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Sara vive nella nostra nuova resistenza

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Un dialogo come altri:
Giovanna: e allora perché non lo lasci?
Anna: perché, in fondo, mi vuole bene e anch’io a lui e non sto neanche così male se solo non volesse fare sesso con me tutti i giorni.
Giovanna: ma fare sesso con l’uomo che si ama non è un obbligo, Anna.
Anna: dai, lo sai anche tu che loro vogliono quello e se io rifiuto lui si arrabbia.

Anna è una giovane donna come ce ne sono molte, sposata, non importa se con figli. L’uomo che ha amato e che ha scelto come compagno di vita si arrabbia se non fa sesso, tutti i giorni. Non lo lascerà perché in fondo lui le vuole bene, un bene che possiede, un bene che non accetta la volontà diversa di Anna di vivere il piacere del suo corpo manifestando la propria sessualità. Un bene che ha come codici di accettazione la rinuncia di sé stesse e la sottomissione.

Sara ha manifestato il suo dissenso e non ha più voluto condividere con Vincenzo la sua affettività, la sua sessualità e la sua vita. Vincenzo l’ha bruciata.

È un esercizio quello di leggere i commenti che giungono puntuali dopo la cronaca di un femminicidio. “E si non manca nulla, abbiamo le leggi, la ministra, anche qualche soldo”, “serve rispetto per le donne e educazione sentimentale nelle scuole”, “tanto il colpevole uscirà tra poco tempo”. Addirittura: “sì, va bene tutto ma anche lei poteva essere più morbida con lui”.

Quale legge o ora di educazione sentimentale può far capire a un ragazzo che il piacere della sessualità non è fatto di gesti eroici e potenti tali da poter procreare, ma di una semplice intesa tra due soggetti che scoprono le loro fonti di piacere, i gesti e le parole che appagano e che riconoscono l’altro nella sua differenza?

Il campo dove noi donne dobbiamo giocare la partita è quello della nostra sessualità e del sesso agito. In questo campo troppo spesso abbiamo preferito la complicità prendendo parte alla dominazione maschile, agendo noi stesse una sessualità di appagamento del piacere del maschio e legandola alla procreazione. Una sessualità dove il concepire diventa il nostro modo di dominare.

Il nostro agire personale sessuato si deve fondere con il nostro agire politico per costruire ponti e alleanze tra donne tali da renderci forti nella relazione con gli uomini.

Dobbiamo sentici forti per dire ai maschi che non è dominando e possedendo che si migliora e si progredisce, ma trovando quella semplice intesa che fa scoprire gli interessi, i piaceri, le fragilità e le sicurezze, le ambizioni nascoste.

Carla Lonzi scrive “sono nata donna, non ho da pensare ad altro”, questo è il nostro modo di vedere il mondo e di stare con gli uomini, di stare nella politica. Sara è viva ed è il simbolo della nostra nuova resistenza.

Resistere e alzare la voce in una denuncia corale contro l’indifferenza, l’ingiustizia sociale, le disuguaglianze.

Resistere e alzare la voce per una democrazia che non è una prova di forza quotidiana per vincere sempre, ma è un’intesa che riconosce e concede spazi a tutte e tutti senza sopraffazione e umiliazione.

Le donne sono esseri umani sessuati: non vogliamo essere rispettate, adorate e tutelate, non chiediamo eroismi e gesti eclatanti. Vogliamo la parola, l’identità, il riconoscimento e la libertà.

Vogliamo un’Italia che permetta ad Anna di dire al suo uomo: “non voglio fare sesso tutti i giorni per soddisfare te, ma voglio farlo per scoprire insieme a te la mia fonte di piacere e affermazione”.

Senza che questo metta a rischio la sua vita.

 

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post 

Stop agli sgomberi forzati dei campi Rom: una lettera alla Comunità Europea

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Qui di seguito il testo della lettera che oggi ho inviato, insieme ai colleghi Stefano Fassina e Arturo Scotto, affinché la Comunità Europea si attivi per fermare gli sgomberi forzati dei campi Rom. 

 

La lettera è stata spedita a Věra Jourová, Commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, a Salla Saastamoinen, Equality Director, Direzione Generale Giustizia, Commissione Europea, alla Corte europea dei diritti dell’Uomo (CEDU) e alla Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI).

