8-9 aprile: seminiamo la pace in Colombia e nel mondo

27 mar

Con un seminario di due giorni avrò il piacere di aprire un percorso di sostegno allo storico processo di pace che sta avvenendo in Colombia e che ha valso il Nobel per la pace al Presidente Santos e a tutto il popolo colombiano.

Il progetto Sembrando Paz si pone l’ambizione di coinvolgere cittadini colombiani residenti in Italia in una riflessione partecipata su quale rete di sostegno internazionale al processo di pace è possibile costruire a partire dalle storie di vita di chi ha dovuto abbandonare il proprio Paese a causa della profonda iniquità delle condizioni di vita e per la crudeltà del conflitto. La pace è una costruzione collettiva finalizzata alla realizzazione di una società che garantisca il pieno esercizio dei diritti umani, le libertà fondamentali e la giustizia sociale come testimoniano da anni i movimenti sociali colombiani.

Ragionare sulla pace in Colombia può aprire un nuovo e più ampio spazio di riflessione nell’area mediterranea, fornendo strumenti di analisi e di intervento. Vi aspetto a Roma presso il complesso del Sacro Cuore di via Marsala, 42 (Stazione Termini).

 

locandina sembrando paz aggiornata

Basta speculare sulle adozioni

18 gen Corbis-42-30608623.600
Corbis-42-30608623.600Oggi ho chiesto al Presidente Gentiloni che si attivi per ascoltare e tutelare le famiglie, molte mantovane, che sono state truffate nel desiderio di adottare un bambino. Qui di seguito l’interrogazione che è stata condivisa dal alcuni colleghi del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana.
Interrogazione a risposta orale
Presidente del Consiglio dei Ministri
Paolo Gentiloni
La Onlus “Enzo B”, fondata da Stefano Bernardi e Cristina Nespoli a Torino, è sotto indagine della magistratura perchè accusata di aver truffato numerose famiglie che hanno scelto l’adozione Internazionale come opportunità per soddisfare consapevolmente il proprio desiderio di genitorialità.
Premesso che:
- dal 2011 più di cento famiglie si sono rivolte alla onlus torinese per poter adottare bambine e bambini senza aver alcun esito rispetto alla loro istanza;
- ogni pratica è costata da un minimo di 3750 a oltre 10mila euro senza ricevere, di fatto, nessun servizio e senza mai concludere la procedura di adozione;
- solo nel 2013 l’ente ha fatto sapere che l’Etiopia aveva negato la possibilità di adottare bambine e bambini, accettando comunque istanze da parte delle famiglie fino al 2015;
- il comitato spontaneo “Family for children” si è costituito, al fine di sollecitare le istituzioni, per raccogliere le storie delle famiglie che sono state truffate, subendo un danno morale ed economico;
- le famiglie denunciano un sistema paludoso, dove le famiglie che desiderano avere un figlio adottivo sono costrette ad affidarsi ad intermediari senza scrupoli svincolati da ogni controllo.
Tenuto conto che non hanno ricevuto nessuna risposta nonostante abbiano scritto una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, abbiano chiesto spiegazioni alla Commissione per le Adozioni Internazionali e abbiano promosso varie interpellanze parlamentari.
Per tutto quanto sopra esposto si interroga il Presidente del Consiglio per conoscere:
- in che misura la Commissione per le Adozioni Internazionali ha vigilato sull’operato della “Enzo B.” Onlus;
- quali azioni si intende intraprendere a tutela e risarcimento delle famiglie coinvolte.
Firme
Martelli, Galli, Melilla, Fassina, Duranti, Ricciatti, Nicchi e Placido.

Milagro Sala deve difendersi da donna libera

16 gen

Oggi ho chiesto al Ministro degli affari esteri, attraverso un’interpellanza, cosa abbia intenzione di fare per promuovere la liberazione di Milagro Sala, la leader dei Tupac Amaru che in Argentina è detenuta illegalmente ormai da più di un anno. Qui sotto il testo dell’interpellanza che è stata condivisa da alcuni colleghi del gruppo parlamentare di Sinistra Italiana. 

