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A Mantova lavoro in picchiata, Maroni riveda l’inserimento nell’area di crisi non complessa

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Oggi sulla gazzetta di Mantova il mio appello alle istituzioni mantovane e al Presidente della Regione Lombardia.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni deve farsi carico dell’inserimento di Mantova tra le aree di crisi. Per questo attiveremo le azioni necessarie per chiedere che le istituzioni mantovane, organizzazioni sindacali, di categoria e camera di commercio, già sottoscrittrici di una richiesta di intervento alla Regione, vengano ricevute dal Presidente per pianificare una soluzione alla grave crisi economica e occupazionale del nostro territorio. È sotto gli occhi di tutti il progressivo peggioramento della situazione occupazionale a Mantova – dal caso Belleli, alla conversione area Ies e non ultimo la situazione del distretto tessile di Castel Goffredo. È pertanto necessaria una forte mobilitazione delle istituzioni mantovane. Il mancato inserimento nell’area di crisi non complessa già reso noto lo scorso novembre e ribadito oggi dal Ministero dello sviluppo economico ad una interrogazione del gruppo di Sinistra italiana deve essere assolutamente rivisto attraverso un’azione efficace e determinata della Regione Lombardia che deve fare la sua parte

In ricordo di Gianmaria Testa

31 mar

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Gianmaria Testa ieri se n’è andato in “un qualunque mattino”. Ci ha lasciato parole, canzoni e racconti che ci narrano i valori autentici dell’umano vivere. Ci ha trasmesso il suo impegno dove la “dignità da non perdere” è il fondamento trasmissibile per una società giusta, libera e – soprattutto – aperta a tutti e non a pochi.

Un impegno forte e potente, in punta di piedi e ricco di poesia e di nuovo. “Nuovo da lasciare un gusto in gola, nuovo come una parola che non so”. Grazie Gianmaria, questo è il nostro semplice saluto come ci hai insegnato tu: “con la mano che non vede nessuno, con questa mano ti saluterei”.

 

LOTTA DELLE PENTOLE: IL 22 MARZO ALLE 12 LE DONNE ROM DI VIA SALARIA 971 CHIEDONO ATTENZIONE

23 mar

rom1-600x401La lotta delle pentole non si arresta e ritorna in piazza. Questo è il nome assurto a simbolo della lotta che le donne della Casa della solidarietà di Via Salaria 971 portano avanti ormai dal 16 febbraio da quando gli abitanti dello stabile sono stati privati di frigorifero e gas per disposizioni comunali. É da due mesi che le persone che abitano nella cartiera hanno perso la possibilità di cucinare e conservare cibo: cene e colazione sono forniti dal comune ma la qualità è spesso pessima e non sufficiente a tirare avanti fino al giorno seguente. La situazione si è aggravata il 9 marzo quando 35 famiglie hanno ricevuto l’ordine di lasciare liberi, entro e non oltre il 28 marzo, gli spazi assegnati che occupavano dal 2011.

Dopo la manifestazione del 14 marzo la lotta ha visto un’altra mossa: il 22 marzo è stato esibito uno striscione con scritto Romnia che in romanì significa donne, in lotta, contro il Dipartimento delle politiche sociali. C’è stata la presenza dell’onorevole Giovanna Martelli, a cui una delegazione guidata da Eva Maruntel ha sottoposto il problema e che si è mostrata solidale. La parlamentare ha parlato con le famiglie e ha esposto l’intenzione di fare un’interrogazione parlamentare urgente chiedendo conto anche dei costi di uno sgombero. L’obiettivo è anche contattare Vera Jourova, commissario europeo per la giustizia. La protesta è stata organizzata da tre donne: sono le sei e mezza del pomeriggio di lunedì 21 marzo, Maria Rosaria Chirico, sociologa e ricercatrice impegnata dal 2000 con i rom, Eva Maruntel, mediatrice culturale e Denise Madalina Tetcu esperta di giornalismo e difesa dei diritti umani – Eva e Denise abitano in via Salaria 971 – si incontrano per mettere a punto gli ultimi preparativi per il 22. Eva mostra il comunicato stampa per la protesta che si conclude con una citazione di Bertolt Brecht “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento , perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perchè mi stavano antipatici…Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare“.

