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Le mie interrogazioni: lo sgombero di piazza Indipendenza a Roma

28 ago

 

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri – Per sapere – premesso che:

 

lo sgombero di 250 famiglie – la maggior parte di origine eritrea e titolare dello status di rifugiato o di qualche forma di protezione internazionale – cominciato a Roma il 19 agosto all’ex  sede dell’ ISPRA è culminato con quanto accaduto  il 24  agosto in piazza Indipendenza. Quanto avvenuto ha messo in evidenza comportamenti individuali, da parte di alcuni agenti delle forze dell’ordine, gravi nei confronti delle persone coinvolte nello sgombero e in oltre modo lesive nei confronti della Polizia stessa;

 

in seguito a questi accadimenti il Capo della polizia Franco Gabrielli in un’intervista pubblicata sul quotidiano la Repubblica il 25 agosto afferma che sarà fatta chiarezza rispetto alle eventuali responsabilità degli agenti coinvolti nell’azione dello sgombero;

 

nella medesima intervista lo stesso Gabrielli fa riferimento alle responsabilità di chi ha permesso che a via Curtatone si lasciassero vivere 250 famiglie di rifugiati nel più totale degrado. In particolare Gabrielli cita una road map stilata due anni fa insieme all’allora commissario straordinario di Roma Tronca che prevedeva, anche uno stanziamento di oltre 130 milioni per mettere a punto soluzioni alloggiative definitive per coloro che erano ricorsi all’occupazione abusiva-:

 

 

quali azioni intenda porre in essere per coordinare a livello interministeriale e con gli Enti Locali, gli interventi necessari per definire un programma nazionale di accoglienza e di insediamento dei cittadini migranti che giungono in Italia, al fine di tutelare i diritti dei migranti stessi e anche il buon operato delle istituzioni e le forze di sicurezza coinvolte; 

 

quali azioni intenda per realizzare quanto definito, rispetto alla specifica situazione di Roma Capitale, dall’ ex Commissario Francesco Paolo Tronca e dallo stesso Franco Gabrielli. 

 

Giovanna Martelli: “Vivo con tre profughe nigeriane. Mi hanno insegnato la serenità nonostante il dramma”

20 giu

Si chiamano Mercy, Favour e Augustina, sono arrivate coi barconi in Italia e per una serie di coincidenze fortunate sono approdate nella casa di Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana che a oggi risulta essere l’unica parlamentare a ospitare profughi. “Perché noi politici dobbiamo dare l’esempio”, spiega all’HuffPost.

Le tre donne sono originarie della Nigeria e hanno 32, 34 e 35 anni. Entrate nella rete dell’accoglienza della provincia di Mantova, a settembre hanno ricevuto la notizia che avrebbero atteso l’esito della domanda di asilo in un alloggio confortevole, offerto dalla stessa Martelli e dalla sorella. “Non si conoscevano ma ora vivono in totale accordo e armonia nell’abitazione sopra casa mia”, racconta la deputata.

A provvedere ai loro bisogni anche materiali come cibo e vestiti ci pensa la cooperativa “Olinda” che ha preso in carico le tre profughe e le segue nel percorso di integrazione. Durante il giorno studiano l’italiano e frequentano corsi professionali nel tentativo di trovare prima o poi una occupazione che le renda autonome.
“Non sarà semplice, perché non lo è nemmeno per gli italiani. Ma hanno una forte determinazione e una grande voglia di riscatto”, dice ancora Martelli, che ha garantito l’alloggio per lungo tempo e che alla prefettura aveva chiarito di voler aiutare delle donne profughe “in quanto le donne sono le più vulnerabili e possono finire facilmente nelle reti criminali della tratta e dello sfruttamento della prostituzione”.

Favour, Augustina e Mercy sono partite dalla Nigeria da sole con il progetto di approdare in Europa. Dopo il Sahara hanno vissuto l’incubo della Libia e poi la lotteria dei barconi. Un viaggio verso l’ignoto che per il momento prevede come tappa una casa accogliente di Mantova, ma non è chiaro cosa accadrà in futuro. “Sono segnate dal trauma del percorso migratorio eppure mantengono una serenità e una forza che penso sia di grande insegnamento per chiunque, anche per me”, confessa Martelli che spesso si trova a Roma e dunque non riesce a passare molto tempo con loro.

“Hanno lasciato alle spalle una situazione così difficile che ha dato loro la spinta per guardare sempre avanti con fiducia, ora vedremo se rimarranno a Mantova o si sposteranno. Sono ragazze in gamba, auguro a loro di trovare un percorso stabile”.

Martelli aggiunge che non tutti in città hanno apprezzato il suo gesto, peraltro poco pubblicizzato. “L’argomentazione preferita è che bisognerebbe aiutare soprattutto gli italiani in difficoltà e non gli stranieri. Io rispondo che gli italiani vivono in una democrazia matura e in uno Stato con infrastrutture sociali solide, con risorse alle quali i profughi non possono attingere”.

Nella Giornata Internazionale dei Rifugiati, il discorso non si esaurisce soltanto in una esperienza insolita di quasi coabitazione con tre richiedenti asilo, ma assume per Martelli un contorno molto più ampio: “Un gesto di accoglienza come questo vuole anche sfidare il contesto generale, quello nel quale l’Unione europea stringe un accordo con la Turchia inaccettabile. Ci arrivano notizie di profughi ai quali le guardie di frontiera turca sparano, uccidendoli. Non possiamo tacere di fronte a queste scelte dell’Italia e dobbiamo chiarire che l’insicurezza non deriva dallo straniero ma dall’illegalità e dalla corruzione”.

intervista pubblicata sulla’ Huffington Post