 

Gentile Commissario Věra Jourová,

come deputati del Governo italiano dobbiamo riferirLe notizie su quello che sta succedendo a Roma: siamo sconcertati e preoccupati dalla decisione improvvisa e incomprensibile da parte dell’amministrazione di questa città di sgomberare dalle loro case, senza preavviso o una sistemazione alternativa, circa cinquecento persone Rom che erano accampate in un ex deposito di autobus. In particolare c’è grande preoccupazione da parte della scuola e degli insegnanti perché centinaia di bambini che hanno frequentato regolarmente la scuola sono stati portati via un mese prima della fine dell’anno.

Quando eventi come questi accadono le famiglie Rom non hanno diritti e sono calpestate nella loro dignità umana. Pur nutrendo un grande rispetto della legge, non riusciamo a capire come questo amore per la legalità possa corrispondere a rendere senza fissa dimora cinquecento persone, gettandole letteralmente in mezzo alla strada, senza un altro posto dove andare. Questo tipo di misure non può che amplificare i problemi sociali e le tensioni nel quartiere.

Oggi nella Capitale siamo di fronte a una grave emergenza umanitaria, che dovrebbe causare una pronta risposta da parte del Governo e dall’amministrazione di Roma Capitale ma che, invece, non è neanche una notizia perché a subirla è il popolo Rom.

Questa discriminazione è la prima di una nuova serie di azioni violente perpetrate da parte del Comune. Tali sfratti, infatti, vanno avanti senza i più elementari requisiti di legittimità. Essi si verificano senza un adeguato preavviso, senza soluzioni abitative alternative, senza la possibilità per le famiglie di prendere in modo sicuro i propri averi. Nel corso degli anni queste misure, che aveva già suscitato interesse a livello nazionale ed internazionale, sono cresciute in modo esponenziale.

L’Europa non può chiudere gli occhi di fronte a questa emergenza e deve chiedere conto al Governo italiano e all’amministrazione comunale degli sgomberi forzati che si stanno svolgendo nella capitale del nostro Paese.

Chiediamo alla Commissione Europea, attraverso gli organi di competenza, di intervenire al fine di garantire che:

  1. l’Amministrazione di Roma Capitale cessi immediatamente qualsiasi intervento di sgombero forzato a danno delle famiglie Rom, Sinti e Caminanti e trovi per tutte le famiglie sgomberate una soluzione abitativa dignitosa.

  2. Il Governo Italiano predisponga, senza indugio, un piano di investimenti per il definitivo superamento dei campi e attui un monitoraggio secondo le norme vigenti degli interventi messi in atto dalle Amministrazioni delle città, sotto i profili della trasparenza, efficacia, efficienza ed economicità delle risorse economiche investite.

 

Grazie,

On. Stefano Fassina, On. Giovanna Martelli, On. Arturo Scotto

 

Roma, 26 Maggio 2016

 

 

 

 

Voto alle donne: da 70 anni forza di civiltà – il video dell’intervento alla Camera dei Deputati

8 mar

La politica dell’ascolto e del valore umano è Cosmopolitica

22 feb

Anche io oggi ho scelto di essere qui. In questi giorni parlando con una cara amica della scelta di essere con voi oggi lei mi ha detto: “Giovanna, torni ad essere radicale?” Sì, ho risposto, per andare avanti e crescere credo che si debba tornare alle radici.

Il mio lavoro mi ha dato la possibilità di incrociare storie a volte difficili e dolorose ma che mi hanno arricchito e mi hanno fatto capire di più della vita e di me stessa. Della mia storia non rinnego nulla, l’ho sempre vissuta con la convinzione che – come racconta la bella favola africana del colibrì – devo portare gocce di acqua ad un progetto comune e più grande, che mi somigli.

Sono piena di contraddizioni e lo sarò sempre, immagino e spero, perché le contraddizioni sono domande che la vita ci fa. Ho cercato sempre di essere coerente. Avere delle possibilità, anche nella complessità, regala sempre delle cose e a me ha dato la possibilità di avvicinarmi al mondo delle donne. Per me è stato un impegno nuovo, l’interesse per le donne non era mai stato un tema esclusivo nel mio lavoro. Per me è stata una scoperta e una grande opportunità. Guardare il mondo da un punto di vista nuovo fa scoprire nuove cose, apre prospettive insospettabili.

