Tag Archives: donne

MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER PREVENIRE E CONTRASTARE LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE

16 ott

È stata discussa oggi in aula la mia mozione contro la violenza sulle donne

Link alla registrazione della discussione in aula

Link alla trascrizione della discussione

Testo della mozione 

   La Camera,
premesso che:
è un diritto umano fondamentale di ogni persona, e in particolare delle donne, vivere una vita libera dalla violenza, tanto nella sfera pubblica, quanto in quella privata;
la discriminazione nei confronti delle donne non può che essere vietata in tutte le sue manifestazioni, anche mediante il ricorso a sanzioni, così come devono essere abolite le pratiche discriminatorie nei confronti delle donne;
necessarie misure speciali per prevenire e proteggere le donne dalla violenza basata sul genere non possono ritenersi discriminatorie;
le politiche pubbliche dovrebbero contemplare una prospettiva di genere, attuando la parità fra donne e uomini, nonché l’autonomia e l’autodeterminazione (empowerment) delle donne;
la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e sulla lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica (la cosiddetta «Convenzione di Istanbul»), approvata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 7 aprile 2011, introduce un nuovo paradigma nel definire la violenza contro le donne, dando impulso a politiche pubbliche a contrasto della stessa. In particolare, infatti, prevede:
a) la correlazione tra l’assenza della parità di genere e il fenomeno della violenza;
b) una nozione ampia di violenza, che comprende anche quella psicologica ed economica, e, soprattutto, l’attenzione verso la forma di violenza più diffusa, quella domestica;
c) la necessità di politiche antidiscriminatorie e che favoriscano l’effettiva parità fra i sessi al pari di misure atte alla prevenzione e al contrasto alla violenza nei confronti delle donne;
oltre alla legge 27 giugno 2013, n. 77, concernente la Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, il Parlamento ha anche approvato la legge 15 ottobre 2013, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere; inoltre, in data 7 luglio 2015, è stato anche adottato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere;
la definizione «violenza nei confronti delle donne» si riferisce a tutte le forme di violenza nei confronti delle donne ai sensi del capitolo V della Convenzione di Istanbul, ovvero la violenza psicologica, gli atti persecutori, la violenza fisica, la violenza sessuale, compreso lo stupro, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali femminili, l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata e le molestie sessuali. Essa si riferisce, inoltre, alla violenza domestica nei confronti delle donne, definita come la violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verifica all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore condivida, o abbia condiviso, la stessa residenza con la vittima;
la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l’obbligo positivo di proteggere il diritto alla vita richiede che le autorità statali diano prova della dovuta diligenza, prendendo misure di prevenzione operative, a tutela della persona la cui vita sia in pericolo (in attuazione dell’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo);
nel nostro Paese si registra ormai un livello particolarmente preoccupante di recrudescenza nell’ambito della violenza contro le donne,

impegna il Governo:

1) ad ottimizzare al più presto le modalità di ricognizione e di denuncia del fenomeno della violenza di genere e a promuovere con urgenza misure atte ad evitare l’impunità per i responsabili di reati tanto gravi, quali quelli relativi alla violenza contro le donne;
2) ad assumere iniziative normative per rendere più agevole, snello e protetto l’accesso, da parte delle donne vittime di violenza di genere, agli strumenti inerenti alle misure restrittive nei confronti degli aggressori e, più in generale, in ambito processuale, per garantire la priorità assoluta nella formazione dei ruoli di udienza e nella trattazione dei processi relativi ai reati di violenza di genere;
3) in conformità con l’articolo 31 della Convenzione di Istanbul, a promuovere un intervento normativo affinché, a fronte di separazioni e divorzi, in sede di determinazione dei diritti di custodia e di visita dei figli, si tenga conto delle condanne per maltrattamenti o stalking, ma anche di eventuali processi penali pendenti per maltrattamenti a carico del padre in danno della madre, nonché per escludere l’affidamento condiviso dei figli, ove risultino precedenti di violenze nelle coppie che si separano, in particolare prevedendo che i maltrattamenti costituiscano causa di esclusione dell’affido condiviso;
4) ad assumere iniziative normative per escludere il ricorso ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie, quali la mediazione e la conciliazione, nei casi di violenza di genere contro le donne, sistemi vietati dall’articolo 48 della Convenzione di Istanbul, in quanto presuppongono una situazione di parità delle parti, ontologicamente esclusa nelle situazioni di violenza, anche rispetto ai casi di stalkingqualificati come «meno gravi» – che potrebbero invece sfociare e tradursi, di fatto, in forme gravi di violenza contro le donne – nonché per far sì che, rispetto a tali casi, l’istituto introdotto dall’articolo 162-ter del codice penale, relativo all’estinzione del reato per condotte riparatorie, non sia applicabile;
5) a promuovere al più presto politiche pubbliche per contrastare l’impatto cumulativo e la intersezione tra atti razzisti, xenofobici e sessisti contro le donne;
6) ad istituire una commissione di studio sulle cause strutturali della violenza di genere contro le donne;
7) ad incrementare, utilizzando i più rapidi strumenti normativi a disposizione, le politiche pubbliche volte all’empowerment femminile;
8) ad assumere iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, per sanare le disparità regionali e locali inerenti alla disponibilità e alla qualità dei servizi di protezione, compresi i rifugi per le donne vittime di violenza, nonché rispetto alle forme di discriminazione contro le donne vittime di violenza che appartengono a minoranze.
(1-01716)
«Martelli, Roberta Agostini, Bossa, Simoni, Albini, Duranti, Murer, Nicchi, Ricciatti, Rostan, Cimbro, Scotto, Laforgia, Speranza, Piras, Ferrara, Zaratti, Quaranta, Franco Bordo, Giorgio Piccolo, Folino, Mognato, Zappulla, Formisano, Zoggia, Matarrelli, Lacquaniti, Ragosta, Kronbichler, Leva, Fontanelli».

comunicato/Femminicidio: Martelli, importante agire su piano educativo

22 set

Femminicidio: Martelli, importante agire su piano educativo (ANSA) – ROMA, 22 SET – “Dobbiamo lavorare insieme per l’indipendenza economica delle donne, sulla revisione dei libri di testo e i curricula e che il Senato approvi subito la legge sul cognome della madre fondamentale per il riconoscimento del ruolo delle donne nella societa’”. Lo afferma Giovanna Martelli, parlamentare di Campo Progressista commentando l’intervista alla Ministra Valeria Fedeli pubblicata su “Il Messaggero” di oggi. “Condivido le parole della Ministra Valeria Fedeli: la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale che va risolto agendo sulle sue cause a più livelli”, continua Martelli. “Agire sul piano educativo e pedagogico è fondamentale e attuare l’articolo 1 comma 16 della legge sulla Buona Scuola, per il quale ho contribuito integrando il testo originale della legge, è un passaggio necessario per aprire la strada alla revisione dei libri di testo e dei curricula scolastici. La scuola forma le generazioni e le classi dirigenti del futuro ed è li’ che dobbiamo investire”

Mozione per la promozione di politiche di sradicamento del patriarcato e di contrasto alla discriminazione nei confronti delle donne

19 set image-kK2E-U43230797782136sxG-994x556@Corriere-Web-Sezioni

Ho depositato questa mozione.

 

Premesso che:

 

- il patriarcato è quel sistema di dominio degli uomini sulle donne che a tutti i livelli ed in particolare quello simbolico ha infiltrato e egemonizzato: politica, cultura, religioni, relazioni pubbliche e private;

 

- questo processo di egemonizzazione ha prodotto l’esercizio di un potere dove il senso originario della sessualità umana è diventata pretesto per la costruzione di supremazie che giustificano ancora oggi il potere maschile e la subordinazione femminile;

 

- il progressivo consolidamento del potere asimmetrico ha prodotto una falsa verità sulla quale, attraverso leggi, religioni, tradizioni donne e uomini si sono allontanati dall’origine della differenza, comportandosi come in realtà non sono: figure stereotipate e per questo filtrate nella relazione interpersonale e in quella collettiva;

 

- il patriarcato pertanto poggia le sue fondamenta nel falso;

 

- i fatti accaduti nei mesi scorsi e nelle ultime settimane in Italia, hanno messo in luce quanto siano profonde le radici del patriarcato nella nostra società. Questo emerge con nettezza nei sistematici attacchi contro la Presidente della Camera Laura Boldrini, nella strumentalizzazione del corpo della donna con fini elettorali, nella trasformazione di pezzi di verbali della polizia di stato in racconti pornografici che spettacolarizzano eventi drammatici come lo stupro, nelle dichiarazioni stereotipate di qualche Sindaco a commento di gravissimi fatti di cronaca di violenza nei confronti delle donne;