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Parlano per strada, tra una fila di furgoni bianchi, perché non si può entrare all’interno del centro, un ufficiale del comune vigila e impedisce di far varcare la soglia agli “esterni”. Un topo in un angolo rosicchia un pezzo di pane indisturbato e intanto alla spicciolata escono altre donne con figlie e nipoti. Hai portato il lenzuolo?- chiede Eva ad un’altra donna- e le bombolette? Maria Rosaria insieme alle donne rom, vere protagoniste, per la prima volta, della lotta per la rivendicazione dei propri diritti, fanno una grande scritta sul lenzuolo.
Il fervore cresce: il 28 marzo si avvicina sempre di più. Denise Madalina Pectu, ha una madre di ottanta anni a cui è arrivata la lettera di sfratto, non può credere che tutte queste persone vengano mandate in mezzo ad una strada tra una settimana senza una soluzione alternativa. Lei è in via Salaria da cinque anni e si occupa di diritti umani per sensibilizzare il suo popolo -“Se ne approfittano perché i rom non sanno le cose e così è facile spaventarli e fargli credere che non abbiano diritti ed escluderli”.

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Le 385 persone che abitano la cartiera di via Salaria, di cultura romanì e di origine romena e bosniaca, vengono da diversi campi, soprattutto dal Casilino 900 o dal Best house e le tante promesse che gli sono state fatte sono infrante, non ultima quella di poter abitare negli stabili seppur precari in cui si trovano adesso.

Una donna aggiunge che il comune dovrebbe pensare ai loro bambini che vanno a scuola a Borgata Fidene che hanno fatto lo sforzo di integrarsi “noi stessi paghiamo un pulmino per assicurarci che possano andare, da quando quello del comune è stato soppresso. Che fine faranno? Ora cambierà di nuovo tutto? Non ci possono spostare così non siamo pacchi, siamo esseri umani. Noi non abbiamo avuto le stesse possibilità ma i bambini sono il nostro futuro, ne va’ della nostra reciproca convivenza”.

Foto di Giuseppe Marsoner

Questo articolo è uscito su Piùculture 

 

Noi donne per la staffetta Lia, settant’anni spesi per la libertà 

12 mar

   
   
  
Questo articolo è uscito per La Gazzetta di Mantova 

  

Contro la tratta di esseri umani, realtà e prospettive

2 mar

photo550011695610832869Venerdì 26 la Sala del Refettorio della Camera dei Deputati ha ospitato un incontro aperto sul delicato tema della tratta di esseri umani. “Tra il dire il fare… L’impegno della politica contro la tratta di esseri umani tra teoria e pratiche”, è stato organizzato dalla Piattaforma Nazionale Antitratta, rete alla quale hanno aderito circa sessanta enti, del privato, sociale e del pubblico

Le cifre diffuse sono uno sprone al lavoro di contrasto del fenomeno “37.000 le persone che sono state sottratte ai trafficanti grazie ai progetti antitratta. Secondo la stima della Direzione Nazionale Antimafia per ogni vittima sottratta al traffico significa anche togliere alle organizzazioni criminali che lo gestiscono circa 40.000 euro anno. Quindi, oltre ad aiutare 37mila persone ad emanciparsi e in molti casi a denunciare i loro sfruttatori, il lavoro dei progetti ha consentito di sottrarre ai trafficanti circa 1.480.000.000 euro”. La ragione dell’incontro è inoltre  economica, poiché “il fondo aggiuntivo a sostegno del Piano Antitratta, è stato fortemente ridimensionato a 3 milioni l’anno con un taglio di 6 milioni rispetto ai 9 previsti.”