Se guardiamo il mondo con occhi di donna vediamo la nostra società pericolosamente priva di equilibrio. Non voglio parlare qui di giustizia o di altri ideali, voglio parlare di equilibrio, concetto aureo che dovrebbe racchiudere tutti gli ideali di una buona politica. Nella nostra società non c’è equilibrio tra uomo e donna, non c’è equilibrio tra ricchi e poveri, tra vecchi e giovani, tra mercato e diritti. Ad annullare questi disequilibri una buona politica dovrebbe dedicare la sua attenzione.

Proprio ieri è arrivata la notizia che il calo delle nascite in Italia ha toccato i minimi storici. Oggi questo dato non è per me un numero inerte, generico. Fare un figlio in questo Paese sta diventando sempre più difficile, un paese in crisi che non cura i servizi per l’infanzia e per i vecchi è un paese condannato. Questo dato, il calo delle nascite, è il giudizio delle donne su questa società. Le donne pensano e in questo modo dicono che questa società non accoglie più, non garantisce più, non cura più. Le donne curano l’umanità da quando esiste e hanno così acquistato delle grandi competenze.

Oggi io so che dall’ascolto, dall’incontro tra emozione e ragione, attenzione dall’incontro non dalla mediazione, nasce e cresce la capacità di fare veramente politica.

La Storia non ė neutra e la storia finora governata da criteri tutti maschili ci consegna un mondo pericolosamente squilibrato nella convivenza, nella guerra, nello sfruttamento delle materie prime, nella supremazia assoluta del mercato sull’uomo, nella cultura dello scarto.

Ė ora di cambiare. Le donne non sono da includere e da proteggere, sono da ascoltare. Sono società. E la libertà che hanno saputo conquistare per se stesse fa cambiare loro posizione, non le mette più di fianco agli uomini ma di fronte, di fronte gli uni alle altre per pensare, decidere e fare cose buone per questo mondo comune.

Ma ora mi rivolgo alle donne che sono qui. Saremo capaci di mantenere la nostra testa di donne? Saremo capaci di far parlare la nostra esperienza del mondo, un mondo che, diciamocelo, non ci ha accolto al meglio e che a tutt’oggi ci promette poco? Dovremo esserne capaci per una società migliore per tutti. Fuori dal pensiero unico maschile, non più subalterne a stili, comportamenti e costumi che ci rendono assenti anche se presenti nella scena della politica.

E poi basta dire “il futuro è dei giovani”. Certo che il futuro è dei giovani che lo si voglia o no ma è una grande ovvietà. Basta con questa retorica vuota. Siamo tutti insieme il presente: uomini, donne, bambini, vecchi. E le ragazze e i ragazzi devono avere tutte e tutti la possibilità di un “oggi professionale” solido, anche da condividere e scambiare nel mondo con esperienze e culture altre, da far crescere con investimenti nella formazione. Su questo si deve fondare la nostra idea di Paese, non una visione che concede diritti e opportunità a “geometrie variabili “.

La Democrazia non è mai perfetta e conclusa, è straordinariamente creativa e il tempo farà la sua parte. Noi dobbiamo fare la nostra. Abbiamo tante sfide da raccogliere e da vincere. Una buona società è quella che permette a ciascuno di dare il meglio di sé fare emergere il valore che ognuno porta in sé, la parte migliore di ciascuno. Scartiamo l’idea prometeica di cambiare l’umanità, di renderla migliore, il meglio è già in ciascuno di noi. La buona politica è quella capace di tirarlo fuori e di farlo agire.

Inauguriamo insieme una politica dell’ascolto, è cosa nuova e difficile, lo so, ma non perdiamo questa occasione.

 

Questo articolo è uscito per il blog dell’Huffington Post 

La commozione della Martelli: «Tradita da Renzi»

28 dic

A Monzambano la deputata incontra una ventina di iscritti. «Dal Jobs Act alla Rai, delusioni in serie. Dimettermi? No»