La sottoscritta chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale – Per sapere – premesso che:

Milagro Sala, fondatrice e leader dell’organizzazione sociale argentina Tupac Amaru, oltre che deputata del Parlasur, è detenuta illegalmente insieme ad altri membri del movimento sociale dal 16 gennaio 2016. Nonostante gli appelli di Amnesty International e una risoluzione da parte del gruppo di lavoro sulle detenzioni arbitrarie delle Nazioni Unite, continua ad essere la prima prigioniera politica del governo del Presidente Macri;

Milagro Sala è la leader dell’organizzazione di quartiere Tupac Amaru, il collettivo di base popolare e indigeno che lotta per i diritti economici, sociali e culturali nella provincia di Jujuy e in tutta l’Argentina. L’organizzazione è stata fondata negli anni novanta nella città di San Salvador de Jujuy, nel nord ovest dell’Argentina al confine con la Bolivia. Questa provincia ha indicatori sociali sotto la media nazionale, per questo il lavoro dell’organizzazione si è concentrato sull’empowerment dei gruppi più vulnerabili. Dal 2004, attraverso la gestione di programmi nazionali e provinciali, la Tupac Amaru gestisce la costruzione di abitazioni, fornisce servizi sanitari e per l’istruzione, sviluppa attività di produzione e genera occupazione per oltre 4.500 persone, organizzate attraverso cooperative di lavoro;

tanto la risoluzione del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite quanto l’Organizzazione degli Stati Americani hanno definito la detenzione come illegale. Il primo ministro Canadese, Justin Trudeau ha menzionato la necessità della sua liberazione durante la visita presso la capitale argentina, aumentando così la pressione internazionale al riguardo. Immediatamente dopo questa dichiarazione, sei persone sono state messe in libertà, tra cui il marito di Milagro Sala;

in particolare il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha stabilito che “la detenzione della signora Milagro Sala è arbitraria” e ha quindi chiesto “al Governo argentino di rilasciarla immediatamente”. Il Gruppo ha stabilito che era stata messa in atto una rete di “accuse a catena” e di processi indiziari per sostenere la detenzione a tempo indeterminato. Il gruppo ha concluso che in questo caso è stata violata l’indipendenza della magistratura. Inoltre, analizzando le ragioni giuridiche per cui Milagro Sala è privata della libertà, il Gruppo ha concluso che non vi sono motivi legali per giustificare la sua detenzione. Non è dimostrato esistere il rischio di fuga o di intralcio alle indagini per giustificare la sua detenzione. Il Gruppo ritiene che lo Stato abbia impedito l’esercizio del diritto di difesa di Milagro Sala per mancanza di precisione e chiarezza dei fatti contestati contro di lei e per non averla informata adeguatamente sui crimini di cui è accusata. Ha anche rilevato che, per la sua condizione di Deputata del Parlasur, Milagro Sala godeva di diritti parlamentari che impedivano il suo arresto. Il governo argentino è tenuto ad attuare le misure definite dal Gruppo di Lavoro. La decisione del Gruppo fa seguito alla denuncia di Amnesty International, CELS e ANDHES nel febbraio 2016, dopo l’arresto di Milagro Sala nella provincia di Jujuy;

in Argentina si sono costituiti quasi 50 comitati per la liberazione di Milagro Sala e 9 all’estero, tra cui il Comitato per la Liberazione di Milagro Sala italiano;