L’idea proposta dall’onorevole Giovanna Martelli di Sinistra italiana è costituire un gruppo interparlamentare che inizi un dialogo costante con la società civile e le associazioni che si occupano da anni di sfruttamento” allo scopo di iniziare a costituire una struttura ufficiale solida e duratura. Dello stesso parere anche l’onorevole Livia Turco del Partito Democratico, che tuttavia ha aggiunto “anche il terzo settore ha delle responsabilità importanti perché spesso non si riconosce come interlocutore. Bisogna invece avere l’ambizione di fare grandi riforme.”

Il punto centrale riguarda soprattutto i cambiamenti che stanno avvenendo nell’ambito della tratta di esseri umani sono preoccupanti e richiamano con urgenza un’attenzione sull’argomento “l’evoluzione della tratta, se tale la si può definire, vede sempre più il coinvolgimento dei minori. A malincuore ho constatato come, su questa tematica, il governo non sia stato un interlocutore utile” sottolinea Maria Grazia Giammarinaro, relatrice speciale ONU sul traffico di persone.

Il riferimento normativo più volte citato nel corso del dibattito è stato l’articolo 18 del Testo Unico sull’immigrazione, dove si può leggere:

“[..] qualora siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero, ed emergano concreti pericoli per la sua incolumità, per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un’associazione dedita ad uno dei predetti delitti o delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio, il questore, anche su proposta del Procuratore della Repubblica, o con il parere favorevole della stessa autorità, rilascia uno speciale permesso di soggiorno per consentire allo straniero di sottrarsi alla violenza ed ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale […]

La lungimirante normativa è datata 1998. Ci si augura che il compimento del diciottesimo anno porti ad una sua ulteriore maturazione e, questa volta sì, ad un’evoluzione.

Piera F. Mastantuono

Fonte: Piùculture 

La Martelli aderisce a Si. «Devo tornare alle radici»

22 feb

La deputata dopo aver lasciato i democratici passa al gruppo di Sinistra Italiana. Ma Gaddi la attacca: «È una renziana, cerca solo lo spazio che il Pd non le dà più»

Giovanna Martelli
Giovanna Martelli

MANTOVA. Non mancano esponenti mantovani all’assemblea costituiva di Sinistra italiana. C’è la delegazione di Sel, c’è Matteo Gaddi (membro della direzione nazionale di Sel e tra i relatori ufficiali al tavolo di discussione dedicato ai problemi del lavoro) e, sorpresa, c’è anche la parlamentare ex demGiovanna Martelli.

Non c’è dubbio che l’intervento della deputata nella giornata conclusiva della tre giorni romana del nuovo soggetto politico di sinistra, faccia notizia nell’ambito politico mantovano. Già vice presidente della Provincia, tra le prime ad aver appoggiato all’interno del Pd la linea renziana (la ricordiamo sul palco del Bibiena alla prima visita mantovana di Renzi, allora soltanto sindaco di Firenze in corsa per diventare segretario del Pd) , la Martelli aveva lasciato il Pd pochi mesi fa entrando nel gruppo misto.

«Ho aderito a Sinistra Italiana – ci spiega – e martedì siederò nel loro gruppo». La Martelli ha preso la parola nel corso della convention, spiegando il perché della scelta.

«Anch’io oggi ho scelto di essere qui – ha detto – In questi giorni parlando con una cara amica della scelta di essere con voi oggi lei mi ha detto: “Giovanna….torni a essere radicale ….. Perché?” Perché, ho detto, per andare avanti e crescere credo che si debba tornare alle radici…..l’intima essenza di tutte le cose. Per me la politica è sempre stata questo: “intimità…..emozioni….essenza….vivere pienamente le cose di tutti i giorni e provare a farle diventare le conquiste di tutti».

