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Non mi indigno per la vignetta di Mannelli, ma per i milioni di italiani che vivono in povertà assoluta

16 ago Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satira

Vignetta Boschi: Saggese, offesa e insolenza non è satiraEra un rito quello della domenica pomeriggio. La lettura di Tango ha accompagnato la nostra gioventù politica. Una lettura fatta di risate, di riflessioni e della forza di una generazione che stava crescendo per essere nuova classe dirigente. Ridemmo, davanti a una birra in un circolo Arci, anche la domenica di “Nattango”. Il Segretario era ritratto nudo e vicino a lui due piccoli Craxi e Andreotti, musici improvvisati. In quelle risate la forza della giovane politica che con la satira si interroga e progredisce e non ha paura di mettersi a nudo, come avviene in un dialogo intimo e di passione. Quella passione che agita le rivoluzioni. La passione che ci animava per la visione di un mondo migliore, quella del grande concerto del 1985, “Liveaid”, un jukebox planetario per dare voce a chi soffriva e moriva per la grande carestia in Etiopia, la grande emozione della caduta del muro di Berlino. Un sogno spento dalle stragi di Mafia del 1992, dai genocidi della guerra dei Balcani e dalla corruzione di Tangentopoli. Un sogno tramontato nella precarietà esistenziale dei nostri tempi.

Oggi l’Italia è un paese da record. Lo attesta il recente rapporto McKinsey ”Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull’ineguaglianza dei redditi”che tratta una tendenza che riguarda il 70% della popolazione nell’Occidente sviluppato: l’impoverimento. Il nostro record è davvero scioccante. Secondo il rapporto l’Italia è in assoluto il paese più colpito: il 97% delle famiglie italiane è ferma agli introiti di 10 anni fa o si ritrova con un reddito ancora più basso. Siamo più poveri degli Stati Uniti, più dell’Inghilterra e della Francia.

La differenza con gli altri paesi è data dalla fine dell’investimento pubblico nell’infrastruttura sociale e nella svalutazione selvaggia del lavoro. Con il Jobs Act e la politica degli incentivi alle assunzioni si è creata una situazione paradossale dove si investe nella flessibilità e nella precarietà. Sul versante delle protezioni sociali non vi è traccia di politiche di sostegno al reddito che riducano le disuguaglianze e compensino l’impoverimento dato dalla precarietà.

L’altra conclusione del Rapporto McKinsey riguarda i giovani: la prima generazione, da diversi decenni, che sta peggio dei genitori. Ma non è questa l’unica povertà di cui soffre l’Italia. La drammatica condizione giovanile si riallaccia alla mancata spinta al protagonismo femminile e al rinascere del sessismo. Il sessismo sfacciato delle “bamboline imbambolate” del Governatore De Luca e il sessismo strisciante del “rispetto per le donne” ben narrato da Filippo Maria Battaglia nel libro “stai zitta e va’ in cucina”. Il maschilismo in politica da Togliatti a Grillo.

Sono destini comuni quelli delle donne e dei giovani. Siamo sempre il futuro e mai il presente, ancora sotto il tallone del patriarcato, con le sue istanze di dominio e di mantenimento dell’egemonia politica e culturale. Nei giovani più poveri dal dopoguerra e nel rifiorire del sessismo sta il fallimento di Matteo Renzi. È il fallimento dell’aver fissato l’unico orizzonte nell’appuntamento referendario, il “d-day” per salvare il paese dall’inarrestabile declino. È il fallimento di un massimalismo che ha piegato qualsiasi regola democratica per il raggiungimento del proprio fine.

I dati sull’arresto della già debole crescita economica, il progressivo e pesante impoverimento delle giovani generazioni e il tasso di natalità peggiore dall’unità d’Italia, mostrano chiaramente che la vittoria del Sì al referendum costituzionale non porterà alcun cambiamento in grado di sovvertire questi fattori, anzi, consoliderà una classe dirigente pienamente responsabile del declino sociale ed economico del paese.

A noi che abbiamo avuto il coraggio di credere nella costruzione di un nuovo campo politico progressista e di sinistra, la responsabilità di vincere la sfida dell’innovazione a partire dalla politica. Un partito progressista oggi deve incanalare tutte le energie e le risorse che vengono dalla società e farle crescere in un pensiero politico chiaro, includente, diffuso e che restituisce la ricchezza della proposta ai giovani e abbatte l’egemonia del patriarcato.