Le la­cri­me sgor­ga­no su­bi­to dopo aver aper­to l’in­con­tro chia­ri­fi­ca­to­re «con la mia gente, il mio ter­ri­to­rio». È un moto di emo­zio­ne, forse anche di paura per l’in­co­gni­to cui va in­con­tro, quel­lo che pren­de Gio­van­na Mar­tel­li, la par­la­men­ta­re del Pd che ha sbat­tu­to la porta e ha la­scia­to il par­ti­to. Da­van­ti a 25 per­so­ne, tra de­lu­si da Renzi e as­ser­to­ri della rot­ta­ma­zio­ne, tra am­mi­ni­stra­to­ri pub­bli­ci (i sin­da­ci di Me­do­le Ruz­ze­nen­ti, di Ca­stel Gof­fre­do Po­se­na­to e di Mon­zam­ba­no Cappa) e l’«os­ser­va­to­re» in­via­to dalla se­gre­te­ria pro­vin­cia­le del Pd (il pre­si­den­te del­l’as­sem­blea Guar­di­ni), la Mar­tel­li, nella sala Mon­tes­so­ri di Mon­zam­ba­no, spie­ga i mo­ti­vi della sua «tra­va­glia­ta de­ci­sio­ne». Cerca il con­for­to della gente delle sue zona, l’al­to man­to­va­no, dove ha co­min­cia­to la sua at­ti­vi­tà po­li­ti­ca e dove in­ten­de pro­se­guir­la; trova con­di­vi­sio­ne e so­li­da­rie­tà ma anche cri­ti­che per aver de­ci­so tutto da sola, senza con­fron­tar­si prima con la base. Lei è chia­ra nel giu­sti­fi­ca­re la sua scel­ta: si è sen­ti­ta «tra­di­ta» dal Pd, da Renzi: «Me ne vado» ri­ba­di­sce. Il di­vie­to del Pd a par­te­ci­pa­re ad una ma­ni­fe­sta­zio­ne con­tro la vio­len­za sulle donne del 25 no­vem­bre scor­so per re­sta­re alla Ca­me­ra a vo­ta­re, lei, con­si­glie­ra per le pari op­por­tu­ni­tà del pre­mier Renzi, è stata solo l’ul­ti­ma goc­cia. Il suo ma­les­se­re ri­sa­le a pa­rec­chio tempo prima: «Il punto di rot­tu­ra è stata la legge sul la­vo­ro, che an­da­va con­tro la mia cul­tu­ra e i miei va­lo­ri». Da lì il voto di asten­sio­ne sul job acts in di­re­zio­ne na­zio­na­le, a cui è se­gui­to, poco dopo, un non voto sul com­mis­sa­ria­men­to del Pd ro­ma­no. «Il mio dis­sen­so – ri­co­no­sce la Mar­tel­li – è ri­ma­sto trop­po ma­sche­ra­to, ma – as­si­cu­ra – mi sono bat­tu­ta per cam­bia­re le cose». Il ma­les­se­re è via via au­men­ta­to sino ad ar­ri­va­re a non con­di­vi­de­re altri due pas­sag­gi: Il nuovo as­set­to della Rai, «che ha con­cen­tra­to il ser­vi­zio pub­bli­co nelle mani d i pochi» e il li­mi­te del con­tan­te por­ta­to a 3mila euro «quan­do nelle pri­ma­rie del 2012 un punto car­di­ne del pro­gram­ma di Renzi era l’ab­bas­sa­men­to della quota per com­bat­te­re la cor­ru­zio­ne». Ep­pu­re, lei in Mat­teo aveva cre­du­to en­tu­sia­sti­ca­men­te fin dalla prima Leo­pol­da: «La sua rot­ta­ma­zio­ne era quel­la che avreb­be do­vu­to cam­bia­re le cose e in­ve­ce la rot­ta­ma­zio­ne non è stata fatta e nulla è cam­bia­to. A quel punto, o io so­ste­ne­vo an­co­ra l’im­po­sta­zio­ne po­li­ti­ca ren­zia­na op­pu­re la­scia­vo il Pd». Ri­ve­la che la scel­ta di an­dar­se­ne non è stata fa­ci­le: «Dopo la mia de­ci­sio­ne uno dei mas­si­mi ver­ti­ci del par­ti­to (di cui non ha ri­ve­la­to il nome, ndr.) mi te­le­fo­nò per chie­der­mi se avevo dei dubbi sul pro­get­to di Renzi. Ri­ma­si ti­tu­ban­te, non sa­pe­vo cosa dire; ma poi con il pas­sa­re dei gior­ni ho ca­pi­to che non c’e­ra­no più le con­di­zio­ni pe re­sta­re. Mi sono sen­ti­ta tra­di­ta dal­l’im­po­sta­zio­ne po­li­ti­ca data al Pd negli ul­ti­mi mesi». E chia­ri­sce: «Come re­ci­ta la Co­sti­tu­zio­ne rap­pre­sen­to il Paese, quin­di, non mi di­met­te­rò da par­la­men­ta­re, se do­ves­si farlo do­vreb­be­ro se­guir­mi in molti. A par­ti­re dal se­gre­ta­rio cit­ta­di­no del Pd Mu­ra­ri che, nel 2010, quan­do era da un’al­tra parte, fece per­de­re le ele­zio­ni al Pd di Man­to­va. Io con­ti­nue­rò la mia at­ti­vi­tà po­li­ti­ca – pro­met­te – anche se an­co­ra non so dove. Por­te­rò avan­ti le istan­ze del ter­ri­to­rio, so che è dif­fi­ci­le ma lo farò. Al ter­mi­ne del mio tour tra iscrit­ti e non, a fine feb­bra­io por­te­rò qui una pro­po­sta di pro­get­to po­li­ti­co». (Sandro ​Mortari)

