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I motivi della mia adesione al Partito Radicale Transnazionale

8 mag

Mi sono iscritta in seguito a una riflessione che sto facendo da tempo e che non è più rimandabile considerata la situazione attuale della società italiana e internazionale. Aderisco quindi a una formazione che ha sempre messo al centro la questione transnazionale e le libertà fondamentali come previsto dalla dichiarazione dei diritti umani perché ora più che mai questi argomenti necessitano della nostra attenzione e del nostro impegno. Ringrazio in particolare Laura Arconti con la quale condivido battaglie fondamentali: sono la prima firmataria di una proposta di legge per la costituzione di una commissione di inchiesta sull’intreccio della gestione dei campi rom e Mafia Capitale, ispirata dall’impegno di Marco Pannella su questo tema.
Qui l’intervista rilasciata a Radio Radicale.

8-9 aprile: seminiamo la pace in Colombia e nel mondo

27 mar

Con un seminario di due giorni avrò il piacere di aprire un percorso di sostegno allo storico processo di pace che sta avvenendo in Colombia e che ha valso il Nobel per la pace al Presidente Santos e a tutto il popolo colombiano.

Il progetto Sembrando Paz si pone l’ambizione di coinvolgere cittadini colombiani residenti in Italia in una riflessione partecipata su quale rete di sostegno internazionale al processo di pace è possibile costruire a partire dalle storie di vita di chi ha dovuto abbandonare il proprio Paese a causa della profonda iniquità delle condizioni di vita e per la crudeltà del conflitto. La pace è una costruzione collettiva finalizzata alla realizzazione di una società che garantisca il pieno esercizio dei diritti umani, le libertà fondamentali e la giustizia sociale come testimoniano da anni i movimenti sociali colombiani.

Ragionare sulla pace in Colombia può aprire un nuovo e più ampio spazio di riflessione nell’area mediterranea, fornendo strumenti di analisi e di intervento. Vi aspetto a Roma presso il complesso del Sacro Cuore di via Marsala, 42 (Stazione Termini).

 

locandina sembrando paz aggiornata

Milagro Sala deve difendersi da donna libera

16 gen

Oggi ho chiesto al Ministro degli affari esteri, attraverso un’interpellanza, cosa abbia intenzione di fare per promuovere la liberazione di Milagro Sala, la leader dei Tupac Amaru che in Argentina è detenuta illegalmente ormai da più di un anno. Qui sotto il testo dell’interpellanza che è stata condivisa da alcuni colleghi del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana. 

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale – Per sapere – premesso che:

Milagro Sala, fondatrice e leader dell’organizzazione sociale argentina Tupac Amaru, oltre che deputata del Parlasur, è detenuta illegalmente insieme ad altri membri del movimento sociale dal 16 gennaio 2016. Nonostante gli appelli di Amnesty International e una risoluzione da parte del gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite, continua ad essere la prima prigioniera politica del governo del Presidente Macri;

Milagro Sala è la leader dell’organizzazione di quartiere Tupac Amaru, il collettivo di base popolare e indigeno che lotta per i diritti economici, sociali e culturali nella provincia di Jujuy e in tutta l’Argentina. L’organizzazione è stata fondata negli anni novanta nella città di San Salvador de Jujuy, nel nord ovest dell’Argentina al confine con la Bolivia. Questa provincia ha indicatori sociali sotto la media nazionale, per questo il lavoro dell’organizzazione si è concentrato sull’empowerment dei gruppi più vulnerabili. Dal 2004, attraverso la gestione di programmi nazionali e provinciali, la Tupac Amaru gestisce la costruzione di abitazioni, fornisce servizi sanitari e per l’istruzione, sviluppa attività di produzione e genera occupazione per oltre 4.500 persone, organizzate attraverso cooperative di lavoro;

tanto la risoluzione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite quanto l’Organizzazione degli Stati Americani hanno definito la detenzione come illegale. Il primo ministro Canadese, Justin Trudeau ha menzionato la necessità della sua liberazione durante la visita presso la capitale argentina, aumentando così la pressione internazionale al riguardo. Immediatamente dopo questa dichiarazione, sei persone sono state messe in libertà, tra cui il marito di Milagro Sala;

