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A Mantova lavoro in picchiata, Maroni riveda l’inserimento nell’area di crisi non complessa

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Oggi sulla gazzetta di Mantova il mio appello alle istituzioni mantovane e al Presidente della Regione Lombardia.

Il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni deve farsi carico dell’inserimento di Mantova tra le aree di crisi. Per questo attiveremo le azioni necessarie per chiedere che le istituzioni mantovane, organizzazioni sindacali, di categoria e camera di commercio, già sottoscrittrici di una richiesta di intervento alla Regione, vengano ricevute dal Presidente per pianificare una soluzione alla grave crisi economica e occupazionale del nostro territorio. È sotto gli occhi di tutti il progressivo peggioramento della situazione occupazionale a Mantova – dal caso Belleli, alla conversione area Ies e non ultimo la situazione del distretto tessile di Castel Goffredo. È pertanto necessaria una forte mobilitazione delle istituzioni mantovane. Il mancato inserimento nell’area di crisi non complessa già reso noto lo scorso novembre e ribadito oggi dal Ministero dello sviluppo economico ad una interrogazione del gruppo di Sinistra italiana deve essere assolutamente rivisto attraverso un’azione efficace e determinata della Regione Lombardia che deve fare la sua parte

Per un referendum davvero democratico dico a Renzi e a Boschi di lasciare adesso la politica

24 mag Donne-partigiane

Donne-partigianeOra ci sono i partigiani “veri” e quelli “finti” dopo aver scoperto che “i pezzi della sinistra che incarnano certi valori votano insieme a Casa Pound” e, nel corso delle settimane, aver letto che a Roma nulla e nessuno ha fermato la manifestazione di Casa Pound.

Ascoltando i toni delle dichiarazioni della Ministra Maria Elena Boschi, che rivelano la prepotenza e l’arroganza al potere, per cui tutti i mezzi sono leciti anche la mistificazione della storia politica di questo paese, la caratteristica che emerge con maggiore forza e distinzione è l’ignoranza.

L’ignoranza di occupare tutti gli spazi comunicativi possibili, per far prevalere una tesi sopra l’altra con argomentazioni che non stanno mai nel merito della scelta ma, al contrario, ripiegano su un tatticismo becero e di basso profilo che punta solo all’autoconservazione del potere acquisito.

L’ignoranza di chi pensa di avere il diritto di penetrare nel cuore del pensiero critico, portando nelle università pezzi di propaganda mascherata da attenta “divulgazione scientifica”.

L’ignoranza di stare nella perenne contraddizione che la riforma della costituzione è necessaria per far “funzionare meglio il paese”. Frasi dette da chi in questo tempo sta governando il paese e annuncia tutti i giorni gli obiettivi raggiunti, evidentemente, con il bicameralismo.

L’ignoranza di chi afferma che con la riforma del Senato si mandano a casa centinaia di politici dimenticandosi, che il proprio “curriculum vitae” è fatto quasi esclusivamente di incarichi politici.

Un’ignoranza al potere che pretende di riscrivere la storia di questo paese usando come leve la divisione e la delegittimazione, irridendo continuamente chi manifesta a viso aperto il proprio dissenso.

Il no alla riforma Boschi è un no a una idea di paese dove l’ingiustizia sociale creata dalla riforma del lavoro ha consolidato la precarietà e l’ha fatta diventare un’arma potentissima, conducendoci tutte e tutti nel disincanto e nel nichilismo e facendoci credere che non esiste un’alternativa, una possibilità migliore. La precarietà come condizione di vita ci spinge a sacrificare la nostra dimensione intima e personale, i diritti, le giuste rivendicazioni.

Il no alla riforma Boschi è un no alla sperequazione sociale, alla demolizione dei servizi pubblici, alle grandi opere utili solo alle grandi speculazioni, alla devastazione sistematica dell’ambiente, al commercio e allo sfruttamento dell’essere umano, alla non affermazione delle donne nella società, a una idea di giustizia che inizia e finisce nelle aule dei tribunali e non tiene mai conto di quanto è accaduto prima del processo e quanto accade dopo il processo.