lo scorso dicembre nel giro di 24 ore Milagro Sala è stata condannata due volte dai giudici di Jujuy. La prima volta il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto una pena di tre anni per l’escrache (forma di denuncia pubblica attraverso affissione di locandine e distribuzione di volantini volta a screditare) realizzato nel 2009 ai danni dell’allora senatore Gerardo Morales. La seconda volta Milagro Sala è stata condannata per danno alla circolazione del traffico a causa di un sit-in pacifico che dal dicembre 2015 al febbraio 2016 si è svolto di fronte al palazzo del governo di Jujuy, insieme a numerose altre associazioni della provincia argentina, contro l’ondata di licenziamenti che aveva lasciato a casa migliaia di lavoratori delle cooperative. Sala è stata multata e interdetta ai pubblici uffici e cariche in associazioni per tre anni. La difesa ha sottolineato il fatto che in casi analoghi non sia mai stata contemplata l’interdizione dai pubblici uffici;

alla luce degli ultimi avvenimenti e in concomitanza con il 16 gennaio che segna il primo anno di detenzione illegale di Milagro Sala nel carcere di Alto Comedero a Jujuy, appare inspiegabile e grave il fatto che il Governo Italiano non abbia preso nessuna posizione riguardo alla vicenda:-

quali i motivi del ritardo da parte del Governo italiano nel prendere coscienza e sostenere le risoluzioni di coloro che difendono i diritti umani, non ultimo il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, richiedendo al Presidente Macrì l’immediato rilascio di Milagro Sala affiché la leader si possa difendere da donna libera;

quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere affinché i diritti umani, quelli delle donne e dei più poveri siano rispettati e difesi in Argentina.

FIRMA

Martelli, Nicchi, Melilla, Palazzotto, Fratoianni, Ricciatti, Duranti, Pannarale, Scotto, Galli, Bordo e Kronbichler

A Mantova lavoro in picchiata, Maroni riveda l’inserimento nell’area di crisi non complessa

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Oggi sulla gazzetta di Mantova il mio appello alle istituzioni mantovane e al Presidente della Regione Lombardia.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni deve farsi carico dell’inserimento di Mantova tra le aree di crisi. Per questo attiveremo le azioni necessarie per chiedere che le istituzioni mantovane, organizzazioni sindacali, di categoria e camera di commercio, già sottoscrittrici di una richiesta di intervento alla Regione, vengano ricevute dal Presidente per pianificare una soluzione alla grave crisi economica e occupazionale del nostro territorio. È sotto gli occhi di tutti il progressivo peggioramento della situazione occupazionale a Mantova – dal caso Belleli, alla conversione area Ies e non ultimo la situazione del distretto tessile di Castel Goffredo. È pertanto necessaria una forte mobilitazione delle istituzioni mantovane. Il mancato inserimento nell’area di crisi non complessa già reso noto lo scorso novembre e ribadito oggi dal Ministero dello sviluppo economico ad una interrogazione del gruppo di Sinistra italiana deve essere assolutamente rivisto attraverso un’azione efficace e determinata della Regione Lombardia che deve fare la sua parte

Intervista a Giovanna Martelli sulla pace in Colombia

10 gen

 

di Francesco Cecchini

In Colombia, martedì 13 dicembre, la Corte Costituzionale ha finalmente approvato il così detto Fast Track che permetterà l’approvazione rapida delle leggi che regoleranno l’Accordo Definitivo di pace tra governo e FARC-EP. Cosa ne pensi?

È un provvedimento importante che mette in marcia l’accordo sottoscritto dal Governo e le FARC. Credo che il Fast Track possa anche dare un impulso importante alla legittimazione politica delle FARC- EP che è doverosa considerato che la Pace non si costruisce unilateralmente. La scelta di deporre le armi a favore di una costruzione pacifica di una società equilibrata consegna alle FARC – EP una funzione politica importante nella Nuova Colombia ed è corretto incentivarne l’attuazione. Altro passaggio fondamentale, oltre alla creazione di una Jurisdicción Especial para la Paz, é lo smantellamento delle organizzazioni paramilitari. I gravi crimini commessi dai paramilitari contro il popolo colombiano richiedono un atto politico forte per condannare quanto commesso nei lunghi anni di conflitto.

Qual è la tua opinione sulla situazione generale sul processo di pace e sulla situazione generale in Colombia?