 

Tenuto conto che la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne sono l’origine dalle quali discendono tutte le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani;

 

Ritenuto necessario a fronte di questa realtà mettere a punto un lavoro politico per riconoscere e illuminare a fondo le radici del patriarcato e i suoi effetti;

 

Viste le Osservazioni Conclusive della CEDAW relative al VII Rapporto periodico dell’Italia;

 

Preso atto che le medesime Osservazioni Conclusive recitano : ” Il Comitato sottolinea il ruolo cruciale del potere legislativo nell’assicurare la piena attuazione della Convenzione . In linea con il mandato del Comitato, si invitano la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica, ad intraprendere i passi necessari relativi all’attuazione delle Osservazioni Conclusive in esame, da ora al prossimo reporting relativo alla Convenzione in esame”.

 

Per tutto quanto indicato il Governo si impegna a:

 

1. Mettere in atto una strategia nazionale per:

 

- eliminare e modificare attitudini patriarcali e stereotipi di genere, con particolare focus sulle donne appartenenti a gruppi di minoranze che spesso sono destinatarie di discorsi e atteggiamenti di odio e violenza razziale

 

- rivedere i libri di testo ed i curricula scolastici con l’obiettivo di dare il giusto riconoscimento alle donne nella storia e nella contemporaneità

 

- condurre campagne di informazione rivolte alle donne e agli uomini, per promuovere stili di vita che riconoscano la differenza e il godimento pieno e egualitario dei diritti

 

- condurre campagne di informazione rivolte ai media e alle agenzie pubblicitarie per evitare l’uso e la strumentalizzazione del corpo delle donne.

 

2. Accelerare l’adozione e l’effettiva attuazione di una politica nazionale in materia di genere, assicurando che il gender mainstreaming sia applicato in modo uniforme in fase di formulazione ed attuazione di tutte le leggi, le normative ed i programmi di tutti i Ministeri e le Strutture Governative decentrate.

 

3. Mettere a punto misure affinché sia rafforzata la rappresentanza delle donne nelle posizioni decisionali della vita politica, comprese le posizioni ministeriali, in magistratura, nei consigli di amministrazione ed in posizioni senior della Pubblica Amministrazione, compreso il Servizio Diplomatico in particolare:

 

- vigilare affinché si raggiunga la parità di genere effettiva sui componenti eletti per entrambe le Camere del Parlamento, nella cornice della riforma della legge elettorale;

 

- promuova campagne di sensibilizzazione per politici, giornalisti, insegnanti ed il pubblico in generale, al fine di accrescere la comprensione che la partecipazione piena, uguale, libera e democratica delle donne, in modo eguale agli uomini, nella vita politica e pubblica, e’ un requisito indispensabile per la piena attuazione dei diritti umani delle donne;

 

- promuova la formazione per le donne sulle capacità di leadership, sul fare campagne elettorali e costruire un rapporto con l’elettorato, al fine di prepararle come candidate;

 

- adotti leggi specifiche per combattere le molestie politiche e gli attacchi sessisti;

 

- adotti misure per realizzare un sistema volto alla parità di genere per la rapida assunzione e nomina di donne in posizioni senior nella Pubblica Amministrazione.

 

4. che già dalla Legge di Bilancio 2018:

- si assicuri una adeguata assegnazione di risorse per superare le conseguenze della crisi finanziaria e delle misure di austerità, dando priorità alle misure che sostengono la piena uguaglianza di genere in tutti gli ambiti.