in particolare il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha stabilito che “la detenzione della signora Milagro Sala è arbitraria” e ha quindi chiesto “al Governo argentino di rilasciarla immediatamente”. Il Gruppo ha stabilito che era stata messa in atto una rete di “accuse a catena” e di processi indiziari per sostenere la detenzione a tempo indeterminato. Il gruppo ha concluso che in questo caso è stata violata l’indipendenza della magistratura. Inoltre, analizzando le ragioni giuridiche per cui Milagro Sala è privata della libertà, il Gruppo ha concluso che non vi sono motivi legali per giustificare la sua detenzione. Non è dimostrato esistere il rischio di fuga o di intralcio alle indagini per giustificare la sua detenzione. Il Gruppo ritiene che lo Stato abbia impedito l’esercizio del diritto di difesa di Milagro Sala per mancanza di precisione e chiarezza dei fatti contestati contro di lei e per non averla informata adeguatamente sui crimini di cui è accusata. Ha anche rilevato che, per la sua condizione di Deputata del Parlasur, Milagro Sala godeva di diritti parlamentari che impedivano il suo arresto. Il governo argentino è tenuto ad attuare le misure definite dal Gruppo di Lavoro. La decisione del Gruppo fa seguito alla denuncia di Amnesty International, CELS e ANDHES nel febbraio 2016, dopo l’arresto di Milagro Sala nella provincia di Jujuy;

in Argentina si sono costituiti quasi 50 comitati per la liberazione di Milagro Sala e 9 all’estero, tra cui il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala italiano;

lo scorso dicembre nel giro di 24 ore Milagro Sala è stata condannata due volte dai giudici di Jujuy. La prima volta il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto una pena di tre anni per l’escrache (forma di denuncia pubblica attraverso affissione di locandine e distribuzione di volantini volta a screditare) realizzato nel 2009 ai danni dell’allora senatore Gerardo Morales. La seconda volta Milagro Sala è stata condannata per danno alla circolazione del traffico a causa di un sit-in pacifico che dal dicembre 2015 al febbraio 2016 si è svolto di fronte al palazzo del governo di Jujuy, insieme a numerose altre associazioni della provincia argentina, contro l’ondata di licenziamenti che aveva lasciato a casa migliaia di lavoratori delle cooperative. Sala è stata multata e interdetta ai pubblici uffici e cariche in associazioni per tre anni. La difesa ha sottolineato il fatto che in casi analoghi non sia mai stata contemplata l’interdizione dai pubblici uffici;

alla luce degli ultimi avvenimenti e in concomitanza con il 16 gennaio che segna il primo anno di detenzione illegale di Milagro Sala nel carcere di Alto Comedero a Jujuy, appare inspiegabile e grave il fatto che il Governo Italiano non abbia preso nessuna posizione riguardo alla vicenda:-

quali i motivi del ritardo da parte del Governo italiano nel prendere coscienza e sostenere le risoluzioni di coloro che difendono i diritti umani, non ultimo il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, richiedendo al Presidente Macrì l’immediato rilascio di Milagro Sala affiché la leader si possa difendere da donna libera;

quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere affinché i diritti umani, quelli delle donne e dei più poveri siano rispettati e difesi in Argentina.

FIRMA

Martelli, Nicchi, Melilla, Palazzotto, Fratoianni, Ricciatti, Duranti, Pannarale, Scotto, Galli, Bordo e Kronbichler

Intervista a Giovanna Martelli sulla pace in Colombia

10 gen

 

di Francesco Cecchini

In Colombia, martedì 13 dicembre, la Corte Costituzionale ha finalmente approvato il così detto Fast Track che permetterà l’approvazione rapida delle leggi che regoleranno l’Accordo Definitivo di pace tra governo e FARC-EP. Cosa ne pensi?

È un provvedimento importante che mette in marcia l’accordo sottoscritto dal Governo e le FARC. Credo che il Fast Track possa anche dare un impulso importante alla legittimazione politica delle FARC- EP che è doverosa considerato che la Pace non si costruisce unilateralmente. La scelta di deporre le armi a favore di una costruzione pacifica di una società equilibrata consegna alle FARC – EP una funzione politica importante nella Nuova Colombia ed è corretto incentivarne l’attuazione. Altro passaggio fondamentale, oltre alla creazione di una Jurisdicción Especial para la Paz, é lo smantellamento delle organizzazioni paramilitari. I gravi crimini commessi dai paramilitari contro il popolo colombiano richiedono un atto politico forte per condannare quanto commesso nei lunghi anni di conflitto.