La transizione che stanno vivendo la Colombia ed il suo popolo è una fase complessa. Sappiamo che proprio durante le fasi di transizione si possono aprire gli scenari politici peggiori e nascere populismi pericolosi per il pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

La Pace sarà Pace vera se la condizione sociale sarà equilibrata e non segnata da pesanti disuguaglianze. Ogni donna e uomo devono essere nella condizione di essere liberi dal bisogno, dal potere e dalla paura. Il Premio Nobel per la Pace consegna questa responsabilità al Presidente Santos ed è per questo che la Comunità Internazionale deve sostenere il processo di pace sia sul fronte politico che attraverso programmi di cooperazione allo sviluppo

Pensi che il processo di pace in Colombia abbia un valore generale, essere d’esempio per situazioni simili? Se si, quali?

La deposizione delle armi da parte delle FARC – EP e la disponibilità del Presidente Santos di costruire un accordo bilaterale con elementi che puntano a far progredire  la società colombiana, fanno del Processo di Pace Colombiano un laboratorio politico e sociale di grande interesse. Ora si tratta di capire come la Comunità Internazionale intende valorizzarlo e quale impostazione politica si vuole imprimere nel processo.
L’auspicio è quello che la programmazione che verrà posta in essere dal governo colombiano faciliti il protagonsimo delle comunità nella scelta di un nuovo modello di sviluppo lasciando alle spalle il paradigma neoliberista. In questo senso l’attenzione delle agenzie di cooperazione straniere possono giocare un ruolo fondamentale.

Sinistra Italiana, l’organizzazione politica alla quale appartiene ha contatto con partiti, movimenti colombiani?

Sinistra Italiana è un nuovo partito politico che sta nascendo e non può farlo senza tener conto di quanto accade nel mondo. La nostra sensibilità sul riconoscimento pieno dei diritti umani è nota. La recente presa di posizione contro Erdogan e quanto sta compiendo nel suo paese in tema di violazione dei diritti umani va in questa direzione. Su questi presupposti stiamo iniziando un lavoro di analisi dell’accordo di pace colombiano e costruendo relazioni con esponenti politici. Nel mio ultimo viaggio in Colombia ho incontrato il Senatore Ivan Cepeda Castro proprio per comprendere quanto stava accadendo in Colombia.

Pensi possa essere utile invitare in Italia esponenti politici colombiani in Italia per raccontare il processo di pace, per esempio, Piedad Cordoba di Marcha Patriotica?

Certamente. Credo che la voce diretta dei protagonisti sia fondamentale per far capire a tutti la complessità di un conflitto che segna pesantemente la Colombia da 50 anni. Se Piedad Cordoba e Marcha Patriotica trovano interesse per portare la loro narrazione di pace in Italia sarei molto onorata di ospitarli e condividere con loro il loro racconto.

Da tempo sei impegnata per la pace in Colombia, quale stato finora il tuo lavoro in merito?

Lo scorso ottobre presso la Camera dei Deputati ho sostenuto la costituzione in Italia del Foro Internazionale delle Vittime – Foro Internacional De Víctimas (FIV), l’organizzazione che raggruppa più di cinque milioni di cittadini colombiani che hanno vissuto nella propria carne le atrocità del conflitto colombiano. Sto lavorando per tenere accesi i riflettori sulla Pace in Colombia interloquendo con agenzie pubbliche e private per sostenere un ruolo dell’Italia nel processo di pace. Sappiamo quanto sia  stato importante il movimento cooperativo italiano nella ricostruzione sociale del dopoguerra del 1945 e nella nascita della Repubblica. Penso che anche nella fase di costruzione della Pace Colombiana costruire un modello di sviluppo imperniato sulla cooperazione sia fondamentale per una società equilibrata.

 Fai parte, sei promotrice, di una Commissione parlamentare che tratta della pace in Colombia. Che lavoro è stato fatto finora, quale dibattito, che prospettive?