È un no alla politica che trasforma la vita delle persone in una perenne prova che si vince o si supera, diversamente si deve lasciare. La sconfitta come corresponsabilità di crescita non è più contemplata.

Questa nuova società dove si può solo vincere è una società che non dà sicurezza e ci conduce al disorientamento. Per essere sicuri è necessario stare in un contesto che riconosce la verità, la giustizia e la riconciliazione come fondamenta per una vera ricostruzione morale.

A Matteo Renzi e Maria Elena Boschi che hanno dichiarato che lasceranno la politica in caso di vittoria del no suggerisco di lasciare prima dell’esito del Referendum e garantire a tutte e tutti noi una scelta libera frutto di un dibattito vero, giusto e che riconcilia.

Lasciate la politica non dopo ma adesso, ascoltate il dibattito nel paese e aspettate con fiducia il risultato, tutte e tutti ci ricorderemo di voi.

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post

Il voucher è una crudele svalutazione del lavoro

23 apr img_7962-1.jpg


L’abuso dei voucher non è che l’ennesima conferma di quanto il Jobs Act svaluti con crudeltà il lavoro. Il Jobs Act di fatto ha fatto esplodere e consolidato il tema della precarieta. Questo processo si rivela per quello che è proprio sul dato dei voucher che vengono anche utilizzati per coprire il lavoro in nero e non valorizzano le competenze, non danno corpo alle attitudini e alla necessaria promozione del sé che rappresenta il lavoro. Di quale crescita parliamo se il voucher è anche l’alibi del sommerso dove più numerosi sono gli incidenti e le morti? E di quale crescita parliamo se viene utilizzato il voucher anche per il lavoro di cura e domestico che svolgono le donne, uno dei lavori più importanti e meno tutelati in un Paese come il nostro dove non si nasce più e la popolazione sta invecchiando? Se si continua a svalutare il lavoro questo Paese non crescerà

Fonte immagine: www.diversamenteoccupati.it

In piazza a Milano con la CGIL per i diritti universali del lavoro 

9 apr



   Questa mattina è partita la raccolta di firme “È tua firmala!” per la Carta dei diritti universali del lavoro – nuovo statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Insieme con Susanna Camusso e con i compagni della CGIL abbiamo dato il via alla campagna #sfidaXidiritti da piazza San Babila a Milano. Per firmare e informarsi sulla proposta di legge per la Carta e i tre quesiti referendari potete accedere al sito della CGIL.

Versalis: l’audizione non chiarisce il futuro dei lavoratori 

6 apr

Dall’audizione oggi nelle commissioni attività produttive congiunte di Camera e di Senato dell’Amministratore Delegato di ENI, Claudio De Scalzi, emerge la volontà di procedere alla cessione reperendo un partner esterno per quanto riguarda VERSALIS.
Nel corso dell’audizione è emerso chiaramente che l’accordo con SK Capital non è stato ancora chiuso ed in caso di mancato accordo si valuterà di procedere sulla stessa linea individuando altri interlocutori.

Questa posizione espressa dall’ AD non chiarisce ancora una volta in che misura si vuole procedere alla cessione e non si sono affrontati gli aspetti legati al piano industriale ed al conseguente mantenimento dei livelli occupazionali.

Con l’audizione di oggi si rendono, di fatto, inefficaci gli impegni assunti dal Governo in sede di approvazione della risoluzione in Commissione Attività Produttive della Camera e riguardante l’investimento di ENI nella chimica.

Istat: la rimozione di Sabbaddini è un errore che può compromettere anni di lavoro. Alleva ci ripensi

6 apr

Privare l’Istat dell’apporto di Linda Laura Sabbadini è un errore grossolano che rischia di compromettere anni di lavoro. Senza i suoi studi sono a rischio le indagini sul lavoro e sui consumi, sui cambiamenti della società italiana, dalla famiglia ai rapporti tra le generazioni e ai rapporti uomo-donna e poco o nulla sapremmo sulla povertà assoluta, la violenza in famiglia e fuori, il bullismo ed altro ancora. Lavoro premiato dal Presidente Ciampi con l’onorificenza di Commendatore della Repubblica alla Sabbadini.