Qual è la tua opinione sulla situazione generale sul processo di pace e sulla situazione generale in Colombia?

La transizione che stanno vivendo la Colombia ed il suo popolo è una fase complessa. Sappiamo che proprio durante le fasi di transizione si possono aprire gli scenari politici peggiori e nascere populismi pericolosi per il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

La Pace sarà Pace vera se la condizione sociale sarà equilibrata e non segnata da pesanti disuguaglianze. Ogni donna e uomo devono essere nella condizione di essere liberi dal bisogno, dal potere e dalla paura. Il Premio Nobel per la Pace consegna questa responsabilità al Presidente Santos ed è per questo che la Comunità Internazionale deve sostenere il processo di pace sia sul fronte politico che attraverso programmi di cooperazione allo sviluppo

Pensi che il processo di pace in Colombia abbia un valore generale, essere d’esempio per situazioni simili? Se si, quali?

La deposizione delle armi da parte delle FARC – EP e la disponibilità del Presidente Santos di costruire un accordo bilaterale con elementi che puntano a far progredire  la società colombiana, fanno del Processo di Pace Colombiano un laboratorio politico e sociale di grande interesse. Ora si tratta di capire come la Comunità Internazionale intende valorizzarlo e quale impostazione politica si vuole imprimere nel processo.
L’auspicio è quello che la programmazione che verrà posta in essere dal governo colombiano faciliti il protagonsimo delle comunità nella scelta di un nuovo modello di sviluppo lasciando alle spalle il paradigma neoliberista. In questo senso l’attenzione delle agenzie di cooperazione straniere possono giocare un ruolo fondamentale.

Sinistra Italiana, l’organizzazione politica alla quale appartiene ha contatto con partiti, movimenti colombiani?

Sinistra Italiana è un nuovo partito politico che sta nascendo e non può farlo senza tener conto di quanto accade nel mondo. La nostra sensibilità sul riconoscimento pieno dei diritti umani è nota. La recente presa di posizione contro Erdogan e quanto sta compiendo nel suo paese in tema di violazione dei diritti umani va in questa direzione. Su questi presupposti stiamo iniziando un lavoro di analisi dell’accordo di pace colombiano e costruendo relazioni con esponenti politici. Nel mio ultimo viaggio in Colombia ho incontrato il Senatore Ivan Cepeda Castro proprio per comprendere quanto stava accadendo in Colombia.

Pensi possa essere utile invitare in Italia esponenti politici colombiani in Italia per raccontare il processo di pace, per esempio, Piedad Cordoba di Marcha Patriotica?

Certamente. Credo che la voce diretta dei protagonisti sia fondamentale per far capire a tutti la complessità di un conflitto che segna pesantemente la Colombia da 50 anni. Se Piedad Cordoba e Marcha Patriotica trovano interesse per portare la loro narrazione di pace in Italia sarei molto onorata di ospitarli e condividere con loro il loro racconto.

Da tempo sei impegnata per la pace in Colombia, quale stato finora il tuo lavoro in merito?

Lo scorso ottobre presso la Camera dei Deputati ho sostenuto la costituzione in Italia del Foro Internazionale delle Vittime – Foro Internacional De Víctimas (FIV), l’organizzazione che raggruppa più di cinque milioni di cittadini colombiani che hanno vissuto nella propria carne le atrocità del conflitto colombiano. Sto lavorando per tenere accesi i riflettori sulla Pace in Colombia interloquendo con agenzie pubbliche e private per sostenere un ruolo dell’Italia nel processo di pace. Sappiamo quanto sia  stato importante il movimento cooperativo italiano nella ricostruzione sociale del dopoguerra del 1945 e nella nascita della Repubblica. Penso che anche nella fase di costruzione della Pace Colombiana costruire un modello di sviluppo imperniato sulla cooperazione sia fondamentale per una società equilibrata.