Si tratta di un gruppo interparlamentare presieduto dal Senatore Argentino Zin che si è riunito nello scorso novembre. L’obiettivo è quello di portare l’attenzione ed il sostegno del Parlamento Italiano a quello Colombiano.

 Pensi di andare prossimamente in Colombia?

Tornerò a breve in Colombia dove incontrerò chi lotta da anni contro la povertà, l’ingiustizia sociale e la guerra. Ho grande desiderio di incontrare Piedad Cordoba e Marcha Patriotica.

Un’ultima domanda. Il processo di pace in Colombia è poco seguito dai media italiani, hai contatti con giornalisti ai  quali inviare gli articoli che Pressenza pubblica o comunicati stampa?

Il mondo dell’informazione italiano ha scelto di raccontare prioritariamente altre cose. Ricordo solo il silenzio delle maggiori testate dopo la grande manifestazione del 26 novembre a Roma contro la violenza alle donne. Scelte editoriali che rispetto ma che non condivido. Stessa posizione vale per le TV compreso il servizio pubblico. Geraldina Colotti, che oltre ad essere un’amica, è una giornalista che si occupa dell’America Latina con passione e competenza.

Grazie e buon lavoro.

 

Nota biografica di On. Giovanna Martelli, Deputata di Sinistra Italiana.

Giovanna Martelli, Nasce a Torino nel dicembre del 1963. Figlia di un operaio e di una bidella, inizia la sua attività politica alla fine degli anni ’70 e si iscrive nel 1982 al Partito Comunista Italiano. Ha un figlio di ventisei anni  Gian Marco, che lavora come operaio a tempo determinato in un caseificio del mantovano. Lavora da vent’anni nei servizi pubblici occupandosi di servizi alla persona e tutela minorile.  Nel 2011 viene nominata Vice Presidente della Provincia di Mantova  e si occupa di Politiche del Lavoro, Giovanili e Cooperazione Internazionale. Coordina da Vice Presidente la definizione del Piano Provinciale dell’Orientamento e le politiche di conciliazione vita-lavoro, promuove con le organizzazioni sindacali e la Camera di Commercio la costituzione di un fondo per l’anticipo del pagamento della Cassa Integrazione alle lavoratrici ed ai lavoratori interessati dalla crisi economica.

Nel dicembre 2012 partecipa alla primarie del Partito Democratico e nel febbraio 2013 viene eletta deputata per la zona della Lombardia Sud. Entra in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati dove segue particolarmente i temi legati al lavoro femminile. Dal 1° ottobre 2014 fino a novembre 2015 è Consigliera del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, per le Pari Opportunità seguendo le politiche di genere, l’affermazione dei diritti civili, il contrasto alle discriminazioni e la tratta degli esseri umani. Alla fine del 2015 abbandona il Partito Democratico e nel febbraio 2016 aderisce a Sinistra Italiana. Da gennaio 2016 sostiene la campagna per la liberazione di Milagro Sala e sta seguendo il processo di pace in Colombia anche con l’adozione di atti parlamentari.  Ha un profilo Twitter @giova_martelli, una pagina facebook Giovanna Martelli e un blog sull’Huffington Post

L’intervista originale è stata pubblicata su Pressenza a questo link

“Chinarsi, abbassarsi e farsi piccole e piccoli”

24 dic

Una felice festa a tutte e tutti!


Video sorveglianza nelle scuole: l’intervento in aula 

19 ott img_3846-1.jpg

http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=695&intervento=436458

La tratta degli esseri umani è uno dei peggiori crimini dei nostri giorni

18 ott

tratta

Oggi nella giornata europea contro la tratta degli esseri umani Sinistra Italiana ha presentato un’importante mozione di cui sono prima firmataria per impegnare il governo ancora di più nella lotta a questo grave fenomeno di schiavitù che spesso coinvolge soprattutto le donne.