L’adesione della Martelli ha peraltro sollevato la dura rimostranza di Gaddi (già di Sinistra lavoro e prima ancora di Rifondazione comunista): «La Martelli con la sinistra non ha nulla che fare. È stata una renziana doc e in Parlamento ha votato a favore di tutti i provvedimenti governativi che la sinistra ha criticato e contestato. Il suo posizionamento con Sinistra italiana dipende solo dalla circostanza che nel Pd, per lei, non c’era più spazio».

Eppure queste diverse anime dovranno incontrarsi e lavorare assieme già da giovedì, quando si riunirà il comitato promotore mantovano. A Roma anche una delegazione di Sel (Toni Bondioli, Franco Tiana, Elena Magri, Matteo Bassoli, Enzo Cartapati, Nadia Albertoni, Maurizio Sali). «Una tre giorni straordinaria – dice una nota – nei giorni 2-3-4 dicembre si riunirà nel congresso che ne sancirà la nascita. In questi mesi sarà avviata l’adesione e la costituzione dei comitati di Sinistra Italiana. Già da lunedì Sel di Mantova comincerà il cammino di adesione che sarà l’ultimo atto prima dello scioglimento definitivo che avverrà prima del congresso di dicembre di Si». (nico)

Fonte: La Gazzetta di Mantova 

 

La commozione della Martelli: «Tradita da Renzi»

28 dic

A Monzambano la deputata incontra una ventina di iscritti. «Dal Jobs Act alla Rai, delusioni in serie. Dimettermi? No»