 Fai parte, sei promotrice, di una Commissione parlamentare che tratta della pace in Colombia. Che lavoro è stato fatto finora, quale dibattito, che prospettive?

Si tratta di un gruppo interparlamentare presieduto dal Senatore Argentino Zin che si è riunito nello scorso novembre. L’obiettivo è quello di portare l’attenzione ed il sostegno del Parlamento Italiano a quello Colombiano.

 Pensi di andare prossimamente in Colombia?

Tornerò a breve in Colombia dove incontrerò chi lotta da anni contro la povertà, l’ingiustizia sociale e la guerra. Ho grande desiderio di incontrare Piedad Cordoba e Marcha Patriotica.

Un’ultima domanda. Il processo di pace in Colombia è poco seguito dai media italiani, hai contatti con giornalisti ai  quali inviare gli articoli che Pressenza pubblica o comunicati stampa?

Il mondo dell’informazione italiano ha scelto di raccontare prioritariamente altre cose. Ricordo solo il silenzio delle maggiori testate dopo la grande manifestazione del 26 novembre a Roma contro la violenza alle donne. Scelte editoriali che rispetto ma che non condivido. Stessa posizione vale per le TV compreso il servizio pubblico. Geraldina Colotti, che oltre ad essere un’amica, è una giornalista che si occupa dell’America Latina con passione e competenza.

Grazie e buon lavoro.

 

Nota biografica di On. Giovanna Martelli, Deputata di Sinistra Italiana.

Giovanna Martelli, Nasce a Torino nel dicembre del 1963. Figlia di un operaio e di una bidella, inizia la sua attività politica alla fine degli anni ’70 e si iscrive nel 1982 al Partito Comunista Italiano. Ha un figlio di ventisei anni  Gian Marco, che lavora come operaio a tempo determinato in un caseificio del mantovano. Lavora da vent’anni nei servizi pubblici occupandosi di servizi alla persona e tutela minorile.  Nel 2011 viene nominata Vice Presidente della Provincia di Mantova  e si occupa di Politiche del Lavoro, Giovanili e Cooperazione Internazionale. Coordina da Vice Presidente la definizione del Piano Provinciale dell’Orientamento e le politiche di conciliazione vita-lavoro, promuove con le organizzazioni sindacali e la Camera di Commercio la costituzione di un fondo per l’anticipo del pagamento della Cassa Integrazione alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati dalla crisi economica.

Nel dicembre 2012 partecipa alla primarie del Partito Democratico e nel febbraio 2013 viene eletta deputata per la zona della Lombardia Sud. Entra in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati dove segue particolarmente i temi legati al lavoro femminile. Dal 1° ottobre 2014 fino a novembre 2015 è Consigliera del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per le Pari Opportunità seguendo le politiche di genere, l’affermazione dei diritti civili, il contrasto alle discriminazioni e la tratta degli esseri umani. Alla fine del 2015 abbandona il Partito Democratico e nel febbraio 2016 aderisce a Sinistra Italiana. Da gennaio 2016 sostiene la campagna per la liberazione di Milagro Sala e sta seguendo il processo di pace in Colombia anche con l’adozione di atti parlamentari.  Ha un profilo Twitter @giova_martelli, una pagina facebook Giovanna Martelli e un blog sull’Huffington Post

L’intervista originale è stata pubblicata su Pressenza a questo link

“Chinarsi, abbassarsi e farsi piccole e piccoli”

24 dic

Una felice festa a tutte e tutti!


La tratta degli esseri umani è uno dei peggiori crimini dei nostri giorni

18 ott

tratta

Oggi nella giornata europea contro la tratta degli esseri umani Sinistra Italiana ha presentato un’importante mozione di cui sono prima firmataria per impegnare il governo ancora di più nella lotta a questo grave fenomeno di schiavitù che spesso coinvolge soprattutto le donne.

