L’inesistente teoria gender: ancora una volta contro le donne

17 set

Comma 16 della Buona Scuola “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’art. 5 della Legge recante misure contro il Femminicidio”.

Mentre scrivevo l’emendamento che oggi è Legge dello Stato Italiano e  pensando alla parità sostanziale tra donne e uomini una delle priorità era quella di scardinare l’impatto che gli stereotipi educativi hanno nelle decisioni che le ragazze e i ragazzi prendono nelle loro vite.  Un’influenza molto pesante che si fa sentire anche nel mondo del lavoro, in cui le donne subiscono tuttora una emarginazione , tanto che alcuni settori sono ancora considerati di dominio maschile con la naturale conseguenza di un livello di retribuzione superiore rispetto ai settori che culturalmente e tradizionalmente sono riservati alle donne.

Ecco perché ė importante leggere quanto introdotto dal comma 16 con la luce della ragione,  mettendo a fuoco come questo obiettivo si possa inscrivere in una più complessiva strategia coerente anche con le recenti iniziative Comunitarie sul tema dell’emancipazione delle ragazze nell’ambito dell’Istruzione.

Il nostro Paese ha ratificato nel 2013 la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, adottata a Istanbul nel 2011, la quale, oltre ad avere un carattere vincolante per i paesi che vi hanno aderito riprende nei suoi contenuti l’aggancio tra tutela dei diritti umani delle donne e tutela delle donne contro la violenza maschile.

Di qui la necessità di passare da una logica meramente emergenziale in tema di violenza contro le donne alla messa a punto di politiche pubbliche che a partire da un lavoro capillare di prevenzione, riescano a rimuovere gli ostacoli culturali ed economici da cui derivano la persistenza e la reiterazione di pesanti discriminazioni nei confronti delle donne.

Il nostro Paese sta percorrendo questa strada sancendo che l’educazione e l’istruzione sono il fondamento per una cittadinanza responsabile, essenziali per garantire l’emancipazione delle ragazze e i diritti umani fondamentali di ogni bambina e bambino, soprattutto se teniamo conto che 30 milioni di bambine in età da scuola primaria ed in tutto il mondo sono escluse dal sistema di istruzione.
Il Comma 16 non è un’azione isolata ma si intreccia con le altre misure che in questi mesi del 2015, a vent’anni da Pechino, traducono in fatti concreti il concetto di “politiche trasversali” per l’emancipazione pubblica, sociale ed economica delle donne.

La promozione della condivisione delle responsabilità di cura della famiglia nella recente Legge Delega sul Lavoro, l’estensione dell’indennità di maternità e della fruizione dei congedi parentali sono politiche che rimettono in equilibrio la “produzione” con la “riproduzione” in un Paese come l’Italia che vede nella denatalità e nell’invecchiamento della popolazione due fenomeni che non facilitano il progresso economico e sociale. L’introduzione di tre mesi di congedo retribuito per una donna che lavora,  che ha subito violenza e per i quali lo Stato se ne assume l’onere economico significa che la violenza contro le donne è un fatto pubblico, che la politica se ne assume la responsabilità e che il lavoro è la più potente forma di emancipazione dalla vulnerabilità.

Puntare sull’introduzione delle pari opportunità significa chiudere definitivamente con un passato che ha visto nell’impostazione patriarcale della nostra società un ruolo decisivo nel veicolare stili di vita, finalizzati ad avviare bambine e bambini verso destini sociali disuguali e dove la violenza contro le donne rappresenta in modo estremo la volontà di sopraffare il naturale istinto di emancipazione insito nell’umanità.

Queste sono le motivazioni che ci portano al comma 16 e credo che chi oggi urla e disorienta donne e uomini parlando di inesistenti “teorie gender”,  utilizzi ancora una volta il “cavallo di troia” della paura per non riconoscere e  continuare a discriminare le donne.

 

Fonte: Sito Dipartimento per le pari opportunità presso Presidenza del Consiglio

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