Come è possibile che l’Istat si privi di una delle protagoniste delle indagini sociali dagli anni 90. Di una donna libera e appassionata che ha dato consistenza numerica ai cambiamenti della nostra società. E allora una domanda ai vertici dell’Ente la voglio fare: come mai l’Istat può fare a meno di questa signora dei numeri? 
Il Presidente Alleva ci ripensi è ancora in tempo. 

 

Carta dei Diritti Universali del Lavoro: una campagna da sostenere

2 apr

vol1.jpgPieno sostegno dalla deputata di Sinistra Italiana Giovanna Martelli, componente della commissione Lavoro, alla campagna lanciata della CGIL per una Carta dei diritti universali del lavoro.

“Si tratta di una campagna importante che riguarda il futuro di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori e che mi vedrà attiva in Parlamento e nelle piazze accanto ai sindacati a cominciare proprio da sabato 9 aprile per l’apertura della campagna referendaria a Milano”.

La Carta dei diritti universali del lavoro – nuovo statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori è una proposta di legge di iniziativa popolare che vuole riscrivere il diritto del lavoro con gli obiettivi di riconfermare ed estendere i diritti universali ai lavoratori, riunificare il mondo del lavoro e raggiungere la contrattazione inclusiva e la democrazia sindacale.

“L’obiettivo comune”, prosegue Martelli, “è anche quello di riparare agli scempi degli ultimi governi che hanno cancellato in parte il carattere costituzionale del diritto del lavoro. Per questo oltre alla Carta dei diritti è necessario sostenere i tre referendum che avranno come oggetto i voucher, gli appalti e i licenziamenti. Per correggere le storture introdotte dalla riforma Fornero e dal Jobs Act”.

Vicenda Guidi e Jobs Act: il Governo pensa solo agli interessi di pochi

1 apr

“Dobbiamo tenere le cose insieme per capire la vicenda delle dimissioni della Ministra Guidi e della gestione delle relazioni interne al Governo, con l’accentramento nelle mani di pochissime persone, e i dati di oggi sulla disoccupazione. Tutte queste cose ci consegnano un’unica lettura: in questo Paese il Governo pensa solo agli interessi di pochi e non a quelli di tutti”.

Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana Giovanna Martelli.

Lo rende noto l’ufficio stampa Gruppo Parlamentare Sinistra Italiana
Roma 1 aprile 2016

Stare nelle sfide di tutti i giorni per rispondere al terrorismo 

23 mar

Ieri è stata una giornata terribile e piena di pensieri. Stare nelle cose e nelle sfide di tutti i giorni è un modo per rispondere con fermezza. Noi non ci fermeremo.

Massimo sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori di UPTIME che rischiano di perdere il lavoro e manifestano con i loro figli. Li ho incontrati ieri mattina a viale Europa davanti alle Poste Italiane


Subito dopo incontro con le 30 famiglie Rom che abitano nel centro di accoglienza ex cartiera sulla via Salaria in condizioni molto precarie e che verranno ingiustamente sgomberate. Anche per loro il massimo sostegno.


La politica dell’ascolto e del valore umano è Cosmopolitica

22 feb

Anche io oggi ho scelto di essere qui. In questi giorni parlando con una cara amica della scelta di essere con voi oggi lei mi ha detto: “Giovanna, torni ad essere radicale?” Sì, ho risposto, per andare avanti e crescere credo che si debba tornare alle radici.

Il mio lavoro mi ha dato la possibilità di incrociare storie a volte difficili e dolorose ma che mi hanno arricchito e mi hanno fatto capire di più della vita e di me stessa. Della mia storia non rinnego nulla, l’ho sempre vissuta con la convinzione che – come racconta la bella favola africana del colibrì – devo portare gocce di acqua ad un progetto comune e più grande, che mi somigli.

