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A Mantova lavoro in picchiata, Maroni riveda l’inserimento nell’area di crisi non complessa

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Oggi sulla gazzetta di Mantova il mio appello alle istituzioni mantovane e al Presidente della Regione Lombardia.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni deve farsi carico dell’inserimento di Mantova tra le aree di crisi. Per questo attiveremo le azioni necessarie per chiedere che le istituzioni mantovane, organizzazioni sindacali, di categoria e camera di commercio, già sottoscrittrici di una richiesta di intervento alla Regione, vengano ricevute dal Presidente per pianificare una soluzione alla grave crisi economica e occupazionale del nostro territorio. È sotto gli occhi di tutti il progressivo peggioramento della situazione occupazionale a Mantova – dal caso Belleli, alla conversione area Ies e non ultimo la situazione del distretto tessile di Castel Goffredo. È pertanto necessaria una forte mobilitazione delle istituzioni mantovane. Il mancato inserimento nell’area di crisi non complessa già reso noto lo scorso novembre e ribadito oggi dal Ministero dello sviluppo economico ad una interrogazione del gruppo di Sinistra italiana deve essere assolutamente rivisto attraverso un’azione efficace e determinata della Regione Lombardia che deve fare la sua parte

La sanità mantovana ringrazi gli operatori

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imageSulla salute non si può speculare. Così concludevo la mia nota dello scorso 23 luglio che inviavo al direttore generale dell’azienda ospedaliera “Carlo Poma” e all’assessore regionale Giulio Gallera in seguito alla vicenda delle due oncologhe e del loro incarico presso l’ospedale mantovano. Nella nota richiedevo la pubblicazione integrale, dell’audit sui protocolli adottati a salvaguardia e tutela della cura ai cittadini, la disponibilità dell’azienda ospedaliera ad incontrare le istituzioni e le associazioni che si occupano dei diritti dei malati per illustrare integralmente l’audit o illustrare nel dettaglio tutti i punti (forti e deboli) dei protocolli. Allo stesso tempo mi premeva sottolineare quanto il servizio erogato dall’azienda ospedaliera, grazie ai 5.000 operatori, garantisse e tutelasse la salute dei cittadini mantovani che vi accedono, soprattutto, oggi che la sanità pubblica messa duramente alla prova da chi governa il Paese e poi si erge a paladino dei diritti. In questo tempo di grande delegittimazione del servizio pubblico, è ancora più evidente che la salute dei cittadini non puó essere oggetto del dominio e delle scorribande utilitaristiche della politica. Ora che si è giunti ad una soluzione per le due mediche oncologhe e che si avvierà a breve il lavoro di verifica da parte dell’Ats Valpadana, voglio cogliere questo momento per ritornare proprio a quei cinquemila operatori menzionati in precedenza e ringraziarli perché, anche in tempi di carestia per la sanità pubblica, garantiscono quanto viene offerto dalla nostra azienda ospedaliera. Proprio la Gazzetta ha segnalato recentemente quanto la provincia di Mantova, paragonata a quella vicina di Cremona, abbia cinquantamila abitanti in più ma molti meno posti letto. Se l’ospedale Carlo Poma è un’azienda di eccellenza è grazie alle mediche ed ai medici, alle infermiere ed agli infermieri, alle operatrici dei servizi generali ed a tutti coloro che quotidianamente svolgono il loro lavoro non solo con impegno e professionalità ma anche con coraggio. Lo stesso coraggio che i cittadini mantovani hanno voluto restituire nella lotta per il reintegro delle dottoresse. Oggi più che in ogni altro tempo “restiamo umani” . Restare umani è una vera e propria scelta di campo contro le speculazioni più orribili: quelle sulla pelle e sulla salute dei cittadini.

Questa lettera è stata pubblicata oggi su La Gazzetta di Mantova

Noi donne per la staffetta Lia, settant’anni spesi per la libertà 

12 mar

   
   
  
Questo articolo è uscito per La Gazzetta di Mantova