Le la­cri­me sgor­ga­no su­bi­to dopo aver aper­to l’in­con­tro chia­ri­fi­ca­to­re «con la mia gente, il mio ter­ri­to­rio». È un moto di emo­zio­ne, forse anche di paura per l’in­co­gni­to cui va in­con­tro, quel­lo che pren­de Gio­van­na Mar­tel­li, la par­la­men­ta­re del Pd che ha sbat­tu­to la porta e ha la­scia­to il par­ti­to. Da­van­ti a 25 per­so­ne, tra de­lu­si da Renzi e as­ser­to­ri della rot­ta­ma­zio­ne, tra am­mi­ni­stra­to­ri pub­bli­ci (i sin­da­ci di Me­do­le Ruz­ze­nen­ti, di Ca­stel Gof­fre­do Po­se­na­to e di Mon­zam­ba­no Cappa) e l’«os­ser­va­to­re» in­via­to dalla se­gre­te­ria pro­vin­cia­le del Pd (il pre­si­den­te del­l’as­sem­blea Guar­di­ni), la Mar­tel­li, nella sala Mon­tes­so­ri di Mon­zam­ba­no, spie­ga i mo­ti­vi della sua «tra­va­glia­ta de­ci­sio­ne». Cerca il con­for­to della gente delle sue zona, l’al­to man­to­va­no, dove ha co­min­cia­to la sua at­ti­vi­tà po­li­ti­ca e dove in­ten­de pro­se­guir­la; trova con­di­vi­sio­ne e so­li­da­rie­tà ma anche cri­ti­che per aver de­ci­so tutto da sola, senza con­fron­tar­si prima con la base. Lei è chia­ra nel giu­sti­fi­ca­re la sua scel­ta: si è sen­ti­ta «tra­di­ta» dal Pd, da Renzi: «Me ne vado» ri­ba­di­sce. Il di­vie­to del Pd a par­te­ci­pa­re ad una ma­ni­fe­sta­zio­ne con­tro la vio­len­za sulle donne del 25 no­vem­bre scor­so per re­sta­re alla Ca­me­ra a vo­ta­re, lei, con­si­glie­ra per le pari op­por­tu­ni­tà del pre­mier Renzi, è stata solo l’ul­ti­ma goc­cia. Il suo ma­les­se­re ri­sa­le a pa­rec­chio tempo prima: «Il punto di rot­tu­ra è stata la legge sul la­vo­ro, che an­da­va con­tro la mia cul­tu­ra e i miei va­lo­ri». Da lì il voto di asten­sio­ne sul job acts in di­re­zio­ne na­zio­na­le, a cui è se­gui­to, poco dopo, un non voto sul com­mis­sa­ria­men­to del Pd ro­ma­no. «Il mio dis­sen­so – ri­co­no­sce la Mar­tel­li – è ri­ma­sto trop­po ma­sche­ra­to, ma – as­si­cu­ra – mi sono bat­tu­ta per cam­bia­re le cose». Il ma­les­se­re è via via au­men­ta­to sino ad ar­ri­va­re a non con­di­vi­de­re altri due pas­sag­gi: Il nuovo as­set­to della Rai, «che ha con­cen­tra­to il ser­vi­zio pub­bli­co nelle mani d i pochi» e il li­mi­te del con­tan­te por­ta­to a 3mila euro «quan­do nelle pri­ma­rie del 2012 un punto car­di­ne del pro­gram­ma di Renzi era l’ab­bas­sa­men­to della quota per com­bat­te­re la cor­ru­zio­ne». Ep­pu­re, lei in Mat­teo aveva cre­du­to en­tu­sia­sti­ca­men­te fin dalla prima Leo­pol­da: «La sua rot­ta­ma­zio­ne era quel­la che avreb­be do­vu­to cam­bia­re le cose e in­ve­ce la rot­ta­ma­zio­ne non è stata fatta e nulla è cam­bia­to. A quel punto, o io so­ste­ne­vo an­co­ra l’im­po­sta­zio­ne po­li­ti­ca ren­zia­na op­pu­re la­scia­vo il Pd». Ri­ve­la che la scel­ta di an­dar­se­ne non è stata fa­ci­le: «Dopo la mia de­ci­sio­ne uno dei mas­si­mi ver­ti­ci del par­ti­to (di cui non ha ri­ve­la­to il nome, ndr.) mi te­le­fo­nò per chie­der­mi se avevo dei dubbi sul pro­get­to di Renzi. Ri­ma­si ti­tu­ban­te, non sa­pe­vo cosa dire; ma poi con il pas­sa­re dei gior­ni ho ca­pi­to che non c’e­ra­no più le con­di­zio­ni pe re­sta­re. Mi sono sen­ti­ta tra­di­ta dal­l’im­po­sta­zio­ne po­li­ti­ca data al Pd negli ul­ti­mi mesi». E chia­ri­sce: «Come re­ci­ta la Co­sti­tu­zio­ne rap­pre­sen­to il Paese, quin­di, non mi di­met­te­rò da par­la­men­ta­re, se do­ves­si farlo do­vreb­be­ro se­guir­mi in molti. A par­ti­re dal se­gre­ta­rio cit­ta­di­no del Pd Mu­ra­ri che, nel 2010, quan­do era da un’al­tra parte, fece per­de­re le ele­zio­ni al Pd di Man­to­va. Io con­ti­nue­rò la mia at­ti­vi­tà po­li­ti­ca – pro­met­te – anche se an­co­ra non so dove. Por­te­rò avan­ti le istan­ze del ter­ri­to­rio, so che è dif­fi­ci­le ma lo farò. Al ter­mi­ne del mio tour tra iscrit­ti e non, a fine feb­bra­io por­te­rò qui una pro­po­sta di pro­get­to po­li­ti­co». (Sandro ​Mortari)

 

Fonte: La Gazzetta di Mantova

Donne, pace e sicurezza: Giovanna Martelli, più donne nei negoziati uguale più pace