Sono piena di contraddizioni e lo sarò sempre, immagino e spero, perché le contraddizioni sono domande che la vita ci fa. Ho cercato sempre di essere coerente. Avere delle possibilità, anche nella complessità, regala sempre delle cose e a me ha dato la possibilità di avvicinarmi al mondo delle donne. Per me è stato un impegno nuovo, l’interesse per le donne non era mai stato un tema esclusivo nel mio lavoro. Per me è stata una scoperta e una grande opportunità. Guardare il mondo da un punto di vista nuovo fa scoprire nuove cose, apre prospettive insospettabili.

Se guardiamo il mondo con occhi di donna vediamo la nostra società pericolosamente priva di equilibrio. Non voglio parlare qui di giustizia o di altri ideali, voglio parlare di equilibrio, concetto aureo che dovrebbe racchiudere tutti gli ideali di una buona politica. Nella nostra società non c’è equilibrio tra uomo e donna, non c’è equilibrio tra ricchi e poveri, tra vecchi e giovani, tra mercato e diritti. Ad annullare questi disequilibri una buona politica dovrebbe dedicare la sua attenzione.

Proprio ieri è arrivata la notizia che il calo delle nascite in Italia ha toccato i minimi storici. Oggi questo dato non è per me un numero inerte, generico. Fare un figlio in questo Paese sta diventando sempre più difficile, un paese in crisi che non cura i servizi per l’infanzia e per i vecchi è un paese condannato. Questo dato, il calo delle nascite, è il giudizio delle donne su questa società. Le donne pensano e in questo modo dicono che questa società non accoglie più, non garantisce più, non cura più. Le donne curano l’umanità da quando esiste e hanno così acquistato delle grandi competenze.

Oggi io so che dall’ascolto, dall’incontro tra emozione e ragione, attenzione dall’incontro non dalla mediazione, nasce e cresce la capacità di fare veramente politica.

La Storia non ė neutra e la storia finora governata da criteri tutti maschili ci consegna un mondo pericolosamente squilibrato nella convivenza, nella guerra, nello sfruttamento delle materie prime, nella supremazia assoluta del mercato sull’uomo, nella cultura dello scarto.

Ė ora di cambiare. Le donne non sono da includere e da proteggere, sono da ascoltare. Sono società. E la libertà che hanno saputo conquistare per se stesse fa cambiare loro posizione, non le mette più di fianco agli uomini ma di fronte, di fronte gli uni alle altre per pensare, decidere e fare cose buone per questo mondo comune.

Ma ora mi rivolgo alle donne che sono qui. Saremo capaci di mantenere la nostra testa di donne? Saremo capaci di far parlare la nostra esperienza del mondo, un mondo che, diciamocelo, non ci ha accolto al meglio e che a tutt’oggi ci promette poco? Dovremo esserne capaci per una società migliore per tutti. Fuori dal pensiero unico maschile, non più subalterne a stili, comportamenti e costumi che ci rendono assenti anche se presenti nella scena della politica.

E poi basta dire “il futuro è dei giovani”. Certo che il futuro è dei giovani che lo si voglia o no ma è una grande ovvietà. Basta con questa retorica vuota. Siamo tutti insieme il presente: uomini, donne, bambini, vecchi. E le ragazze e i ragazzi devono avere tutte e tutti la possibilità di un “oggi professionale” solido, anche da condividere e scambiare nel mondo con esperienze e culture altre, da far crescere con investimenti nella formazione. Su questo si deve fondare la nostra idea di Paese, non una visione che concede diritti e opportunità a “geometrie variabili “.

La Democrazia non è mai perfetta e conclusa, è straordinariamente creativa e il tempo farà la sua parte. Noi dobbiamo fare la nostra. Abbiamo tante sfide da raccogliere e da vincere. Una buona società è quella che permette a ciascuno di dare il meglio di sé fare emergere il valore che ognuno porta in sé, la parte migliore di ciascuno. Scartiamo l’idea prometeica di cambiare l’umanità, di renderla migliore, il meglio è già in ciascuno di noi. La buona politica è quella capace di tirarlo fuori e di farlo agire.

Inauguriamo insieme una politica dell’ascolto, è cosa nuova e difficile, lo so, ma non perdiamo questa occasione.

 

Questo articolo è uscito per il blog dell’Huffington Post