Archive | giugno, 2016

Giovanna Martelli: “Vivo con tre profughe nigeriane. Mi hanno insegnato la serenità nonostante il dramma”

20 giu

Si chiamano Mercy, Favour e Augustina, sono arrivate coi barconi in Italia e per una serie di coincidenze fortunate sono approdate nella casa di Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana che a oggi risulta essere l’unica parlamentare a ospitare profughi. “Perché noi politici dobbiamo dare l’esempio”, spiega all’HuffPost.

Le tre donne sono originarie della Nigeria e hanno 32, 34 e 35 anni. Entrate nella rete dell’accoglienza della provincia di Mantova, a settembre hanno ricevuto la notizia che avrebbero atteso l’esito della domanda di asilo in un alloggio confortevole, offerto dalla stessa Martelli e dalla sorella. “Non si conoscevano ma ora vivono in totale accordo e armonia nell’abitazione sopra casa mia”, racconta la deputata.

A provvedere ai loro bisogni anche materiali come cibo e vestiti ci pensa la cooperativa “Olinda” che ha preso in carico le tre profughe e le segue nel percorso di integrazione. Durante il giorno studiano l’italiano e frequentano corsi professionali nel tentativo di trovare prima o poi una occupazione che le renda autonome.
“Non sarà semplice, perché non lo è nemmeno per gli italiani. Ma hanno una forte determinazione e una grande voglia di riscatto”, dice ancora Martelli, che ha garantito l’alloggio per lungo tempo e che alla prefettura aveva chiarito di voler aiutare delle donne profughe “in quanto le donne sono le più vulnerabili e possono finire facilmente nelle reti criminali della tratta e dello sfruttamento della prostituzione”.

Favour, Augustina e Mercy sono partite dalla Nigeria da sole con il progetto di approdare in Europa. Dopo il Sahara hanno vissuto l’incubo della Libia e poi la lotteria dei barconi. Un viaggio verso l’ignoto che per il momento prevede come tappa una casa accogliente di Mantova, ma non è chiaro cosa accadrà in futuro. “Sono segnate dal trauma del percorso migratorio eppure mantengono una serenità e una forza che penso sia di grande insegnamento per chiunque, anche per me”, confessa Martelli che spesso si trova a Roma e dunque non riesce a passare molto tempo con loro.

“Hanno lasciato alle spalle una situazione così difficile che ha dato loro la spinta per guardare sempre avanti con fiducia, ora vedremo se rimarranno a Mantova o si sposteranno. Sono ragazze in gamba, auguro a loro di trovare un percorso stabile”.

Martelli aggiunge che non tutti in città hanno apprezzato il suo gesto, peraltro poco pubblicizzato. “L’argomentazione preferita è che bisognerebbe aiutare soprattutto gli italiani in difficoltà e non gli stranieri. Io rispondo che gli italiani vivono in una democrazia matura e in uno Stato con infrastrutture sociali solide, con risorse alle quali i profughi non possono attingere”.

Nella Giornata Internazionale dei Rifugiati, il discorso non si esaurisce soltanto in una esperienza insolita di quasi coabitazione con tre richiedenti asilo, ma assume per Martelli un contorno molto più ampio: “Un gesto di accoglienza come questo vuole anche sfidare il contesto generale, quello nel quale l’Unione europea stringe un accordo con la Turchia inaccettabile. Ci arrivano notizie di profughi ai quali le guardie di frontiera turca sparano, uccidendoli. Non possiamo tacere di fronte a queste scelte dell’Italia e dobbiamo chiarire che l’insicurezza non deriva dallo straniero ma dall’illegalità e dalla corruzione”.

intervista pubblicata sulla’ Huffington Post

Tupac Amaru: una proiezione per non dimenticare Milagro Sala

3 giu Volante 1
Volante 1
Programma
ore 17 Accredito
ore 17.30 Proiezione
ore 18.40 Dibattito con interventi di: Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International
Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana
Magalí Buj e Federico Palumbo, registi del documentario
Gabriela García, Autoconvocados en Roma
Olivier Turquet, Movimento Umanista, coordinatore redazione italiana di Pressenza

Milagro Sala, Deputata del ParlaSur e leader dell’organizzazione Tupc Amaru, è in carcere dal 15 gennaio 2016: è stata accusata d’istigazione a delinquere per aver organizzato una protesta pacifica e a questa si sono aggiunte altre accuse infondate. Le reali motivazioni del suo arresto sono la sua grande opera, che ha cambiato la vita di migliaia di persone con la costruzione di case e centri sanitari, sportivi ed educativi.
Il documentario “Tupac Amaru: algo esta cambiando” racconta il lavoro di Milagro Sala e dell’organizzazione Tupac Amaru.
Invitiamo alla mobilitazione internazionale per chiedere la sua immediata liberazione.

 

Per partecipare alla proiezione inviare il proprio nome entro il 07/06:
redazioneitalia@pressenza.com
3891494050

Gestazione per altri: quale approccio legislativo? Roma, 7 giugno

3 giu

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Gestazione per altri: tra proibizionismo e libertà contrattuale, quale approccio legislativo per il futuro?

martedì 7 giugno ore 16.30 – 19.30 
Sala di S. Maria in Aquiro, piazza Capranica 72 – Roma 
Sul tema della gestazione per altri la complessità della modernità e la fluidità del contesto sociale ci obbligano a non semplificare e ci spingono ad interrogarci sui mutamenti affettivi e intimi che le donne e gli uomini vivono in questa contemporaneità. 