Più fondi contro tratta esseri umani, uno dei crimini peggiori Martelli: presentata mozione alla Camera Roma, 18 ott. (askanews) – In occasione delle giornata europea contro la tratta degli esseri umani SINISTRA ITALIANA ha presentato una mozione con la quale impegna il governo, tra l’altro, a garantire un finanziamento strutturale del sistema nazionale antitratta con un fondo di 35 milioni di euro. “La tratta degli esseri umani – dichiara la deputata di SINISTRA Italiana Giovanna Martelli, prima firmataria della mozione -. I dati ci dicono che è in aumento in molti paesi e che le reti criminali si sono modernizzate e adeguate ai meccanismi dei nuovi e massicci movimenti verso l’Europa. Uno sfruttamento che riguarda 21 milioni di persone in tutto il mondo e che utilizza più di 500 rotte. In Italia – continua la deputata della SINISTRA – il problema è particolarmente grave a causa di una combinazione di vari fattori, come la posizione geografica, il potere della criminalità organizzata locale e una persistente domanda di prestazioni sessuali”. “È urgente e necessario aumentare i fondi a disposizione, individuare azioni e politiche pubbliche di inclusione per tutelare i diritti e le pari opportunità delle persone che migrano. Bene le giornate commemorative – conclude Martelli – ma più importanti sono i fatti”.

La mozione si può leggere cliccando qui 

Discriminazioni e criminalità: deve attivarsi la commissione d’inchiesta sulla gestione dei Campi Rom a Roma.

13 ott

 

Giovedì 13 ottobre alle 14.30 si è svolta la conferenza stampa, presso la sala stampa della Camera dei deputati, nella quale insieme a Samir Alija, attivista e mediatore culturale, ho illustrato il DDL che ho presentato per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla gestione dei Campi Rom a Roma.
La proposta, depositata il 25 luglio 2016, prevede la istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’allestimento, la gestione e la manutenzione dei campi nomadi nel territorio del comune di Roma. Il testo prende le mosse dalla denuncia che Marco Pannella sporse nel giugno 2015 contro il Comune di Roma per discriminazione razziale.
Alla Conferenza Stampa hanno anche partecipato: Vincenzo Di Nanna, avvocato e segretario di Amnistia Giustizia e Libertà, Gianni Carbotti, attivista e coautore del film “Dragan aveva ragione”, Laura Arconti, attivista del Partito Radicale e, in video, Moni Ovadia.

Approfondimenti

Non mi indigno per la vignetta di Mannelli, ma per i milioni di italiani che vivono in povertà assoluta

16 ago Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satira

Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satiraEra un rito quello della domenica pomeriggio. La lettura di Tango ha accompagnato la nostra gioventù politica. Una lettura fatta di risate, di riflessioni e della forza di una generazione che stava crescendo per essere nuova classe dirigente. Ridemmo, davanti a una birra in un circolo Arci, anche la domenica di “Nattango”. Il Segretario era ritratto nudo e vicino a lui due piccoli Craxi e Andreotti, musici improvvisati. In quelle risate la forza della giovane politica che con la satira si interroga e progredisce e non ha paura di mettersi a nudo, come avviene in un dialogo intimo e di passione. Quella passione che agita le rivoluzioni. La passione che ci animava per la visione di un mondo migliore, quella del grande concerto del 1985, “Liveaid”, un jukebox planetario per dare voce a chi soffriva e moriva per la grande carestia in Etiopia, la grande emozione della caduta del muro di Berlino. Un sogno spento dalle stragi di Mafia del 1992, dai genocidi della guerra dei Balcani e dalla corruzione di Tangentopoli. Un sogno tramontato nella precarietà esistenziale dei nostri tempi.

Oggi l’Italia è un paese da record. Lo attesta il recente rapporto McKinsey ”Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull’ineguaglianza dei redditi”che tratta una tendenza che riguarda il 70% della popolazione nell’Occidente sviluppato: l’impoverimento. Il nostro record è davvero scioccante. Secondo il rapporto l’Italia è in assoluto il paese più colpito: il 97% delle famiglie italiane è ferma agli introiti di 10 anni fa o si ritrova con un reddito ancora più basso. Siamo più poveri degli Stati Uniti, più dell’Inghilterra e della Francia.