14 ott

Più donne nei negoziati uguale più pace e una pace migliore e più duratura. “La loro partecipazione con il fine di garantire la previsione di interventi adeguati nelle fasi successive agli accordi di pace è fondamentale, e ancora più necessaria e’ la considerazione delle tematiche di genere, nelle sedi negoziali, per non rendere del tutto irrilevante la presenza delle donne”. Lo ha detto all’Onu Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità. Martelli ha parlato durante un dibattito in Consiglio di Sicurezza organizzato in occasione del quindicesimo anniversario della risoluzione 1325 che nel 2000 stabilì il collegamento cruciale
tra parità di genere e pace e sicurezza internazionali. “Il punto di vista di genere nel corso delle fasi negoziali garantisce, nel corso della ricostruzione, un’impostazione del concetto di “sicurezza” dato come condizione umana e sociale che deriva dall’esercizio dei diritti umani fondamentali (soddisfacimento dei bisogni primari, salute, istruzione, lavoro), principali strumenti di mantenimento della pace”, ha detto Martelli.

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Una nuova strategia per il sud riparte (anche) dalle donne

9 ago

 

L’immagine dell’ultimo rapporto Svimez sulla situazione dell’economia nel sud del nostro Paese ci consegna un quadro di sottosviluppo permanente frutto di un federalismo – di facciata – che di fatto ha impoverito la capacità di penetrazione nel Paese di quel grande capitale di esperienze e di valori che in altre zone d’Italia ha prodotto prassi di eccellenza sia nell’industria che nella produzione di servizi per la vita quotidiana.

Tra il 2008 ed il 2014 il Sud ha registrato una caduta dell’occupazione del 9%, di oltre sei volte superiore a quella del Centro-Nord (-1,4%). Delle circa 811 mila unità perse in Italia, ben 576 mila sono nel Mezzogiorno. Al Sud si è concentrato oltre il 70% delle perdite occupazionali complessive a fronte di una quota del totale degli occupati che ormai vale poco più di un quarto. Il dato davvero senza paragoni è quello delle giovani donne: tra i 15 e i 34 anni sono occupate al Sud appena una su cinque (il 20,8%, oltre 20 punti in meno del Centro-Nord e 30 dell’Europa). In particolare guardando all’occupazione femminile c’è una vera e propria emergenza territoriale: il tasso di attività femminile vede l’Italia ancora in fondo alle classifiche per il “peso” delle regioni meridionali. Continue reading 

Educazione: raccogliere la contemporaneità

4 ago

Dalla sentenza della Cassazione sul caso della scuola privata di Livorno emergono aspetti che mi sta a cuore sottolineare.

Non credo sia tanto e solamente l’annosa questione se sia giusto o meno far pagare le tasse alle scuole non in edifici pubblici, anzi il rischio è che si cada nello scontato ragionamento “utilitaristico” e pericoloso della dicotomia  del “luogo” con lo “spazio” riducendo ancora una volta il ragionamento al concetto di “costo/introito/mercato” e non aprendolo concetto di “valore”.

Il ragionamento deve stare  su che tipo di sistema educativo abbiamo in mente e  la sentenza della Cassazione può e deve essere l’occasione per porsi una domanda: “cosa rende la scuola (statale o paritaria che sia) pubblica?” e soprattutto aderente al dettato costituzionale che la rende aperta a tutti, stabilendo all’articolo 3 che il compito dello Stato è di rimuovere gli ostacoli che impediscono a ciascuna/o cittadina/o di godere degli stessi diritti.

Il tema è come costruire un nuovo sistema educativo contemporaneo che sappia rimettere in moto la mobilità sociale bloccata in questo paese da oltre vent’anni, per cui essendosi inceppato non solo il ricambio generazionale ma anche sociale si ereditano le professioni così come si ereditano le disuguaglianze. In questo modo non solo si tradisce il dettato costituzionale fondato sulla relazionalità reciproca tra dirigenti e diretti, ma, come continuamente ci ricordano autorevoli commentatori internazionali, si inibisce la crescita “economica” di un Paese, perché, senza scomodare premi nobel dell’economia, sappiamo che il talento si distribuisce casualmente nella società per cui tanto più ci sarà commistione di “differenze” tanto più verranno alimentate creatività e innovazioni. Continue reading