 

- si assicuri una adeguata assegnazione di risorse per un’attuazione efficace del sistema anti tratta con particolare riguardo alle donne immigrate, rifugiate e richiedenti asilo

 

- si assicuri una adeguata assegnazione di risorse per promuovere interventi di dissuasione della domanda di sesso a pagamento da parte degli uomini, anche attraverso campagne di sensibilizzazione “on the road” sulla disperata condizione delle donne che prestano servizi di sesso a pagamento

 

- si assicuri una adeguata assegnazione di risorse per rafforzare l’assistenza alle donne ed alle ragazze che desiderano lasciare la prostituzione attraverso la fornitura di attività lavorative alternative

 

- assicuri una adeguata assegnazione di risorse per la piena realizzazione del diritto alla salute, compresi i diritti sessuali e riproduttivi per tutte le donne e le bambine

 

- assicuri una adeguata assegnazione di risorse umane, tecniche e finanziarie per la realizzazione sistematica ed efficace delle misure a contrasto della violenza contro le donne, ivi compresa la valutazione delle misure introdotte dalle Regioni e la costituzione di una banca di dati statistici sulla violenza domestica e sessuale disaggregati per sesso,età, nazionalità e relazione tra la vittima e autore del reato

 

- 5. Istituire una Agenzia per i Diritti Umani, fornita di dotazioni adeguate ed osservante dei Principi relativi allo Status delle Istituzioni Nazionali (Principi di Parigi, Risoluzione UNGA 48/134 del 20 dicembre 1993) e che sia incaricata di proteggere e promuovere i Diritti delle Donne e i Diritti Umani

 

MARTELLI, LAFORGIA, ALBINI, BOSSA, DURANTI, MURER, NICCHI, RICCIATTI, ROSTAN, SIMONI, FOSSATI, RAGOSTA, FORMISANO, MATARRELLI, MELILLA, SANNICANDRO, ZARATTI, FERRARA, BORDO, PICCOLO GIORGIO, PIRAS, ZAPPULLA, LACQUANITI, ZACCAGNINI, FONTANELLI, MOGNATO, FOLINO

 

 

Le mie interrogazioni: affissioni Forza Nuova

31 ago

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’interno – Per sapere – premesso che:

in questi giorni Forza Nuova ha promosso una campagna mediante manifesti murali che raffigurano una ragazza che si difende dall’attacco di un ragazzo che sta tentando di violentarla;

 

i suddetti manifesti, ispirati allo stupro di gruppo di Rimini, richiamano fortemente la propaganda che individua negli immigrati gli unici soggetti dediti ad attività delinquenziali;

 

lo stupratore viene rappresentato con tratti volutamente tipizzati: fronte prominente, labbra carnose in modo abnorme, braccia lunghe e mani artigliate. L’associazione pertanto è quella tra uomo nero=stupratore;

 

una immagine nello stile e nel contenuto che ricorda un’epoca nefasta dove si raffigurava una razza superiore come bella gioventù mentre neri ed ebrei erano un concentrato di luoghi comuni, umanoidi raffigurati in modo da suscitare paura e disprezzo;

 

non c’é forma più estrema dello stupro come esercizio violento di dominio e possesso, che cancella la donna come persona producendo la totale svalutazione del suo corpo; 

 

unanimi pertanto nel condannare lo stupro e la violenza sessuale come causa strutturale della regressione che stiamo vivendo, su tutti i piani: relazioni interpersonali, società squilibrata, diritti negati o mai riconosciuti, senza selezionare gli aggressori attribuendo un valore  differente basato sul “tipo di razza d’uomo”;

 

la sede per ipotizzare l’eventuale reato di istigazione all’odio razziale è quella giudiziaria-:

 

- quali azioni intendano porre in essere per evitare che il corpo delle donne diventi, attraverso la spettacolarizzazione di un crimine odioso come lo stupro, una strategia politica specifica con fini elettorali;

 

- quali azioni intendano porre in essere per vigilare sui movimenti politici che utilizzano questi strumenti per fini propriamente elettorali e quali strumenti preventivi intendano mettere a punto.

 

 

 

 

Non mi indigno per la vignetta di Mannelli, ma per i milioni di italiani che vivono in povertà assoluta

16 ago Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satira

Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satiraEra un rito quello della domenica pomeriggio. La lettura di Tango ha accompagnato la nostra gioventù politica. Una lettura fatta di risate, di riflessioni e della forza di una generazione che stava crescendo per essere nuova classe dirigente. Ridemmo, davanti a una birra in un circolo Arci, anche la domenica di “Nattango”. Il Segretario era ritratto nudo e vicino a lui due piccoli Craxi e Andreotti, musici improvvisati. In quelle risate la forza della giovane politica che con la satira si interroga e progredisce e non ha paura di mettersi a nudo, come avviene in un dialogo intimo e di passione. Quella passione che agita le rivoluzioni. La passione che ci animava per la visione di un mondo migliore, quella del grande concerto del 1985, “Liveaid”, un jukebox planetario per dare voce a chi soffriva e moriva per la grande carestia in Etiopia, la grande emozione della caduta del muro di Berlino. Un sogno spento dalle stragi di Mafia del 1992, dai genocidi della guerra dei Balcani e dalla corruzione di Tangentopoli. Un sogno tramontato nella precarietà esistenziale dei nostri tempi.