Più fondi contro tratta esseri umani, uno dei crimini peggiori Martelli: presentata mozione alla Camera Roma, 18 ott. (askanews) – In occasione delle giornata europea contro la tratta degli esseri umani SINISTRA ITALIANA ha presentato una mozione con la quale impegna il governo, tra l’altro, a garantire un finanziamento strutturale del sistema nazionale antitratta con un fondo di 35 milioni di euro. “La tratta degli esseri umani – dichiara la deputata di SINISTRA Italiana Giovanna Martelli, prima firmataria della mozione -. I dati ci dicono che è in aumento in molti paesi e che le reti criminali si sono modernizzate e adeguate ai meccanismi dei nuovi e massicci movimenti verso l’Europa. Uno sfruttamento che riguarda 21 milioni di persone in tutto il mondo e che utilizza più di 500 rotte. In Italia – continua la deputata della SINISTRA – il problema è particolarmente grave a causa di una combinazione di vari fattori, come la posizione geografica, il potere della criminalità organizzata locale e una persistente domanda di prestazioni sessuali”. “È urgente e necessario aumentare i fondi a disposizione, individuare azioni e politiche pubbliche di inclusione per tutelare i diritti e le pari opportunità delle persone che migrano. Bene le giornate commemorative – conclude Martelli – ma più importanti sono i fatti”.

La mozione si può leggere cliccando qui 

Discriminazioni e criminalità: deve attivarsi la commissione d’inchiesta sulla gestione dei Campi Rom a Roma.

13 ott

 

Giovedì 13 ottobre alle 14.30 si è svolta la conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei deputati, nella quale insieme a Samir Alija, attivista e mediatore culturale, ho illustrato il DDL che ho presentato per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dei Campi Rom a Roma.
La proposta, depositata il 25 luglio 2016, prevede la istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’allestimento, la gestione e la manutenzione dei campi nomadi nel territorio del comune di Roma. Il testo prende le mosse dalla denuncia che Marco Pannella sporse nel giugno 2015 contro il Comune di Roma per discriminazione razziale.
Alla Conferenza Stampa hanno anche partecipato: Vincenzo Di Nanna, avvocato e segretario di Amnistia Giustizia e Libertà, Gianni Carbotti, attivista e coautore del film “Dragan aveva ragione”, Laura Arconti, attivista del Partito Radicale e, in video, Moni Ovadia.

Approfondimenti

La sanità mantovana ringrazi gli operatori

13 ago image

imageSulla salute non si può speculare. Così concludevo la mia nota dello scorso 23 luglio che inviavo al direttore generale dell’azienda ospedaliera “Carlo Poma” e all’assessore regionale Giulio Gallera in seguito alla vicenda delle due oncologhe e del loro incarico presso l’ospedale mantovano. Nella nota richiedevo la pubblicazione integrale, dell’audit sui protocolli adottati a salvaguardia e tutela della cura ai cittadini, la disponibilità dell’azienda ospedaliera ad incontrare le istituzioni e le associazioni che si occupano dei diritti dei malati per illustrare integralmente l’audit o illustrare nel dettaglio tutti i punti (forti e deboli) dei protocolli. Allo stesso tempo mi premeva sottolineare quanto il servizio erogato dall’azienda ospedaliera, grazie ai 5.000 operatori, garantisse e tutelasse la salute dei cittadini mantovani che vi accedono, soprattutto, oggi che la sanità pubblica messa duramente alla prova da chi governa il Paese e poi si erge a paladino dei diritti. In questo tempo di grande delegittimazione del servizio pubblico, è ancora più evidente che la salute dei cittadini non puó essere oggetto del dominio e delle scorribande utilitaristiche della politica. Ora che si è giunti ad una soluzione per le due mediche oncologhe e che si avvierà a breve il lavoro di verifica da parte dell’Ats Valpadana, voglio cogliere questo momento per ritornare proprio a quei cinquemila operatori menzionati in precedenza e ringraziarli perché, anche in tempi di carestia per la sanità pubblica, garantiscono quanto viene offerto dalla nostra azienda ospedaliera. Proprio la Gazzetta ha segnalato recentemente quanto la provincia di Mantova, paragonata a quella vicina di Cremona, abbia cinquantamila abitanti in più ma molti meno posti letto. Se l’ospedale Carlo Poma è un’azienda di eccellenza è grazie alle mediche ed ai medici, alle infermiere ed agli infermieri, alle operatrici dei servizi generali ed a tutti coloro che quotidianamente svolgono il loro lavoro non solo con impegno e professionalità ma anche con coraggio. Lo stesso coraggio che i cittadini mantovani hanno voluto restituire nella lotta per il reintegro delle dottoresse. Oggi più che in ogni altro tempo “restiamo umani” . Restare umani è una vera e propria scelta di campo contro le speculazioni più orribili: quelle sulla pelle e sulla salute dei cittadini.