 

Fonte: La Gazzetta di Mantova

Corri ragazza! Incontriamoci per cambiare

22 dic

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Negli anni ‘60 le donne non erano ammesse a partecipare alle maratone perché giudicate inadatte a correre lunghe distanze, quindi – anche se può sembrare assurdo – non era permesso loro di iscriversi.

Kathrine Switzer non la pensava così. Partecipò alla Boston Marathon scatenando un autentico putiferio: una battaglia di spintoni. Kathrine arrivò al traguardo e fu la prima donna che corse la Bosthon Marathon in 4 ore e 20 minuti. Fatti che sono passati alla storia perché rovesciarono la tradizione maschilista di questo evento e del mondo sportivo in generale.

Ognuna di noi tenta di rovesciare la cultura maschilista con le storie minute di tutti i giorni. È per questo che ho pensato di incontravi, per trasformare la mia storia minuta in testimonianza perché la politica è impegno civile e si scrive nelle pagine di tutti i giorni… “nessun giorno è sbagliato per cambiare”. Il mio “non ci sto” apparentemente debole ha aperto una riflessione personale profonda che sono pronta a condividere insieme alla scelta di abbandonare il Partito Democratico, perchè questo Paese non cambierà se non saprà riconoscere che questo è il tempo delle donne con la loro storia e la loro dignità, che è il tempo dell’alterità e non dell’omologazione, è il tempo del dialogo aperto e non del confronto da copertina, è il tempo del riconoscere le differenze e non umiliarle.

Noi donne conosciamo la passione autentica, e per questo il mio impegno continuerà e si rinnoverà proprio nell’incontro con l’altra e l’altro e non nella negoziazione utilitaristica, ma per la centralità politica che oggi riveste l’intervento pubblico rispetto a gruppi sociali che rivendicano diritti e pari opportunità e verso i quali abbiamo l’obbligo di riconoscerli e promuoverli attraverso la predisposizione di sistemi di intervento che vadano nella direzione del rispetto dei diritti umani.

Un incontro che metterà al centro le 3 parole chiave che stanno guidando la mia riflessione:

ROTTAMAZIONE – idee , metodi e comportamenti

DIRITTI – economia, riconoscimento, tutele e legami

PARTITO – consenso e egemonia culturale

 

Le date che vi propongo:

27 dicembre 2015 – Monzambano per la zone Alto Mantovano e Asolano, Sala Civica, ore 15:00

28 dicembre 2015 – Viadana per la zone Viadanese, Marcaria e dintorni – ore 15:00 – sede da definire

29 dicembre 2015 – Moglia per la zona Basso Mantovano compreso oltre Po – ore 16:00 – Circolo PD di Moglia

2 gennaio 2016 – Curtatone per la Città di Mantova e Hinterland – ore 18:00 - sede da definire

11 gennaio 2016 – Assemblea Provinciale PD – ore 21:00 – sede PD di via A. da Schinevoglia

 

Gli incontri, compresa l’Assemblea Provinciale, sono aperti tutte le donne e gli uomini che si riconoscono nella politica progressista e di centrosinistra ed hanno lo scopo di supportare la mia scelta attraverso la vostra esperienza, cultura, idee e proposte. Grazie per la vostra partecipazione,

Giovanna

Per costruire un vero record dell’occupazione femminile dobbiamo lavorare con in mente la libertà delle donne

23 nov

Per costruire un vero record dell’occupazione femminile dobbiamo lavorare con in mente la libertà delle donne , così l’on. Giovanna MartelliConsigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri per le pari opportunità commenta il dato Istat che registra un record per l’occupazione delle donne (50,9%) ma solo grazie alle over 54 che non hanno lasciato il lavoro, ovvero grazie all’innalzamento dei requisiti per andare in pensione. Mentre le giovani vedono ancora scendere il loro tasso di occupazione.