L’errore sarebbe quello di entrare nella contrapposizione tra proibizionismo e libertà contrattuale. Un approccio proibizionista rischia di condurci lontano dall’idea di infrastruttura sociale e di politiche pubbliche propria della crescita reale della nostra Repubblica, avvicinandoci invece all’impostazione più conservatrice ove domina uno squilibrio nei rapporti di forza nelle relazioni interpersonali e affettive, centrate sul rispetto e non sul riconoscimento. 

Medesimo rischio anche per le posizioni che liberalizzano la pratica annullando del tutto l’apporto soggettivo nella costruzione della relazione.

C’è un mutamento sociale e umano dei rapporti di filiazione, della genitorialità e più in generale della vita familiare non più basati sulla coincidenza tra dato biologico, genetico, sociale e su un presunto unico modello “naturale” di famiglia, ma fondati sulla qualità delle relazioni.

Tale cambiamento sociale è già stato riconosciuto giuridicamente, ma deve esserlo pienamente, nella priorità di assicurare gli stessi diritti ai figli e alle figlie a prescindere da come sono venuti al mondo. Si tratta di introdurre un principio di “diritto minimo”, un diritto non scisso dalla vita reale e legato alla soggettività e al valore del legame.
Di questo diritto e di come possa essere riconosciuto dalla legge ne discutono insieme all’On. Giovanna Martelli:
Ines Corti (professore associato di Istituzioni di diritto privato dell’Università di Macerata), Giovanni Maria Flick (professore emerito di diritto penale presso la Luiss e presidente emerito della Corte Costituzionale), Filomena Gallo (segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica), Chiara Lalli (filosofa, saggista e giornalista) e Marina Terragni (giornalista, scrittrice e blogger). 

Modera Alessandra Di Pietro (giornalista e scrittrice)

 è d’obbligo per gli uomini indossare giacca e cravatta

l’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima

Per partecipare inviare una mail a segreteriaonmartelli@gmail.com entro le 9 di lunedì 6 giugno 
 

Sara vive nella nostra nuova resistenza

2 giu sara_di_pietrantonio_thumb400x275

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Un dialogo come altri:
Giovanna: e allora perché non lo lasci?
Anna: perché, in fondo, mi vuole bene e anch’io a lui e non sto neanche così male se solo non volesse fare sesso con me tutti i giorni.
Giovanna: ma fare sesso con l’uomo che si ama non è un obbligo, Anna.
Anna: dai, lo sai anche tu che loro vogliono quello e se io rifiuto lui si arrabbia.

Anna è una giovane donna come ce ne sono molte, sposata, non importa se con figli. L’uomo che ha amato e che ha scelto come compagno di vita si arrabbia se non fa sesso, tutti i giorni. Non lo lascerà perché in fondo lui le vuole bene, un bene che possiede, un bene che non accetta la volontà diversa di Anna di vivere il piacere del suo corpo manifestando la propria sessualità. Un bene che ha come codici di accettazione la rinuncia di sé stesse e la sottomissione.

Sara ha manifestato il suo dissenso e non ha più voluto condividere con Vincenzo la sua affettività, la sua sessualità e la sua vita. Vincenzo l’ha bruciata.

È un esercizio quello di leggere i commenti che giungono puntuali dopo la cronaca di un femminicidio. “E si non manca nulla, abbiamo le leggi, la ministra, anche qualche soldo”, “serve rispetto per le donne e educazione sentimentale nelle scuole”, “tanto il colpevole uscirà tra poco tempo”. Addirittura: “sì, va bene tutto ma anche lei poteva essere più morbida con lui”.

Quale legge o ora di educazione sentimentale può far capire a un ragazzo che il piacere della sessualità non è fatto di gesti eroici e potenti tali da poter procreare, ma di una semplice intesa tra due soggetti che scoprono le loro fonti di piacere, i gesti e le parole che appagano e che riconoscono l’altro nella sua differenza?

Il campo dove noi donne dobbiamo giocare la partita è quello della nostra sessualità e del sesso agito. In questo campo troppo spesso abbiamo preferito la complicità prendendo parte alla dominazione maschile, agendo noi stesse una sessualità di appagamento del piacere del maschio e legandola alla procreazione. Una sessualità dove il concepire diventa il nostro modo di dominare.

Il nostro agire personale sessuato si deve fondere con il nostro agire politico per costruire ponti e alleanze tra donne tali da renderci forti nella relazione con gli uomini.

Dobbiamo sentici forti per dire ai maschi che non è dominando e possedendo che si migliora e si progredisce, ma trovando quella semplice intesa che fa scoprire gli interessi, i piaceri, le fragilità e le sicurezze, le ambizioni nascoste.

Carla Lonzi scrive “sono nata donna, non ho da pensare ad altro”, questo è il nostro modo di vedere il mondo e di stare con gli uomini, di stare nella politica. Sara è viva ed è il simbolo della nostra nuova resistenza.

Resistere e alzare la voce in una denuncia corale contro l’indifferenza, l’ingiustizia sociale, le disuguaglianze.

Resistere e alzare la voce per una democrazia che non è una prova di forza quotidiana per vincere sempre, ma è un’intesa che riconosce e concede spazi a tutte e tutti senza sopraffazione e umiliazione.

Le donne sono esseri umani sessuati: non vogliamo essere rispettate, adorate e tutelate, non chiediamo eroismi e gesti eclatanti. Vogliamo la parola, l’identità, il riconoscimento e la libertà.

Vogliamo un’Italia che permetta ad Anna di dire al suo uomo: “non voglio fare sesso tutti i giorni per soddisfare te, ma voglio farlo per scoprire insieme a te la mia fonte di piacere e affermazione”.

Senza che questo metta a rischio la sua vita.

 

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post