Un partito vero, che esprime una leadership plurale ed esce definitivamente dalla politica “dell’uomo solo al comando”. Sarebbe un errore storico e politico racchiudere il pensiero e la pratica politica di un partito nuovo in un “uomo solo”. Non mi indigno di fronte alla vignetta di Mannelli. Mi indigno di fronte agli oltre 4 milioni di italiane e italiani che vivono in povertà assoluta, ai giovani più poveri dal dopoguerra, alle donne che devono scegliere se essere madri o protagoniste della vita pubblica, alle donne incendiate dai propri compagni. Mi indigno perché sento e vedo una politica debole e sconnessa dagli interessi reali e dalle vere forze innovatrici di questo paese.

Sarà un bel giorno quel giorno dove vedrò sulla prima pagina di un giornale una vignetta di Mannelli che ritrae una donna con le cosce in primo piano e rossa di passione di fronte ad un giovane uomo anch’esso rosso di passione. Stanno brindando, è il brindisi della loro vittoria al primo Congresso di sinistra italiana. Loro, un uomo e una donna, guideranno la nuova sinistra e insieme a una nuova classe dirigente scriveranno belle pagine di politica: forte, libera, che crede nel presente e che non ha paura di mettersi a nudo, come nelle più intime passioni. A presto Riccardo Mannelli!

Questo articolo è stato pubblicato sull’Huffington Post

La Martelli aderisce a Si. «Devo tornare alle radici»

22 feb

La deputata dopo aver lasciato i democratici passa al gruppo di Sinistra Italiana. Ma Gaddi la attacca: «È una renziana, cerca solo lo spazio che il Pd non le dà più»

Giovanna Martelli
Giovanna Martelli

MANTOVA. Non mancano esponenti mantovani all’assemblea costituiva di Sinistra italiana. C’è la delegazione di Sel, c’è Matteo Gaddi (membro della direzione nazionale di Sel e tra i relatori ufficiali al tavolo di discussione dedicato ai problemi del lavoro) e, sorpresa, c’è anche la parlamentare ex demGiovanna Martelli.

Non c’è dubbio che l’intervento della deputata nella giornata conclusiva della tre giorni romana del nuovo soggetto politico di sinistra, faccia notizia nell’ambito politico mantovano. Già vice presidente della Provincia, tra le prime ad aver appoggiato all’interno del Pd la linea renziana (la ricordiamo sul palco del Bibiena alla prima visita mantovana di Renzi, allora soltanto sindaco di Firenze in corsa per diventare segretario del Pd) , la Martelli aveva lasciato il Pd pochi mesi fa entrando nel gruppo misto.

«Ho aderito a Sinistra Italiana – ci spiega – e martedì siederò nel loro gruppo». La Martelli ha preso la parola nel corso della convention, spiegando il perché della scelta.

«Anch’io oggi ho scelto di essere qui – ha detto – In questi giorni parlando con una cara amica della scelta di essere con voi oggi lei mi ha detto: “Giovanna….torni a essere radicale ….. Perché?” Perché, ho detto, per andare avanti e crescere credo che si debba tornare alle radici…..l’intima essenza di tutte le cose. Per me la politica è sempre stata questo: “intimità…..emozioni….essenza….vivere pienamente le cose di tutti i giorni e provare a farle diventare le conquiste di tutti».

L’adesione della Martelli ha peraltro sollevato la dura rimostranza di Gaddi (già di Sinistra lavoro e prima ancora di Rifondazione comunista): «La Martelli con la sinistra non ha nulla che fare. È stata una renziana doc e in Parlamento ha votato a favore di tutti i provvedimenti governativi che la sinistra ha criticato e contestato. Il suo posizionamento con Sinistra italiana dipende solo dalla circostanza che nel Pd, per lei, non c’era più spazio».

Eppure queste diverse anime dovranno incontrarsi e lavorare assieme già da giovedì, quando si riunirà il comitato promotore mantovano. A Roma anche una delegazione di Sel (Toni Bondioli, Franco Tiana, Elena Magri, Matteo Bassoli, Enzo Cartapati, Nadia Albertoni, Maurizio Sali). «Una tre giorni straordinaria – dice una nota – nei giorni 2-3-4 dicembre si riunirà nel congresso che ne sancirà la nascita. In questi mesi sarà avviata l’adesione e la costituzione dei comitati di Sinistra Italiana. Già da lunedì Sel di Mantova comincerà il cammino di adesione che sarà l’ultimo atto prima dello scioglimento definitivo che avverrà prima del congresso di dicembre di Si». (nico)

Fonte: La Gazzetta di Mantova 

 

La politica dell’ascolto e del valore umano è Cosmopolitica

22 feb

Anche io oggi ho scelto di essere qui. In questi giorni parlando con una cara amica della scelta di essere con voi oggi lei mi ha detto: “Giovanna, torni ad essere radicale?” Sì, ho risposto, per andare avanti e crescere credo che si debba tornare alle radici.