Oggi l’Italia è un paese da record. Lo attesta il recente rapporto McKinsey ”Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull’ineguaglianza dei redditi”che tratta una tendenza che riguarda il 70% della popolazione nell’Occidente sviluppato: l’impoverimento. Il nostro record è davvero scioccante. Secondo il rapporto l’Italia è in assoluto il paese più colpito: il 97% delle famiglie italiane è ferma agli introiti di 10 anni fa o si ritrova con un reddito ancora più basso. Siamo più poveri degli Stati Uniti, più dell’Inghilterra e della Francia.

La differenza con gli altri paesi è data dalla fine dell’investimento pubblico nell’infrastruttura sociale e nella svalutazione selvaggia del lavoro. Con il Jobs Act e la politica degli incentivi alle assunzioni si è creata una situazione paradossale dove si investe nella flessibilità e nella precarietà. Sul versante delle protezioni sociali non vi è traccia di politiche di sostegno al reddito che riducano le disuguaglianze e compensino l’impoverimento dato dalla precarietà.

L’altra conclusione del Rapporto McKinsey riguarda i giovani: la prima generazione, da diversi decenni, che sta peggio dei genitori. Ma non è questa l’unica povertà di cui soffre l’Italia. La drammatica condizione giovanile si riallaccia alla mancata spinta al protagonismo femminile e al rinascere del sessismo. Il sessismo sfacciato delle “bamboline imbambolate” del Governatore De Luca e il sessismo strisciante del “rispetto per le donne” ben narrato da Filippo Maria Battaglia nel libro “stai zitta e va’ in cucina”. Il maschilismo in politica da Togliatti a Grillo.

Sono destini comuni quelli delle donne e dei giovani. Siamo sempre il futuro e mai il presente, ancora sotto il tallone del patriarcato, con le sue istanze di dominio e di mantenimento dell’egemonia politica e culturale. Nei giovani più poveri dal dopoguerra e nel rifiorire del sessismo sta il fallimento di Matteo Renzi. È il fallimento dell’aver fissato l’unico orizzonte nell’appuntamento referendario, il “d-day” per salvare il paese dall’inarrestabile declino. È il fallimento di un massimalismo che ha piegato qualsiasi regola democratica per il raggiungimento del proprio fine.

I dati sull’arresto della già debole crescita economica, il progressivo e pesante impoverimento delle giovani generazioni e il tasso di natalità peggiore dall’unità d’Italia, mostrano chiaramente che la vittoria del Sì al referendum costituzionale non porterà alcun cambiamento in grado di sovvertire questi fattori, anzi, consoliderà una classe dirigente pienamente responsabile del declino sociale ed economico del paese.

A noi che abbiamo avuto il coraggio di credere nella costruzione di un nuovo campo politico progressista e di sinistra, la responsabilità di vincere la sfida dell’innovazione a partire dalla politica. Un partito progressista oggi deve incanalare tutte le energie e le risorse che vengono dalla società e farle crescere in un pensiero politico chiaro, includente, diffuso e che restituisce la ricchezza della proposta ai giovani e abbatte l’egemonia del patriarcato.

Un partito vero, che esprime una leadership plurale ed esce definitivamente dalla politica “dell’uomo solo al comando”. Sarebbe un errore storico e politico racchiudere il pensiero e la pratica politica di un partito nuovo in un “uomo solo”. Non mi indigno di fronte alla vignetta di Mannelli. Mi indigno di fronte agli oltre 4 milioni di italiane e italiani che vivono in povertà assoluta, ai giovani più poveri dal dopoguerra, alle donne che devono scegliere se essere madri o protagoniste della vita pubblica, alle donne incendiate dai propri compagni. Mi indigno perché sento e vedo una politica debole e sconnessa dagli interessi reali e dalle vere forze innovatrici di questo paese.