“Per far crescere l’economia e avere record davvero positivi bisogna prima di tutto far decidere alle donne se rimanere o meno al lavoro. Agevolare la staffetta generazionale con il passaggio del know how  in una forma elastica, diversificata  e sempre nell’ambito di una scelta operata con libertà, senza costrizioni che arrivano dall’esterno. Secondo poi”, prosegue Martelli, “bisogna lavorare con una visione lungimirante: investendo nell’innovazione e nella ricerca, facendo spazio alle donne in tutti i settori produttivi, compresi quelli dove finora c’è stato meno spazio per loro. Solo in questo modo”, conclude Martelli, “possiamo far crescere una nuova economia con contenuti reali di progresso e pari opportunità”.

 

 

Il protagonismo politico delle donne apre la strada al progresso economico e lavorativo

19 nov

“Il protagonismo politico delle donne apre la strada anche al progresso economico e lavorativo”, così si esprime l’On. Giovanna Martelli, Consigliera per il Presidente del Consiglio in materia di pari opportunità, alla luce dei nuovi dati riguardanti l’Italia della classifica annuale Gender Gap Index appena pubblicata dal World Economic Forum. “Il nostro Paese”, prosegue Martelli, “è risalito dalla 69esima alla 41esima posizione grazie proprio alla presenza delle ministre e di tante donne in Parlamento. Ci sono ancora molti campi in cui dobbiamo migliorare e ancora posti da scalare in classifica ma il processo è inequivocabilmente avviato e siamo attivamente impegnati a rimuovere ogni ostacolo che lo possa fermare. La riforma costituzionale e la riforma elettorale accompagnano questa evoluzione inarrestabile”, conclude Martelli”, che preveda anche il coinvolgimento femminile in tutte le articolazioni amministrative della politica, nei consigli regionali e in quelli comunali”.

Donne, pace e sicurezza: Giovanna Martelli, più donne nei negoziati uguale più pace

14 ott

Più donne nei negoziati uguale più pace e una pace migliore e più duratura. “La loro partecipazione con il fine di garantire la previsione di interventi adeguati nelle fasi successive agli accordi di pace è fondamentale, e ancora più necessaria e’ la considerazione delle tematiche di genere, nelle sedi negoziali, per non rendere del tutto irrilevante la presenza delle donne”. Lo ha detto all’Onu Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità. Martelli ha parlato durante un dibattito in Consiglio di Sicurezza organizzato in occasione del quindicesimo anniversario della risoluzione 1325 che nel 2000 stabilì il collegamento cruciale
tra parità di genere e pace e sicurezza internazionali. “Il punto di vista di genere nel corso delle fasi negoziali garantisce, nel corso della ricostruzione, un’impostazione del concetto di “sicurezza” dato come condizione umana e sociale che deriva dall’esercizio dei diritti umani fondamentali (soddisfacimento dei bisogni primari, salute, istruzione, lavoro), principali strumenti di mantenimento della pace”, ha detto Martelli.

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L’inesistente teoria gender: ancora una volta contro le donne

17 set

Comma 16 della Buona Scuola “Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’art. 5 della Legge recante misure contro il Femminicidio”.

Mentre scrivevo l’emendamento che oggi è Legge dello Stato Italiano e  pensando alla parità sostanziale tra donne e uomini una delle priorità era quella di scardinare l’impatto che gli stereotipi educativi hanno nelle decisioni che le ragazze e i ragazzi prendono nelle loro vite.  Un’influenza molto pesante che si fa sentire anche nel mondo del lavoro, in cui le donne subiscono tuttora una emarginazione , tanto che alcuni settori sono ancora considerati di dominio maschile con la naturale conseguenza di un livello di retribuzione superiore rispetto ai settori che culturalmente e tradizionalmente sono riservati alle donne.

Ecco perché ė importante leggere quanto introdotto dal comma 16 con la luce della ragione,  mettendo a fuoco come questo obiettivo si possa inscrivere in una più complessiva strategia coerente anche con le recenti iniziative Comunitarie sul tema dell’emancipazione delle ragazze nell’ambito dell’Istruzione. Continue reading