Il mio lavoro mi ha dato la possibilità di incrociare storie a volte difficili e dolorose ma che mi hanno arricchito e mi hanno fatto capire di più della vita e di me stessa. Della mia storia non rinnego nulla, l’ho sempre vissuta con la convinzione che – come racconta la bella favola africana del colibrì – devo portare gocce di acqua ad un progetto comune e più grande, che mi somigli.

Sono piena di contraddizioni e lo sarò sempre, immagino e spero, perché le contraddizioni sono domande che la vita ci fa. Ho cercato sempre di essere coerente. Avere delle possibilità, anche nella complessità, regala sempre delle cose e a me ha dato la possibilità di avvicinarmi al mondo delle donne. Per me è stato un impegno nuovo, l’interesse per le donne non era mai stato un tema esclusivo nel mio lavoro. Per me è stata una scoperta e una grande opportunità. Guardare il mondo da un punto di vista nuovo fa scoprire nuove cose, apre prospettive insospettabili.

Se guardiamo il mondo con occhi di donna vediamo la nostra società pericolosamente priva di equilibrio. Non voglio parlare qui di giustizia o di altri ideali, voglio parlare di equilibrio, concetto aureo che dovrebbe racchiudere tutti gli ideali di una buona politica. Nella nostra società non c’è equilibrio tra uomo e donna, non c’è equilibrio tra ricchi e poveri, tra vecchi e giovani, tra mercato e diritti. Ad annullare questi disequilibri una buona politica dovrebbe dedicare la sua attenzione.

Proprio ieri è arrivata la notizia che il calo delle nascite in Italia ha toccato i minimi storici. Oggi questo dato non è per me un numero inerte, generico. Fare un figlio in questo Paese sta diventando sempre più difficile, un paese in crisi che non cura i servizi per l’infanzia e per i vecchi è un paese condannato. Questo dato, il calo delle nascite, è il giudizio delle donne su questa società. Le donne pensano e in questo modo dicono che questa società non accoglie più, non garantisce più, non cura più. Le donne curano l’umanità da quando esiste e hanno così acquistato delle grandi competenze.

Oggi io so che dall’ascolto, dall’incontro tra emozione e ragione, attenzione dall’incontro non dalla mediazione, nasce e cresce la capacità di fare veramente politica.

La Storia non ė neutra e la storia finora governata da criteri tutti maschili ci consegna un mondo pericolosamente squilibrato nella convivenza, nella guerra, nello sfruttamento delle materie prime, nella supremazia assoluta del mercato sull’uomo, nella cultura dello scarto.

Ė ora di cambiare. Le donne non sono da includere e da proteggere, sono da ascoltare. Sono società. E la libertà che hanno saputo conquistare per se stesse fa cambiare loro posizione, non le mette più di fianco agli uomini ma di fronte, di fronte gli uni alle altre per pensare, decidere e fare cose buone per questo mondo comune.

Ma ora mi rivolgo alle donne che sono qui. Saremo capaci di mantenere la nostra testa di donne? Saremo capaci di far parlare la nostra esperienza del mondo, un mondo che, diciamocelo, non ci ha accolto al meglio e che a tutt’oggi ci promette poco? Dovremo esserne capaci per una società migliore per tutti. Fuori dal pensiero unico maschile, non più subalterne a stili, comportamenti e costumi che ci rendono assenti anche se presenti nella scena della politica.

E poi basta dire “il futuro è dei giovani”. Certo che il futuro è dei giovani che lo si voglia o no ma è una grande ovvietà. Basta con questa retorica vuota. Siamo tutti insieme il presente: uomini, donne, bambini, vecchi. E le ragazze e i ragazzi devono avere tutte e tutti la possibilità di un “oggi professionale” solido, anche da condividere e scambiare nel mondo con esperienze e culture altre, da far crescere con investimenti nella formazione. Su questo si deve fondare la nostra idea di Paese, non una visione che concede diritti e opportunità a “geometrie variabili “.

La Democrazia non è mai perfetta e conclusa, è straordinariamente creativa e il tempo farà la sua parte. Noi dobbiamo fare la nostra. Abbiamo tante sfide da raccogliere e da vincere. Una buona società è quella che permette a ciascuno di dare il meglio di sé fare emergere il valore che ognuno porta in sé, la parte migliore di ciascuno. Scartiamo l’idea prometeica di cambiare l’umanità, di renderla migliore, il meglio è già in ciascuno di noi. La buona politica è quella capace di tirarlo fuori e di farlo agire.

Inauguriamo insieme una politica dell’ascolto, è cosa nuova e difficile, lo so, ma non perdiamo questa occasione.

 

Questo articolo è uscito per il blog dell’Huffington Post