La differenza con gli altri paesi è data dalla fine dell’investimento pubblico nell’infrastruttura sociale e nella svalutazione selvaggia del lavoro. Con il Jobs Act e la politica degli incentivi alle assunzioni si è creata una situazione paradossale dove si investe nella flessibilità e nella precarietà. Sul versante delle protezioni sociali non vi è traccia di politiche di sostegno al reddito che riducano le disuguaglianze e compensino l’impoverimento dato dalla precarietà.

L’altra conclusione del Rapporto McKinsey riguarda i giovani: la prima generazione, da diversi decenni, che sta peggio dei genitori. Ma non è questa l’unica povertà di cui soffre l’Italia. La drammatica condizione giovanile si riallaccia alla mancata spinta al protagonismo femminile e al rinascere del sessismo. Il sessismo sfacciato delle “bamboline imbambolate” del Governatore De Luca e il sessismo strisciante del “rispetto per le donne” ben narrato da Filippo Maria Battaglia nel libro “stai zitta e va’ in cucina”. Il maschilismo in politica da Togliatti a Grillo.

Sono destini comuni quelli delle donne e dei giovani. Siamo sempre il futuro e mai il presente, ancora sotto il tallone del patriarcato, con le sue istanze di dominio e di mantenimento dell’egemonia politica e culturale. Nei giovani più poveri dal dopoguerra e nel rifiorire del sessismo sta il fallimento di Matteo Renzi. È il fallimento dell’aver fissato l’unico orizzonte nell’appuntamento referendario, il “d-day” per salvare il paese dall’inarrestabile declino. È il fallimento di un massimalismo che ha piegato qualsiasi regola democratica per il raggiungimento del proprio fine.

I dati sull’arresto della già debole crescita economica, il progressivo e pesante impoverimento delle giovani generazioni e il tasso di natalità peggiore dall’unità d’Italia, mostrano chiaramente che la vittoria del Sì al referendum costituzionale non porterà alcun cambiamento in grado di sovvertire questi fattori, anzi, consoliderà una classe dirigente pienamente responsabile del declino sociale ed economico del paese.

A noi che abbiamo avuto il coraggio di credere nella costruzione di un nuovo campo politico progressista e di sinistra, la responsabilità di vincere la sfida dell’innovazione a partire dalla politica. Un partito progressista oggi deve incanalare tutte le energie e le risorse che vengono dalla società e farle crescere in un pensiero politico chiaro, includente, diffuso e che restituisce la ricchezza della proposta ai giovani e abbatte l’egemonia del patriarcato.

Un partito vero, che esprime una leadership plurale ed esce definitivamente dalla politica “dell’uomo solo al comando”. Sarebbe un errore storico e politico racchiudere il pensiero e la pratica politica di un partito nuovo in un “uomo solo”. Non mi indigno di fronte alla vignetta di Mannelli. Mi indigno di fronte agli oltre 4 milioni di italiane e italiani che vivono in povertà assoluta, ai giovani più poveri dal dopoguerra, alle donne che devono scegliere se essere madri o protagoniste della vita pubblica, alle donne incendiate dai propri compagni. Mi indigno perché sento e vedo una politica debole e sconnessa dagli interessi reali e dalle vere forze innovatrici di questo paese.

Sarà un bel giorno quel giorno dove vedrò sulla prima pagina di un giornale una vignetta di Mannelli che ritrae una donna con le cosce in primo piano e rossa di passione di fronte ad un giovane uomo anch’esso rosso di passione. Stanno brindando, è il brindisi della loro vittoria al primo Congresso di sinistra italiana. Loro, un uomo e una donna, guideranno la nuova sinistra e insieme a una nuova classe dirigente scriveranno belle pagine di politica: forte, libera, che crede nel presente e che non ha paura di mettersi a nudo, come nelle più intime passioni. A presto Riccardo Mannelli!

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post