Sarà un bel giorno quel giorno dove vedrò sulla prima pagina di un giornale una vignetta di Mannelli che ritrae una donna con le cosce in primo piano e rossa di passione di fronte ad un giovane uomo anch’esso rosso di passione. Stanno brindando, è il brindisi della loro vittoria al primo Congresso di sinistra italiana. Loro, un uomo e una donna, guideranno la nuova sinistra e insieme a una nuova classe dirigente scriveranno belle pagine di politica: forte, libera, che crede nel presente e che non ha paura di mettersi a nudo, come nelle più intime passioni. A presto Riccardo Mannelli!

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post

Giovanna Martelli: “Vivo con tre profughe nigeriane. Mi hanno insegnato la serenità nonostante il dramma”

20 giu

Si chiamano Mercy, Favour e Augustina, sono arrivate coi barconi in Italia e per una serie di coincidenze fortunate sono approdate nella casa di Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana che a oggi risulta essere l’unica parlamentare a ospitare profughi. “Perché noi politici dobbiamo dare l’esempio”, spiega all’HuffPost.

Le tre donne sono originarie della Nigeria e hanno 32, 34 e 35 anni. Entrate nella rete dell’accoglienza della provincia di Mantova, a settembre hanno ricevuto la notizia che avrebbero atteso l’esito della domanda di asilo in un alloggio confortevole, offerto dalla stessa Martelli e dalla sorella. “Non si conoscevano ma ora vivono in totale accordo e armonia nell’abitazione sopra casa mia”, racconta la deputata.

A provvedere ai loro bisogni anche materiali come cibo e vestiti ci pensa la cooperativa “Olinda” che ha preso in carico le tre profughe e le segue nel percorso di integrazione. Durante il giorno studiano l’italiano e frequentano corsi professionali nel tentativo di trovare prima o poi una occupazione che le renda autonome.
“Non sarà semplice, perché non lo è nemmeno per gli italiani. Ma hanno una forte determinazione e una grande voglia di riscatto”, dice ancora Martelli, che ha garantito l’alloggio per lungo tempo e che alla prefettura aveva chiarito di voler aiutare delle donne profughe “in quanto le donne sono le più vulnerabili e possono finire facilmente nelle reti criminali della tratta e dello sfruttamento della prostituzione”.

Favour, Augustina e Mercy sono partite dalla Nigeria da sole con il progetto di approdare in Europa. Dopo il Sahara hanno vissuto l’incubo della Libia e poi la lotteria dei barconi. Un viaggio verso l’ignoto che per il momento prevede come tappa una casa accogliente di Mantova, ma non è chiaro cosa accadrà in futuro. “Sono segnate dal trauma del percorso migratorio eppure mantengono una serenità e una forza che penso sia di grande insegnamento per chiunque, anche per me”, confessa Martelli che spesso si trova a Roma e dunque non riesce a passare molto tempo con loro.

“Hanno lasciato alle spalle una situazione così difficile che ha dato loro la spinta per guardare sempre avanti con fiducia, ora vedremo se rimarranno a Mantova o si sposteranno. Sono ragazze in gamba, auguro a loro di trovare un percorso stabile”.

Martelli aggiunge che non tutti in città hanno apprezzato il suo gesto, peraltro poco pubblicizzato. “L’argomentazione preferita è che bisognerebbe aiutare soprattutto gli italiani in difficoltà e non gli stranieri. Io rispondo che gli italiani vivono in una democrazia matura e in uno Stato con infrastrutture sociali solide, con risorse alle quali i profughi non possono attingere”.

Nella Giornata Internazionale dei Rifugiati, il discorso non si esaurisce soltanto in una esperienza insolita di quasi coabitazione con tre richiedenti asilo, ma assume per Martelli un contorno molto più ampio: “Un gesto di accoglienza come questo vuole anche sfidare il contesto generale, quello nel quale l’Unione europea stringe un accordo con la Turchia inaccettabile. Ci arrivano notizie di profughi ai quali le guardie di frontiera turca sparano, uccidendoli. Non possiamo tacere di fronte a queste scelte dell’Italia e dobbiamo chiarire che l’insicurezza non deriva dallo straniero ma dall’illegalità e dalla corruzione”.

intervista pubblicata sulla’ Huffington Post

Video

Appello per la liberazione di Milagro Sala – la conferenza stampa 

12 mag img_9124.jpg

Gestazione per altri, ecco perché non può essere considerata un reato universale

5 mag MATERNIT-SURROGATA-large

La discussione di questi tempi sulla gestazione per altri ci fa tornare al tempo quando, la trasformazione prodotta dalle tecnologie e legata alla procreazione creava la preoccupazione dello svuotamento della soggettività femminile. Una soggettività legata alla distinzione tra procreazione e sessualità.

