, dirigente del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali,  Sally Kane, responsabile del dipartimento politiche dell’immigrazione della Cgil nazionale, Simona Moscarelli, Organizzazione internazionale per le migrazioni, Francesca Nicodemi, asylum and trafficking expert UNHCR, Fosca Nomis, capo divisione advocacy Save the Children Italia, Alessandro Padovani, direttore tecnico opera Don Calabria, Daniela Recchia, responsabile Casa Felix-Roma e Andrea Morniroli, cooperativa sociale Dedalus.

L’incontro è stato, tra l’altro, l’occasione per raccogliere l’appello di Andrea Costa per il Baobab, storico centro di accoglienza romano che al momento non ha una sede e si vede costretto a far dormire per strada i transitanti – soprattutto donne –  che richiedono aiuto.


Baobab: Zingaretti e Tronca convochino un incontro con le associazioni sull’accoglienza ai migranti

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Anche se in questo paese è scomodo parlare di migranti, povertà e disagio perché è più facile rassicurare con la politica degli spot e mettendo i problemi veri sotto il tappeto, raccolgo l’appello delle volontarie e volontari di Baobab: è necessario ed urgente che il Presidente della Regione Lazio e il Commissario Tronca convochino al più presto un incontro per gestire l’arrivo a Roma di donne e uomini migranti in figa da guerre, fame e povertà.

Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana Giovanna Martelli a margine dell’incontro di oggi alla Casa Internazionale delle Donne per “una nuova visione sui migranti”.

 

Un incontro operativo con le associazioni e le cooperative che a Roma gestiscono l’accoglienza delle donne e degli uomini migranti che transitano in città. La complessità della situazione richiede un intervento delle Istituzioni che devono coordinare gli interventi delle ONG e del Privato Sociale, conclude Martelli.