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Da oggi aperto il mio blog sull’Huffington Post

19 gen

Il blog sull’Huffington sarà un nuovo spazio di riflessione e condivisione. Ecco il primo post che ho scritto, prendendo spunto dai fatti di Colonia per elaborare un pensiero più ampio sul tipo di Europa e di ordine mondiale che vogliamo.

 

Colonia e l’Europa che vogliamo, dove la parola delle donne può cambiare tutto

Ho atteso a scrivere, ho preferito lasciare spazio all’ascolto e alla riflessione perché come ha detto Alessandra Bocchetti in un bell’incontro mercoledì scorso alla Casa Internazionale delle Donne di Roma“c’è anche una soglia del dolore”.

È vero, c’è una soglia del dolore per la piazza di Colonia, per i 50.000 stupri della guerra dei Balcani, per Valeria Solesin e le ragazze e i ragazzi del Bataclan, per le bambine violentate dai maschi occidentali nei mercati del sesso thailandesi, per le spose bambine stuprate a 8 anni, per le ragazze consumate sessualmente nelle strade e case italiane, per l’orrore del mercato delle schiave praticato dalla brutalità del Daesh, per la terribile vignetta di Charlie Hebdo su Aylan e per Ashley che in un post di un maschio italiano è addirittura “una zoccola drogata e ubriacona. Non vale neanche la pena di parlarne”. Sono pagine di storia che ci parlano di una cultura maschile in cui le donne sono beni, proprietà, patrimonio da tutelare oppure scambiare. Del resto i matrimoni combinati erano consuetudine anche nell’Europa del 1800 e in Italia abbiamo dovuto attendere il 1981 per abrogare il delitto d’onore: come non ricordare il coraggio di Franca Viola e le lotte delle donne contro gli stupri “riparati dai matrimoni”.

La cronaca di questi giorni relega le donne in un ruolo di procreatrici ed il linguaggio usato nel dibattito pubblico sul legittimo riconoscimento dei diritti alle donne e gli uomini che vivono una relazione al di fuori del matrimonio si chiude in 5 parole “utero in affitto” e “matrimonio gay”. È un linguaggio che non riconosce la donna come persona e di conseguenza ne umilia il corpo, in un’Italia che riconosce alle figlie ed ai figli ancora solo il cognome del padre.

Le migrazioni che sono in atto, fatte di uomini e donne in fuga dalla guerra e dalla povertà e alla ricerca di un futuro migliore, assumono un ruolo dirompente che riguarda tutte e tutti noi esseri umani in “transizione” da un sistema valoriale e culturale tramontato e del quale il patriarcato rappresenta un elemento fondativo. Il fantasma di Colonia è comparso in scena in un’Europa che fa fatica a stare dentro una trasformazione identitaria e con un grande problema “interno”: quello di una società che invecchia. Di fronte ad un crescente calo demografico chi penserà a ripopolare l’Europa? E con quale cultura?. Continue reading