La scienza, alcune confessioni religiose e culture sostengono che l’uomo e la donna si evolvono attraverso l’istituzione della famiglia. Oggi, questa argomentazione è fortemente in crisi. Sempre meno coppie si sposano, il tasso di divorzi cresce, il desiderio sessuale mina le basi dei matrimoni più solidi.

In ogni epoca gli esseri umani si sono confrontati sugli stessi problemi intimi e le stesse situazioni familiari: la condivisione, il tradimento, la gelosia.

Anche nella nostra storia non troppo lontana troviamo storie di donne, che per poter garantire il normale sostentamento della famiglia, allattavano figlie e figli di altre donne. L’ascolto dei racconti che trasmettono emozioni e rimpianti ci restituisce una sensazione di forte disagio, non tanto legata al compenso pattuito ma perché quella possibilità di guadagno era legata alla morte della propria bambina o bambino e successivamente legata all’abbandono della bimba o bimbo allattato. Il valore che emerge dai racconti è il legame creato che aiuta a costruire relazioni larghe, di sostegno nella difficoltà e di condivisione nella serenità.

La complessità della modernità e la fluidità del contesto sociale ci obbliga a non semplificare e ci spinge ad interrogarci sui mutamenti affettivi e intimi che le donne e gli uomini vivono in questa contemporaneità. Perché la fertilità è in calo nei paesi occidentali a differenza dei paesi in via di sviluppo? Perché esiste l’omosessualità nonostante la logica evolutiva? Cosa rivela il corpo umano sulle origini della sessualità moderna?

L’errore sarebbe quello di entrare nella contrapposizione tra proibizionismo e libertà contrattuale.

Un approccio proibizionista rischia di condurci in una contraddizione che ci conduce lontano dall’idea di infrastruttura sociale e di politiche pubbliche propria della crescita reale della nostra Repubblica, avvicinandoci invece all’impostazione più conservatrice.

Proprio nella cultura conservatrice la costruzione delle relazioni è fondata sul possesso/dominio del procreare, con uno squilibrio nei rapporti di forza nelle relazioni interpersonali e affettive, centrate sul rispetto e non sul riconoscimento, costruite pertanto su un ordine già definito all’origine.

Medesimo rischio anche per le posizioni che portano ad un approccio che liberalizzano la pratica annullando del tutto l’apporto soggettivo nella costruzione della relazione.
Anche questo è un azzardo: la fluidità del contesto sociale ha riprodotto anche nelle relazioni interpersonali e affettive l’assenza del limite.

Continue reading 

Video

Dichiarazione di voto sulle mozioni riguardanti la gestazione per altri

5 mag

Istat: la rimozione di Sabbaddini è un errore che può compromettere anni di lavoro. Alleva ci ripensi

6 apr

Privare l’Istat dell’apporto di Linda Laura Sabbadini è un errore grossolano che rischia di compromettere anni di lavoro. Senza i suoi studi sono a rischio le indagini sul lavoro e sui consumi, sui cambiamenti della società italiana, dalla famiglia ai rapporti tra le generazioni e ai rapporti uomo-donna e poco o nulla sapremmo sulla povertà assoluta, la violenza in famiglia e fuori, il bullismo ed altro ancora. Lavoro premiato dal Presidente Ciampi con l’onorificenza di Commendatore della Repubblica alla Sabbadini.

Come è possibile che l’Istat si privi di una delle protagoniste delle indagini sociali dagli anni 90. Di una donna libera e appassionata che ha dato consistenza numerica ai cambiamenti della nostra società. E allora una domanda ai vertici dell’Ente la voglio fare: come mai l’Istat può fare a meno di questa signora dei numeri? 
Il Presidente Alleva ci ripensi è ancora in tempo.