Milagro Sala deve difendersi da donna libera

16 gen

Oggi ho chiesto al Ministro degli affari esteri, attraverso un’interpellanza, cosa abbia intenzione di fare per promuovere la liberazione di Milagro Sala, la leader dei Tupac Amaru che in Argentina è detenuta illegalmente ormai da più di un anno. Qui sotto il testo dell’interpellanza che è stata condivisa da alcuni colleghi del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana. 

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale – Per sapere – premesso che:

Milagro Sala, fondatrice e leader dell’organizzazione sociale argentina Tupac Amaru, oltre che deputata del Parlasur, è detenuta illegalmente insieme ad altri membri del movimento sociale dal 16 gennaio 2016. Nonostante gli appelli di Amnesty International e una risoluzione da parte del gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite, continua ad essere la prima prigioniera politica del governo del Presidente Macri;

Milagro Sala è la leader dell’organizzazione di quartiere Tupac Amaru, il collettivo di base popolare e indigeno che lotta per i diritti economici, sociali e culturali nella provincia di Jujuy e in tutta l’Argentina. L’organizzazione è stata fondata negli anni novanta nella città di San Salvador de Jujuy, nel nord ovest dell’Argentina al confine con la Bolivia. Questa provincia ha indicatori sociali sotto la media nazionale, per questo il lavoro dell’organizzazione si è concentrato sull’empowerment dei gruppi più vulnerabili. Dal 2004, attraverso la gestione di programmi nazionali e provinciali, la Tupac Amaru gestisce la costruzione di abitazioni, fornisce servizi sanitari e per l’istruzione, sviluppa attività di produzione e genera occupazione per oltre 4.500 persone, organizzate attraverso cooperative di lavoro;

tanto la risoluzione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite quanto l’Organizzazione degli Stati Americani hanno definito la detenzione come illegale. Il primo ministro Canadese, Justin Trudeau ha menzionato la necessità della sua liberazione durante la visita presso la capitale argentina, aumentando così la pressione internazionale al riguardo. Immediatamente dopo questa dichiarazione, sei persone sono state messe in libertà, tra cui il marito di Milagro Sala;

in particolare il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha stabilito che “la detenzione della signora Milagro Sala è arbitraria” e ha quindi chiesto “al Governo argentino di rilasciarla immediatamente”. Il Gruppo ha stabilito che era stata messa in atto una rete di “accuse a catena” e di processi indiziari per sostenere la detenzione a tempo indeterminato. Il gruppo ha concluso che in questo caso è stata violata l’indipendenza della magistratura. Inoltre, analizzando le ragioni giuridiche per cui Milagro Sala è privata della libertà, il Gruppo ha concluso che non vi sono motivi legali per giustificare la sua detenzione. Non è dimostrato esistere il rischio di fuga o di intralcio alle indagini per giustificare la sua detenzione. Il Gruppo ritiene che lo Stato abbia impedito l’esercizio del diritto di difesa di Milagro Sala per mancanza di precisione e chiarezza dei fatti contestati contro di lei e per non averla informata adeguatamente sui crimini di cui è accusata. Ha anche rilevato che, per la sua condizione di Deputata del Parlasur, Milagro Sala godeva di diritti parlamentari che impedivano il suo arresto. Il governo argentino è tenuto ad attuare le misure definite dal Gruppo di Lavoro. La decisione del Gruppo fa seguito alla denuncia di Amnesty International, CELS e ANDHES nel febbraio 2016, dopo l’arresto di Milagro Sala nella provincia di Jujuy;

in Argentina si sono costituiti quasi 50 comitati per la liberazione di Milagro Sala e 9 all’estero, tra cui il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala italiano;

lo scorso dicembre nel giro di 24 ore Milagro Sala è stata condannata due volte dai giudici di Jujuy. La prima volta il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto una pena di tre anni per l’escrache (forma di denuncia pubblica attraverso affissione di locandine e distribuzione di volantini volta a screditare) realizzato nel 2009 ai danni dell’allora senatore Gerardo Morales. La seconda volta Milagro Sala è stata condannata per danno alla circolazione del traffico a causa di un sit-in pacifico che dal dicembre 2015 al febbraio 2016 si è svolto di fronte al palazzo del governo di Jujuy, insieme a numerose altre associazioni della provincia argentina, contro l’ondata di licenziamenti che aveva lasciato a casa migliaia di lavoratori delle cooperative. Sala è stata multata e interdetta ai pubblici uffici e cariche in associazioni per tre anni. La difesa ha sottolineato il fatto che in casi analoghi non sia mai stata contemplata l’interdizione dai pubblici uffici;

alla luce degli ultimi avvenimenti e in concomitanza con il 16 gennaio che segna il primo anno di detenzione illegale di Milagro Sala nel carcere di Alto Comedero a Jujuy, appare inspiegabile e grave il fatto che il Governo Italiano non abbia preso nessuna posizione riguardo alla vicenda:-

quali i motivi del ritardo da parte del Governo italiano nel prendere coscienza e sostenere le risoluzioni di coloro che difendono i diritti umani, non ultimo il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, richiedendo al Presidente Macrì l’immediato rilascio di Milagro Sala affiché la leader si possa difendere da donna libera;

quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere affinché i diritti umani, quelli delle donne e dei più poveri siano rispettati e difesi in Argentina.

FIRMA

Martelli, Nicchi, Melilla, Palazzotto, Fratoianni, Ricciatti, Duranti, Pannarale, Scotto, Galli, Bordo e Kronbichler

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