Questa lettera è stata pubblicata oggi su La Gazzetta di Mantova

Tupac Amaru: una proiezione per non dimenticare Milagro Sala

3 giu Volante 1
Volante 1
Programma
ore 17 Accredito
ore 17.30 Proiezione
ore 18.40 Dibattito con interventi di: Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International
Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana
Magalí Buj e Federico Palumbo, registi del documentario
Gabriela García, Autoconvocados en Roma
Olivier Turquet, Movimento Umanista, coordinatore redazione italiana di Pressenza

Milagro Sala, Deputata del ParlaSur e leader dell’organizzazione Tupc Amaru, è in carcere dal 15 gennaio 2016: è stata accusata d’istigazione a delinquere per aver organizzato una protesta pacifica e a questa si sono aggiunte altre accuse infondate. Le reali motivazioni del suo arresto sono la sua grande opera, che ha cambiato la vita di migliaia di persone con la costruzione di case e centri sanitari, sportivi ed educativi.
Il documentario “Tupac Amaru: algo esta cambiando” racconta il lavoro di Milagro Sala e dell’organizzazione Tupac Amaru.
Invitiamo alla mobilitazione internazionale per chiedere la sua immediata liberazione.

 

Per partecipare alla proiezione inviare il proprio nome entro il 07/06:
redazioneitalia@pressenza.com
3891494050

Gestazione per altri: quale approccio legislativo? Roma, 7 giugno

3 giu

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Gestazione per altri: tra proibizionismo e libertà contrattuale, quale approccio legislativo per il futuro?

martedì 7 giugno ore 16.30 – 19.30 
Sala di S. Maria in Aquiro, piazza Capranica 72 – Roma 
Sul tema della gestazione per altri la complessità della modernità e la fluidità del contesto sociale ci obbligano a non semplificare e ci spingono ad interrogarci sui mutamenti affettivi e intimi che le donne e gli uomini vivono in questa contemporaneità. 

L’errore sarebbe quello di entrare nella contrapposizione tra proibizionismo e libertà contrattuale. Un approccio proibizionista rischia di condurci lontano dall’idea di infrastruttura sociale e di politiche pubbliche propria della crescita reale della nostra Repubblica, avvicinandoci invece all’impostazione più conservatrice ove domina uno squilibrio nei rapporti di forza nelle relazioni interpersonali e affettive, centrate sul rispetto e non sul riconoscimento. 

Medesimo rischio anche per le posizioni che liberalizzano la pratica annullando del tutto l’apporto soggettivo nella costruzione della relazione.

C’è un mutamento sociale e umano dei rapporti di filiazione, della genitorialità e più in generale della vita familiare non più basati sulla coincidenza tra dato biologico, genetico, sociale e su un presunto unico modello “naturale” di famiglia, ma fondati sulla qualità delle relazioni.

Tale cambiamento sociale è già stato riconosciuto giuridicamente, ma deve esserlo pienamente, nella priorità di assicurare gli stessi diritti ai figli e alle figlie a prescindere da come sono venuti al mondo. Si tratta di introdurre un principio di “diritto minimo”, un diritto non scisso dalla vita reale e legato alla soggettività e al valore del legame.
Di questo diritto e di come possa essere riconosciuto dalla legge ne discutono insieme all’On. Giovanna Martelli:
Ines Corti (professore associato di Istituzioni di diritto privato dell’Università di Macerata), Giovanni Maria Flick (professore emerito di diritto penale presso la Luiss e presidente emerito della Corte Costituzionale), Filomena Gallo (segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica), Chiara Lalli (filosofa, saggista e giornalista) e Marina Terragni (giornalista, scrittrice e blogger). 

Modera Alessandra Di Pietro (giornalista e scrittrice)

 è d’obbligo per gli uomini indossare giacca e cravatta

l’accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima

Per partecipare inviare una mail a segreteriaonmartelli@gmail.com entro le 9 di lunedì 6 giugno